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Tim Robbins porta Shakespeare al Teatro dell'Arte di Milano

SPETTACOLO
Tim Robbins porta Shakespeare al Teatro dell'Arte di Milano

Tim Robbins alla conferenza stampa di presentazione dello spettacolo al Teatro dell'Arte di Milano

Quello che Shakespeare voleva dirci con 'Sogno di una notte di mezza estate' non l'abbiamo ancora capito, a quattro secoli di distanza. E' quello che pensa Tim Robbins, attore e regista americano, che dal 22 al 24 giugno metterà in scena al Teatro dell'Arte di Milano 'A midsummer night's dream'. Candidato all'Oscar nel 1996 come miglior regista con 'Dead man walking - Condannato a morte', ha vinto come miglior attore non protagonista nel 2004, recitando in 'Mystic River' di Clint Eastwood. La storia del suo rapporto con il teatro è lunga e risale al 1981, quando a Los Angeles ha fondato la sua compagnia, 'The Actors' Gang'.

"Amo teatro e cinema - spiega Robbins - ma forse è il teatro che ama me più di quanto non mi ami Hollywood. Con 'Sogno di una notte di mezza estate' Shakespeare vuole dirci che il caos del mondo è generato dagli uomini che litigano tra loro. E pretendono di cambiare il mondo senza prima cambiare se stessi. Nel mezzo di quello che sta succedendo ora nel mondo, come compagnia abbiamo sentito la necessità di ricordare che l'amore è una forza grande, che può cambiare il mondo in modo più radicale e duraturo dell'azione politica".

Tim Robbins ama il teatro perché, dice, gli permette di creare quello che vuole. Nel cinema invece l'attore viene assunto per fare un lavoro preciso e non può creare. "Hollywood ormai è regolata da logiche ben precise - spiega Robbins. "Penso che oggi non avrei potuto fare 'Dead man walking', non mi avrebbero mai dato i soldi". E per il regista l'impegno sociale è sempre stato fondamentale. 'The Actors' Gang', la compagnia da lui fondata, da anni lavora nelle carceri degli Stati Uniti per aiutare i detenuti nella riabilitazione.

"Per la natura fisica del nostro lavoro e per la sua forte componente emotiva, i detenuti che hanno lavorato con noi sono cambiati radicalmente", spiega Tim Robbins. "Usiamo la commedia dell'arte come strumento per dare ai detenuti l'opportunità di esprimere le proprie emozioni. Stiamo lavorando in cinque prigioni in California e abbiamo intenzione di allargare il nostro raggio d'azione". E in occasione dello spettacolo in Italia, la compagnia visiterà il carcere di Bollate, dove proverà ad applicare lo stesso metodo delle carceri americane.

"Una parte del lavoro che farò qui sarà ricerca sulla commedia dell'arte - conclude Robbins. "Se l'interpretazione americana della commedia dell'arte è diversa da quella italiana, allora è un'offesa all'Italia. Sto cercando di capire se posso fare questo lavoro in maniera rispettosa e allo stesso tempo originale". E sulla permanenza nel nostro Paese scherza: "Più tempo passo in Italia, più mi convinco che non è abbastanza. Dopo questo spettacolo devo assolutamente tornare qui. Se vedete un tipo molto alto che se ne va in bici per la Toscana, salutatemi perché sarò io".

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