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Lombardia, Maroni rinuncia

POLITICA
Lombardia, Maroni rinuncia

Roberto Maroni (FOTOGRAMMA)

Roberto Maroni conferma: non si ricandiderà al le prossime elezioni in Lombardia. Lo ha annunciato in conferenza stampa dopo la Giunta lo stesso governatore, ringraziando tutti per il lavoro fatto: "Si può considerare concluso il mio mandato" e come prossimo candidato, ha aggiunto confermando la rinuncia a correre in Regione, Berlusconi e Salvini "hanno fatto una scelta che verrà annunciata oggi, una persona che sosterrò nella corsa alla presidenza".

Dovrebbe essere Attilio Fontana il candidato presidente del centrodestra. Maroni non ha fatto espressamente il suo nome come successore ma si è detto fiducioso che il suo passo indietro non comprometta la partita per la Regione.

"Continuerò a fare il governatore fino al passaggio di consegne" ha affermato poi il presidente uscente, parlando di "scelta fatta in piena autonomia" e "condivisa con il segretario Salvini e con Berlusconi alcuni mesi fa".

Si tratta, ha precisato, di "una decisione che ho preso sulla base di valutazioni personali" che non c'entrano con la salute. "E' una decisione personale per la quale chiedo a tutti rispetto".

Maroni non ha escluso un suo coinvolgimento nella partita delle elezioni politiche: "Non ho pretese o richieste da fare", ha detto, ma "sono a disposizione se qualcuno ritiene che possa essere utile. So come si governa".

RISCHIO STOP PROCESSO - Questo passo indietro come governatore non segna l'uscita di scena dalla politica. Maroni potrebbe candidarsi come parlamentare, probabilmente in Senato, e questa scelta, tutta da confermare, può determinare uno stop al processo che lo vede imputato a Milano con l'accusa di aver fatto pressioni per ottenere, prima di Expo, un contratto e un viaggio in Giappone a due ex collaboratici.

Dopo i diversi certificati di malattia presentati dal legale di fiducia, e la sospensione per il referendum per l'autonomia dello scorso 22 ottobre, il processo in corso a Milano potrebbe subire un nuovo stop: Maroni potrebbe chiedere già nella prossima udienza, fissata per l'11 gennaio, un rinvio del dibattimento, ormai alle battute finali: mancano pochi testimoni della difesa (11 e 25 gennaio le udienze fissate), prima di passare alla richiesta da parte della pubblica accusa (in calendario a febbraio).

Il difensore Domenico Aiello potrebbe quindi chiedere, già giovedì, di sospendere il processo visto che Maroni potrebbe essere impegnato nella campagna elettorale come esponente di punta della Lega. Un'ipotesi verosimile (possibile che si arrivi solo alla chiusura dibattimentale) che farebbe slittare la sentenza dopo le elezioni. Il giudizio che si è aperto a Milano il 30 novembre 2015 poteva avere ripercussioni sul futuro politico di Maroni in Lombardia: l'induzione indebita di cui è accusato è punita dalla legge Severino con la sospensione immediata dalla carica di governatore. La stessa norma prevede anche la decadenza parlamentare, ma solo quando la Cassazione conferma una sentenza di condanna.

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