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"Stupro più odioso se da profugo", bufera su Debora Serracchiani

POLITICA
Stupro più odioso se da profugo, bufera su Debora Serracchiani

(Fotogramma)

di Marta Repetto

"La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese". E' bufera sulla presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, il cui commento al tentativo di stupro di una minorenne il 9 maggio scorso a Trieste da parte di un cittadino iracheno richiedente asilo ha scatenato diverse polemiche, fra accuse di populismo, di dividere le violenze sessuali in "stupri di serie A e serie B" e di "strizzare un occhio agli elettori della Lega". Come sempre, a fare da megafono alle proteste sono i social, in particolare Twitter dove sono moltissimi gli utenti a commentare il comunicato stampa rilasciato dalla presidente il 10 maggio scorso ma solo nelle ultime ore salito all'attenzione delle cronache, tanto da entrare anche nei TT di Twitter.

"In casi come questi - continuava il comunicato stampa di Serracchiani - riesco a capire il senso di rigetto che si può provare verso individui che commettono crimini così sordidi. Sono convinta che l'obbligo dell'accoglienza umanitaria non possa essere disgiunto da un altrettanto obbligatorio senso di giustizia, da esercitare contro chi rompe un patto di accoglienza. Per quanto mi riguarda, gesti come questo devono prevedere l'espulsione dal nostro Paese, ovviamente dopo assolta la pena. Se c'è un problema di legislazione carente in merito bisogna rimediare".

Il comunicato, diventato quindi virale, ha così smosso gli animi degli utenti, che hanno attaccato a decine la presidente. Ovviamente a colpi di tweet. "La Serracchiani strizza l'occhio dell'elettorato leghista e perde quei pochi che ancora credevano che il Pd fosse di sinistra", scrive ad esempio Francesco. A fargli eco, Marco: "Serracchiani sbaglia. Politica deve insegnare e praticare buonsenso, non seguire sempre il senso comune. Il rischio è il populismo". Commenta ancora Stefy: "Secondo la Serracchiani il grado di gravità di violenza sessuale cambia a seconda della nazionalità di chi la compie. Inaccettabile".

"Qualcuno avvisi Serracchiani che il trauma, il dolore, la sensazione di sporco è la stessa. Sempre", sottolinea Fabio, mentre Daniele domanda ironico: "Quindi secondo Serracchiani esisteranno anche categorie per cui lo stupro è un po' meno odioso. Se ti stupra un precario va un po' meglio?". E ancora, a fare domande, sono Marez ("Ma la Serracchiani lo sa che fa parte di un partito di sinistra? Ah già, ma è il Pd, quello degli spari di notte. Ora tutto torna") e Franco, che colpisce durissimo: "Ma che ha detto la Serracchiani? Che ci sono stupri di serie A e stupri di serie B? Se è così ricoveratela!".

LA REPLICA DI SERRACCHIANI - Nel pomeriggio, Serracchiani ha poi pubblicato un lungo post su Facebook per respingere al mittente le accuse di razzismo che le sono state mosse.

"I razzisti - ha scritto la presidente - vogliono respingere i richiedenti asilo, io voglio accogliere chi scappa dalla guerra. I razzisti pensano che una violenza fatta da uno straniero sia peggiore di quella fatta da un italiano, per me la violenza è sempre e comunque da condannare, senza colore e senza graduatorie. Se occorre lo ripeto".

"Un richiedente asilo - spiega - chiede un atto di solidarietà e la comunità che lo accoglie instaura con lui un rapporto di fiducia. Solidarietà e fiducia tengono insieme le famiglie. Per questo una violenza su un minore è odiosa, ma se viene compiuta in famiglia è ancora più odiosa. A renderla tale è il fatto che a commetterla è stata una persona 'di fiducia'".

Continua Serracchiani: "Oltre alla vittima, della quale ci si dimentica sempre quando scoppiano polemiche ideologiche e pretestuose, vengono infatti traditi gli altri richiedenti asilo e tutti quelli che si battono per l’accoglienza dei migranti. Al di là del caso specifico, in cui le responsabilità saranno accertate dalle autorità, io ho sentito il dovere di dire una cosa che credo di buon senso, anche se scomoda. E credo di aver detto una cosa evidente alla stragrande maggioranza dei nostri concittadini. Non rendersene conto significa fare il gioco di quelli che razzisti lo sono veramente", conclude.

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