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Le metamorfosi di Di Maio

POLITICA
Le metamorfosi di Di Maio

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Governo del cambiamento e cambiamento rapido di opinioni. Luigi Di Maio spiazza ancora una volta l'orizzonte politico mettendo la parola fine alla richiesta di 'impeachment' contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Non è più sul tavolo", ha detto ieri il leader pentastellato tornando sui suoi passi e riaprendo di fatto all'ipotesi di un esecutivo gialloverde, confermandosi inoltre pronto "a collaborare con Mattarella". Un'inaspettata svolta che solo 48 ore fa sembrava impensabile, preso com'era il M5S (spalleggiato da Meloni) ad attaccare il Colle e l'alleato - definito "cuor di leone" - Matteo Salvini, che dalla messa in stato d'accusa del presidente si era invece sfilato.

Ma le 'metamorfosi' di Di Maio non iniziano certo da ieri: il primo significativo e repentino cambio di rotta era infatti arrivato subito dopo il 4 marzo, quando dopo il voto il M5S aveva tentato i primi approcci - inizialmente falliti - con quella Lega con la quale, si affannavano ad assicurare vertici e leader del Movimento solo pochi giorni prima, non ci sarebbe mai stato un accordo. A primo giro di trattative saltato, era poi stata la volta dell'odiato Pd, con il quale il M5S ha tentato invano di dialogare per la formazione di un governo appellandosi alla "responsabilità". Tornato ancora una volta sui suoi passi, Di Maio ha quindi immediatamente riaperto alla Lega, arrivando poi a siglare insieme a Salvini l'ormai famigerato Contratto di governo.

Il 23 maggio scorso, in piene consultazioni con il presidente Mattarella, ecco arrivare il nodo dicasteri. A chi gli chiedeva se l'impianto della lista dei ministri, compreso Savona al Mef, avesse retto al giudizio del Colle, Di Maio ribadiva: "Non c'è nessuna discussione in atto perché i ministri li sceglie il presidente della Repubblica". Una posizione netta, come previsto da Costituzione, ribaltata però appena quattro giorni dopo.

Il 27 maggio arriva infatti il 'no' di Mattarella a Savona e con lui la richiesta di impeachment per il presidente da parte di un furioso Di Maio in diretta telefonica su Rai Uno. "Spero che agli italiani sia data la parola il prima possibile... Dobbiamo discutere - tuonava parlando con Fabio Fazio - la messa in stato d'accusa del Presidente Mattarella" e "parlamentarizzare questa crisi istituzionale... dobbiamo portare l'articolo 90 nella discussione parlamentare e poi andare a elezioni il prima possibile".

Ma appena 48 ore dopo, di fronte alla frenata dell'alleato Salvini sulla questione, Di Maio ha nuovamente cambiato rotta."Prendo atto che Salvini non lo vuole fare e ne risponderà lui come 'cuor di leone', ma purtroppo non è più sul tavolo perché ci vuole la maggioranza", ha infatti detto il cinquestelle ai cronisti prima di un comizio a Napoli. E in serata, dopo una giornata politica agitata dal rinvio della presentazione della lista dei ministri dell'attuale premier incaricato Carlo Cottarelli, dal palco napoletano è arrivate anche una nuova apertura al Colle, insieme alla richiesta di riprovare a formare un governo: "Noi - ha spiegato Di Maio - siamo pronti a rivedere la nostra posizione, se abbiamo sbagliato qualcosa lo diciamo. Ma ora si rispetti la volontà del popolo per noi. L'Italia, la vogliamo salvare". E ancora: "In Parlamento una maggioranza c'è, fate partire quel governo oppure ridiamo la parola agli italiani".

Oggi, infine, l'ennesimo attacco sull'ambiguità del leader sul 'tema caldo' dell'uscita dall'euro. Cavallo di battaglia di tante iniziative elettorali targate Lega e Cinquestelle, nel Contratto di governo l'addio alla moneta unica è invece scomparso. Ad agitare lo 'spettro' dell'antieuropeismo era stata poi la scelta di Savona all'Economia, con i due leader tuttavia impegnati a rassicurare Colle e istituzioni che una 'Italexit' non sarebbe mai stato un punto in discussione nell'eventuale esecutivo. A marcare la distanza, ci aveva pensato in particolare proprio Di Maio, che nel salotto tv di Barbara D'Urso aveva affermato di aver conosciuto Savona in occasione della nomina a futuro ministro, "meno di quindici giorni fa".

Circostanza che oggi sembra essere tuttavia smentita da un video pubblicato su Facebook dal deputato Pd Luciano Nobili, poi ripreso dalla pagina ufficiale del partito. Nel video, datato 16 settembre 2016, è lo stesso economista che, nel corso di un convegno, dice di aver incontrato il leader M5S per parlare proprio di una eventuale uscita dall'euro: "Ho avuto un lungo colloquio con Di Maio - afferma Savona nella clip - e gli dicevo 'ma qual è la tua risposta', 'niente, dobbiamo uscire dall'euro', 'certo, sono il primo ad averlo detto'". Al momento dal leader pentastellato nessuna replica.

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