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Calcio: Abete, problema non e' tessera tifoso ma semplificare accesso agli stadi

No a ideologie, priorita' e sicurezza ma dialogo aperto con ogni tifoseria

''Sulla tessera del tifoso non si deve avere un approccio ideologico: il problema non e' 'tessera si'' o 'tessera no', ma semplificare gli accessi allo stadio''. Lo ha detto Giancarlo Abete, presidente della Federazione italiana giuoco calcio, a margine del convegno 'Gioco di squadra. Un cantiere aperto per un calcio migliore', che si e' tenuto questa mattina alla Scuola superiore di polizia, a Roma.

Il rischio, ha avvertito Abete, e' che ''per colpa di qualcuno, la tifoseria corretta paghi un prezzo troppo alto''. Il presidente della Federazione ha ricordato nel suo intervento al convegno come ''dopo i fatti di Catania del febbraio 2007 in cui ha perso la vita l'ispettore capo Filippo Raciti, molte cose sono state fatte e abbiamo insieme alle istituzioni, Coni e mondo del calcio dato risposte positive per la sicurezza negli stadi. C'e' stata grande collaborazione -ha ricordato Abete- con il ministero dell'Interno e le forze dell'ordine, e il lavoro continua perche' il calcio e' un momento importante della societa'. Il cantiere e' aperto perche' e' legato a miglioramenti sempre possibili: i numeri dicono che dal 2007 gli episodi di violenza sono diminuiti ed e' stato dimezzato anche il numero delle forze dell'ordine impiegati negli stadi, ma la prima parte del campionato e' stata difficile. C'e' preoccupazione e monitoraggio costante, bisogna capire se quello che e' avvenuto e' collegato a dimensioni ideologiche''.

''Non esiste una norma perfetta -ha ricordato il presidente della Figc- percio' bisogna sempre migliorare i comportamenti, e in questo percorso il ruolo della task force delle forze dell'ordine si rivela fondamentale. C'e' tanto da fare, purche' si mantenga una dimensione positiva''. ''Soprattutto -ha rimarcato Abete- dobbiamo dire no a ideologie nel calcio: bisogna tenere aperta la dimensione del dialogo, non escludendo alcuna tifoseria. E insieme a questo -ha concluso- tenere la barra dritta sulla sicurezza. Si puo' comunicare meglio e migliorare anche le norme, ma la direzione di marcia e' comune e indica che la sicurezza deve essere al primo posto''.

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