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Scatta l'ultimatum

POLITICA
Scatta l'ultimatum

Da una parte c'è Matteo Salvini che promette "un governo in 15 giorni" nel caso in cui la Lega dovesse essere premiata in Molise e Friuli. Dall'altra c'è Luigi Di Maio che avverte: "Io aspetto ancora qualche giorno, dopodiché uno dei due forni si chiude". Immediata la replica del leader del Carroccio: "La politica dei forni non ci interessa. La Lega non è il Pd. Se di Maio ha le idee confuse, problema suo". "Se invece Di Maio preferisce Pd e Renzi, faccia pure questa scelta - ha aggiunto Salvini - Certo che in questo suo novello amore per il Pd a favore dei lanciatori di missili mostra un volto decisamente sconosciuto. Noi abbiamo altri obiettivi e lavoriamo per l'Italia".

Insomma, non sembra proprio che tra i due siano stati passi avanti in favore di un nuovo governo, anzi. Perché se per il Movimento 5 Stelle il 'forno' del Partito democratico resta caldo, al punto che nelle ultime ore i contatti con i dem si sarebbero intensificati, così come il no all'unità del centrodestra ("un danno per il Paese"), Salvini non cambia idea: "Per noi unica strada possibile è un governo centrodestra 5stelle". Preso atto dell'indisponibilità del 'Capitano' a smarcarsi da Silvio Berlusconi - almeno per ora - i vertici 5 Stelle hanno ripreso così a tessere la tela del dialogo con i dem, lasciando comunque aperto uno spiraglio per l'accordo con la Lega, a patto che si consumi il divorzio con Forza Italia. "Il Pd si deve muovere": sarebbe questo il senso del ragionamento espresso da Di Maio.

Al momento però si registra freddezza in casa dem. Rivolgendosi a M5S e Lega, il segretario reggente del Pd Maurizio Martina osserva: "Il Paese aspetta da settimane, da 43 giorni ormai, che le forze che hanno prevalso il 4 marzo dicano con serietà cosa intendono fare. Ci vuole più rispetto dei cittadini, la smettano con questo spettacolo desolante fatto solo di tatticismi e personalismi".

Intanto Forza Italia preme affinché cada il niet grillino nei confronti degli azzurri: "Il veto su Berlusconi" da parte del M5S "è inaccettabile in democrazia" ed è anche "strumentale, quasi elettorale, perché non è consentito 'scegliere' in casa altrui", rimarca il governatore della Liguria Giovanni Toti, aggiungendo che "nel centrodestra c'è la consapevolezza di essere un'entità unica" e "seguire una strada diversa sarebbe uno schiaffo agli elettori".

A questo punto, dopo due round di consultazioni e ancora un nulla di fatto a 40 giorni dalle elezioni, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, deve fare una scelta. Secondo l'Articolo 92 della Costituzione il capo dello Stato "nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Il conferimento dell'incarico può essere preceduto da un mandato esplorativo se le consultazioni non hanno dato esito. Mandato esplorativo che potrebbe essere affidato al presidente della Camera, Roberto Fico. Questa scelta istituzionale, secondo alcuni osservatori, potrebbe far rientrare il Pd nei giochi.

Un'altra ipotesi - la preferita da Silvio Berlusconi (secondo alcuni retroscena) - è che il mandato esplorativo sia affidato alla presidente del Senato, la forzista Maria Elisabetta Alberti Casellati. In questo modo l'ex Cav punterebbe a tornare protagonista.

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