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Teatro: Sergio Rubini, vertigine e disagio con 'Delitto e Castigo'

24 novembre 2014 | 13.54
LETTURA: 4 minuti

All'Argot Studio dal 3 al 14 dicembre un viaggio tra i capitoli del romanzo attraverso le voci di Pier Giorgio Bellocchio e del regista pugliese

Sergio Rubini e Pier Giorgio Bellocchio (Foto di Marco Delogu)
Sergio Rubini e Pier Giorgio Bellocchio (Foto di Marco Delogu)

Trent’anni dopo la sua prima regia, dello spettacolo cult 'Italia–Germania 4 a 3' di Umberto Marino, Sergio Rubini torna al Teatro Argot Studio di Roma. Con Pier Giorgio Bellocchio al suo fianco Rubini celebrai trent’anni di attività dello storico spazio trasteverino. Per la prima volta a Roma e in esclusiva, va in scena dal 3 al 14 dicembre 2014 lo spettacolo 'Una sera Delitto una sera Castigo' per la regia di Sergio Rubini.

Attraverso le voci di Pier Giorgio Bellocchio e del regista di origine pugliese, il pubblico sarà condotto in un viaggio tra i capitoli di uno dei più grandi romanzi mai scritti. “Ho scelto di tornare in questo spazio per la sua particolarità: partecipare a uno spettacolo qui vuole dire prendere parte autenticamente a un evento - ha affermato Rubini - all’Argot non ci si capita, devi venirci appositamente ed è questo che rende ancora più significativa l’esperienza teatrale”.

Vertigine e disagio accompagnano il lettore di Delitto e Castigo - ha continuato il regista - La vertigine di essere finiti dentro l’ossessione di una voce che individua nell’omicidio la propria e unica affermazione di esistenza. Il disagio di quella voce che annaspa di fronte al dubbio di non essere pienamente all’altezza del compito che si è prefissa. E quindi il delitto come specchio del proprio limite e orizzonte necessario da superare per l’autoaffermazione del sé. Un conflitto che crea una febbre, una scissione, uno sdoppiamento; un omicidio che produce un castigo, un’arma a doppio taglio. Come è la scrittura del romanzo, dove la realtà, attraverso il racconto in terza persona, è continuamente interrotta e aggredita dalla voce pensiero, in prima, del protagonista. Ed è proprio questa natura bitonale di Delitto e Castigo a suggerire la possibilità di portarlo in scena attraverso una lettura a due voci, divisa in due serate".

"La scelta dei brani ha come obiettivo riprodurre uno stato d’animo piuttosto che la ricostruzione fedele e cronologica della storia"

"La scelta dei brani ha come obiettivo riprodurre uno stato d’animo piuttosto che la ricostruzione fedele e cronologica della storia. E quindi una lettura che cerchi di “suggerire” una realtà, come fosse quella di un sogno, dove è l’arrivo improvviso di un suono, un rumore di passi, una lama di luce, un grido, a rendere tutto reale - ha sottolineato Rubini - Una chiave sensoriale con cui penetrare nell’oscurità di Delitto e Castigo e rimanerne invischiati".

"Nella sera del Delitto, i brani avranno a che fare direttamente con l'omicidio – non necessariamente stralciati dalla prima parte del romanzo, l’eco del crimine s’affaccia ovunque nel racconto. Così come nella sera del Castigo, non solo il groviglio paranoico che deriva dall'aver ucciso ma anche lo stato che ne ha generato la “soluzione” - ha concluso il regista - D'altronde il rapporto di causalità suggerito dal titolo secondo cui è il Delitto a generare il Castigo viene ribaltato da Dostoevskij fin dalle prime battute del romanzo: non è forse dalla pena che nasce per Raskol’nikov la necessità di uccidere?”

“Sono entrato per la prima volta in questo spazio all’età di 15 anni a vedere il primo spettacolo della mia vita - è il commento di Pier Giorgio Bellocchio - dopo tanti anni questo luogo riesce ancora ad essere un luogo della sperimentazione, se non l’unico su Roma”.

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