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Fuga dalle elezioni

POLITICA
Fuga dalle elezioni

Immagine di archivio (FOTOGRAMMA)

Prima Alessandro Di Battista , poi Giuliano Pisapia e infine Angelino Alfano. Mentre il Parlamento si avvia a fine legislatura e si prepara ad andare alle urne, i partiti iniziano a perdere pezzi con i primi nomi forti che lasciano, rinunciando in partenza alla corsa elettorale.

Se Di Battista alla stanza dei bottoni preferisce "viaggiare e fare il padre", c'è anche chi come Pisapia strappa e se ne va. Ma a spiazzare tutti è stato Angelino Alfano che a sopresa ha annunciato l'intenzione di non candidarsi alle prossime elezioni.

ALFANO - "Non starò seduto tra i banchi del prossimo Parlamento, perché ho deciso di non ricandidarmi" ha rivelato il titolare degli Esteri a 'Porta a Porta'. "Ritengo - ha spiegato - che ci siano dei momenti in cui vadano fatti dei gesti, voglio dimostrare che tutto ciò che abbiamo fatto è stato motivato da una profonda responsabilità verso il Paese". La scelta dell'ex braccio destro di Berlusconi è stata condivisa anche dalla moglie, come ha spiegato il ministro che ha detto di aver avvertito Gentiloni ma non il segretario del Pd. "Non l'ho detto a Renzi? - ha rimarcato Alfano - Non avevo dovere di comunicazione con lui".

La decisione di non ricandidarsi cade anche in un momento particolare, data la Direzione nazionale convocata per lunedì prossimo al romano 'Hotel Flora'. Una Direzione che dovrebbe votare tra le opzioni in campo in vista delle politiche: alleanza con il Pd o corsa solitaria. Al momento l'appuntamento risulta confermato. L'ex fedelissimo del Cavaliere, tuttavia, non getterà certo la spugna. Più che un addio alla politica, il suo sembra un arrivederci: "Dimostrerò che si può fare politica anche fuori dal palazzo".

IL NIET DI PISAPIA - Diverso lo strappo di Pisapia, che ha svelato le carte: non il Pd o la lista di Piero Grasso. L'ex sindaco di Milano si è tirato fuori, preso atto che il tentativo di costruire "un centrosinistra grande e diverso" è "fallito" e che, con lo Ius Soli messo su un binario morto, è "impossibile proseguire nel confronto con il Pd". La decisione l'ha presa in una riunione a Roma, nella quale "abbiamo messo in fila quello che è accaduto negli ultimi giorni, che il Pd ci stava portando in giro senza arrivare a nulla e quindi, basta così".

Che succede ora a Campo progressista? Pisapia, in una nota in serata, ha specificato che l'esperienza di questi mesi non finisce, lasciando intendere anche la ripresa di un impegno personale dopo le elezioni. "Il mio tentativo non è riuscito, ma non sono venute meno le ragioni che lo hanno ispirato. Temo i rischi fortissimi di un Paese nelle mani delle destre o dei populisti e ora c’è solo da sperare che le forze progressiste si ritrovino almeno dopo le elezioni. Io, come sempre, senza ambizioni personali, lavorerò per questo. Sperando che non sia troppo tardi".

LE REAZIONI - Di fatto, però, da qui alle elezioni chi, insieme a Pisapia, ha animato Campo progressista sta riflettendo sul da farsi. E le sensibilità sono diverse. Se Bruno Tabacci viene dato nella lista centrista della coalizione Pd, l'ex Sel Michele Ragosta sta invece guardando alla lista di Socialisti e Verdi. Altri ex Sel come Michele Piras potrebbero invece approdare a 'Liberi e Uguali'. Come Laura Boldrini, che da Mdp viene data in arrivo nella lista con Grasso. Altri ancora come Ciccio Ferrara e Marco Furfaro per il momento non si esprimono. "Non abbiamo mai fatto una questione di seggi e non la faremo ora", ha detto Furfaro.

Del resto l'eventuale approdo degli ex Sel a 'Liberi e Uguali' non viene vissuto allo stesso modo tra i tre fondatori della lista. Pippo Civati spalanca le porte a Pisapia. "Spero che Grasso chiami Giuliano", ha detto ai cronisti. In Mdp si mantiene un profilo basso. "Non ci mettiamo a esultare e dire 'visto, avevamo ragione noi'. Rispettiamo le loro scelte, quelle di oggi e quelle che faranno".

In serata Pier Luigi Bersani a Radio radicale ha osservato: "Siamo in una fase di movimento, di passaggio, mi pare che cadano delle ipotesi che forse avevano già in partenza dei problemi difficilmente superabili. Comunque io posso solo esprimere grande rispetto per le decisioni di ciascuno, noi abbiamo preso una strada chiara, per tempo, ci teniamo molto aperti". Anche a Pisapia? "Assolutamente sì". Dalle parti di Nicola Fratoianni, però, le cose stanno in modo diverso e di riaccogliere i 'compagni' che se ne erano andati con Pisapia, non se ne parla: "Ci hanno fatto la guerra per un anno e ora tornano col piattino in mano? Ma non esiste...".

E IL PD? - Il 'niet' di Pisapia ha però lasciato scoperto il Pd sul fianco sinistro. E infatti l'esito del 'balletto' ingaggiato con l'ex sindaco di Milano negli ultimi mesi ha lasciato qualche strascico polemico nel Pd. "Rispetto per la scelta di Pisapia. Non si usi l'argomento ius soli contro l'unico partito che lo ius soli lo vuole", ha detto il portavoce Matteo Richetti.

Ma è soprattutto la sinistra interna al partito a rumoreggiare. Andrea Orlando non ha aperto formalmente fronti polemici, ma dalla sua area è trapelata una prima valutazione in senso fortemente negativo: "Altro che prateria, davanti a noi si apre un burrone. La casa comune rischia di dissolversi, urge una riflessione". Per non restare vittima del Rosatellum, che impone la coalizione, i dem si affidano quindi a Casini e Lorenzin (che trascinerebbe una parte di Ap) e a qualche (ormai) ex Cp come Bruno Tabacci al centro.

PRODI - A sinistra i dem continuano a lavorare con il Psi di Riccardo Nencini, che con Angelo Bonelli ha avviato concretamente il lavoro comune in una lista in cui dovrebbero trovare spazio gli ex Scelta civica Valentina Vezzali, Angelo D'Agostino e Ernesto Auci, che hanno fondato Civici europei. Al Nazareno restano, poi, in attesa di un cenno di Romano Prodi. Che potrebbe concretizzarsi nel via libera ad un gruppo di prodiani, guidati da Giulio Santagata, a partecipare alla coalizione del Pd. Un progetto cui l'ex ministro di Prodi stava lavorando insieme a Giuliano Pisapia fino alla frattura di qualche giorno fa.

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