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La Collezione Wolkonsky torna alla sua antica bellezza

Restaurati oltre 350 reperti marmorei romani di età imperiale

La Collezione Wolkonsky torna alla sua antica bellezza

Oltre 350 reperti marmorei romani di età imperiale. Ritratti funerari tra i quali quello dei Servilii, sarcofagi dorati a bassorilievo tra cui quello delle Ghirlande e quello che raffigura la Corsa delle Bighe . Senza dimenticare la statua di Athena Parthen os e il Satiro Musico. E ' il ricco patrimonio archeologico che compone la 'Collezione Wolkonsky', presentata oggi a Roma, a villa Wolkonsky, residenza ufficiale dell'ambasciatore britannico a Roma alla presenza tra gli altri del ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, dall'ambasciatore britannico Christopher Prentice. Reperti che, di fatto, costituiscono un vero e proprio 'museo' di villa Wolkonsky.

Il patrimonio, recuperato attraverso un lavoro cominciato nel 2011 e coordinato dall'architetto Valentina Puglisi, curatrice della collezione, è stato il vanto del parco della villa ai tempi della principessa russa Zenaida Wolkonsky, che nel 1830 comprò un vasto terreno agricolo accanto alla Basilica di San Giovanni per creare un rifugio, lontano dal centro di Roma, in cui intrattenere i suoi amici artisti e letterati.

"Abbiamo recuperato - ha spiegato Puglisi- una collezione ottocentesca, privata, che era stata raccolta per abbellire i giardini della villa. Abbiamo cercato di conservare nel miglior modo possibile i reperti, che sono di grandissima importanza per il mondo romano. Soprattutto, oltre ad una rilettura del rapporto tra antichità e giardino, con la collocazione della maggior parte dei reperti nelle serre, abbiamo voluto riaprire questa collezione privata al grande pubblico".

Il passaggio successivo è ora quello di "consegnare l'archivio fotografico all'Istituto archeologico tedesco (il Dai) per metterlo al sicuro e per renderlo disponibile anche per gli esperti di tutto il mondo". Si sta pensando, infatti, di aprire la villa al pubblico benché a determinate condizioni. "Abbiamo organizzato già qualche visita per il giardino restaurato - ha detto Christopher Prentice, - e stiamo riflettendo sul modo in cui aprire anche al pubblico con visite per piccoli gruppi. Per noi - ha aggiunto l'ambasciatore - l'importanza di questo restauro sta nel fatto che recuperiamo una parte dell'eredità culturale universale".

Il restauro è stato reso possibile con il contributo di Shell Italia con cui è stato ultimato il loro nuovo allestimento. Alcuni reperti, tra cui ritratti funerari di famiglia e alcuni sarcofagi a bassorilievo, non particolarmente delicati dal punto di vista conservativo, sono stati collocati lungo il viale che costeggia l’acquedotto per riproporre, seppure con nuove modalità espositive, l’originario fascino del giardino della principessa Wolkonsky.

La maggior parte dei reperti, comprendente numerosi altri sarcofagi e frammenti a bassorilievo, statuine votive, iscrizioni, elementi architettonici, ha trovato invece collocazione nel nuovo Museo delle Serre Wolkonsky, due serre ottocentesche comunicanti tra loro e situate presso il cancello d’ingresso della residenza, che sono state restaurate e predisposte per accogliere le centinaia di reperti che dovevano essere protetti dalle intemperie e per offrire ai visitatori la possibilità di ammirare la collezione senza interferire con le esigenze di sicurezza della Residenza, restituendo al contempo un inedito connubio tra antichità e giardino. Più in generale, trentasei campate dell'acquedotto neroniano, edificato nel I secolo d. C., attraversano la proprietà, e la principessa vi costruirà una villa che poggia su tre delle arcate. Lungo il resto dell’acquedotto svilupperà un giardino in stile romantico, che diverrà famoso per le sue rose e i reperti romani, la maggior parte dei quali provenienti dalle tombe che si trovano lungo il percorso dell’acquedotto, scavate da suo figlio Alessandro.

"Questo - ha detto il ministro Franceschini- è un luogo stupendo di Roma, un luogo extraterritoriale perché appartiene al governo del Regno Unito, ed è attraversato da uno stupendo acquedotto romano. Mi pare importante che sia stato fatto un lavoro di recupero che renderà in parte fruibile anche ai turisti e ai cittadini questo pezzo di patrimonio archeologico così importante".

"Credo - ha aggiunto Franceschini- che questo esempio ricordi sempre di più che il patrimonio culturale e archeologico è patrimonio dell'umanità. Gli Stati, la Chiesa, i privati, le Regioni e i Comuni, sono possessori protempore di un patrimonio che appartiene a tutti. E tutti, insieme, dobbiamo contribuire a recuperarlo, restaurarlo e renderlo accessibile".

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