Pd e leadership, si mischiano le carte

All'indomani del flop in Sicilia nel centrosinistra si torna a parlare di leadership. Pier Luigi Bersani a margine della direzione nazionale di Mdp, in corso a Roma, lancia la candidatura del presidente del Senato. "Grasso ha il profilo civico e di sinistra giusto" per la leadership. "Andrebbe da Dio", assicura l'ex segretario dem.

Ma il nome di Grasso non è l'unico che circola. Ai microfoni di Radio anch'io il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato,, dice: "Paolo Gentiloni oggi è a Palazzo Chigi ed è un nome spendibile, ce ne sono tanti di nomi spendibili e Renzi lo ha detto chiaramente a Napoli: lavoro per portare il Pd a Palazzo Chigi e non per portare Matteo Renzi". "Abbiamo bisogno - aggiunge - dell'alleanza più ampia possibile, con un programma concordato".

Per Michele Emiliano "non c'è nessun obbligo che il candidato del centrosinistra debba per forza essere Renzi". Invece, propone Emiliano, ospite di 'Circo Massimo' su Radio Capital, "apriamo un confronto politico nel merito con tutto il centrosinistra, dall'Udc a Sinistra italiana". Se Renzi "mostrasse una tale generosità da mettersi al servizio di questa coalizione - sottolinea -e di accettare una leadership diversa, non perderebbe nulla e anzi rafforzerebbe il suo ruolo".

A proposito della premiership, il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, in un'intervista al 'Corriere della Sera' spiega: "Il Pd avrà come suo candidato il proprio segretario, come dice il nostro statuto. Il campo di governo alla sinistra del Pd ne indicherà un altro, mantenendo la sua originalità. Stessa cosa potranno fare i centristi. In questo quadro di competizione, le forze potrebbero essere sommate e non si eliderebbero", conclude.

Intanto, Matteo Renzi, nella sua ultima enews, promette di non mollare: "Sono mesi che cercano di mettermi da parte, ma non ci riusciranno".