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Vaccini, è di nuovo guerra

POLITICA
Vaccini, è di nuovo guerra

(Fotogramma)

Vaccini e obbligatorietà di nuovo nell'occhio del ciclone. A scatenare un nuovo terremoto è stata la sindaca di Roma, Virginia Raggi. E' di ieri l'approvazione all’unanimità da parte dell'Assemblea Capitolina della mozione sulla necessità di rispettare la continuità didattica ed educativa per tutti gli alunni non ancora vaccinati. Manca infatti solo poco più di un mese al 10 marzo, termine ultimo per presentare tutta la documentazione comprovante l'avvenuta vaccinazione dei minori qualora si sia presentata in precedenza solo un'autocertificazione.

La prima cittadina capitolina se la prende con la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, e con i "ritardi" nelle prenotazioni della Regione Lazio. "I genitori e i loro figli non possono pagare così duramente le lungaggini burocratiche di un decreto scritto male e le inesattezze di circolari confuse - scrive su Facebook - Mi riferisco alle lunghissime attese, alle liste interminabili alle Asl e negli ospedali che tutti conosciamo ad eccezione - a quanto pare - del ministro alla Salute". Raggi parla di un decreto "talmente pasticciato che discrimina i bambini in base alla scuola alla quale sono iscritti".

Non si sono fatte attendere le repliche dei diretti interessati. La ministra Lorenzin invita la sindaca a non scherzare sulla pelle dei bambini, ricordandole come il decreto vaccini sia stato "studiato anche per tutelare quei bambini troppo piccoli per essere vaccinati e quelli affetti da malattie per le quali non possono accedere alle vaccinazioni".

"Alla Lorenzin dico basta polemiche, si tratta di una mozione votata anche dal Pd, una mozione di buonsenso che chiede semplicemente di applicare la legge e di far sì che i bambini possano finire questo anno educativo" dice Raggi.

Lorenzin prende carta e penna e in una lettera alla sindaca - e per conoscenza alla ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli, al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, e a quello dell'Anci Antonio Decaro - ricorda quanto previsto dalla legge sull'obbligatorietà dei vaccini e dai recenti pronunciamenti di Consiglio di Stato e Corte Costituzionale in materia. Alla luce di ciò, "non posso non evidenziare - scrive la ministra - che il percorso interpretativo proposto dalla S.V. si pone in palese violazione della legislazione vigente e con le rilevanti finalità di prevenzione e tutela del diritto costituzionale alla tutela della salute allo stesso sottese".

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L'invito a non fomentare polemiche che rischiano solo di disorientare arriva dalla Regione Lazio. Dati alla mano, in una nota comunica che "il tasso di copertura dei vaccini obbligatori nella città di Roma e nella regione Lazio per polio, difterite, tetano, pertosse, epatite B, haemophilus influenzale di tipo B (esavalente) ad oggi sfiora il 97% (notevolmente aumentato rispetto al passato). Considerevoli incrementi fino al 96% anche per morbillo, parotite, rosolia ed anche la varicella, la cui obbligatorietà parte dai nati 2017, è molto alta".

"Un risultato eccellente - si legge ancora - Riteniamo pertanto che la cittadinanza e le strutture sanitarie ed educative abbiano compreso appieno l'importanza e l'utilità della copertura vaccinale, superando la cosiddetta soglia che rende immune la popolazione, ed ogni polemica rischia ora di generare solo disorientamento. Tutte le strutture sanitarie assieme all'ufficio scolastico regionale stanno collaborando nel migliore dei modi affinché sia garantito il diritto alla salute e il diritto alla formazione educativa''.

A intervenire è poi Antonio Decaro, presidente dell'Anci e sindaco di Bari. "In questi mesi il livello di copertura dei vaccini obbligatori raggiunto è molto alto, nella stragrande maggioranza dei comuni e delle regioni. Questo dato deve confortarci tutti, oltre che contribuire a rasserenare il dibattito in atto che deve porre al centro esclusivamente la salute pubblica dei bambini e del Paese. La posizione dell'Anci sulla questione dei vaccini è nota - dichiara Decaro - La legge va rispettata, ma occorre consentire che la sua applicazione, specie in fase iniziale, non contrasti con il diritto dei nostri figli e delle famiglie alla continuità scolastica".

"La iniziativa del Consiglio comunale di Roma è condivisibile nella parte in cui mira a consentire alle famiglie in lista d'attesa per il trattamento vaccinale, e sembrerebbero tantissime, di proseguire nella frequenza scolastica anche dopo il 10 marzo - prosegue - Questa, per l'associazione dei Comuni, non è una concessione, ma un modo equilibrato di applicare una normativa così innovativa e ad alto impatto per i cittadini. Stiamo cercando di fare una rapida ricognizione: abbiamo chiesto agli uffici tecnici del Miur, del ministero della Salute e delle Regioni di conoscere i dati in possesso delle Asl, e notizie sulle procedure di dialogo con le famiglie previste dalla legge. Abbiamo saputo che i ministeri competenti stanno lavorando insieme al garante per definire le indicazioni da dare dopo il 10 marzo".

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