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Lettera aperta di Luciano Cannito a Verona, non lasciate morire il corpo di ballo

Lettera aperta alla città di Verona dopo annunciata 'esternalizzazione' compagnia Fondazione Arena

SPETTACOLO
Lettera aperta di Luciano Cannito a Verona, non lasciate morire il corpo di ballo

Il coreografo e regista Luciano Cannito in sala prove con i suoi danzatori

''Leggo che si sta pensando di chiudere il Corpo di ballo della Fondazione Arena di Verona per appoggiarsi a compagnie a seconda delle necessità del Teatro. Questa storia l'ho già sentita, tante volte. Pare essere la madre di tutte le soluzioni per risolvere tutti i problemi delle Fondazioni Lirico Sinfoniche Italiane... La verità è che una simile soluzione spegne da un giorno all'altro una delle arterie creative e produttive di cultura di una città. Esattamente come è già accaduto in altri luoghi dove hanno messo in atto questa geniale soluzione''. E' quanto scrive Luciano Cannito, coreografo, regista (la sua 'versione' dei 'Promossi sposi' diretta da Michele Guardi' è in tournée in Italia in questi giorni), vicepresidente della Commissione lirica Siae, in una lettera aperta alla città di Verona dopo la notizia dell'annunciata 'esternalizzazione' del corpo di ballo della Fondazione Arena di Verona.

Processi che, in altre occasioni, hanno portato alla chiusura di storici corpi di ballo. In Italia, infatti, dopo l'addio delle compagnie del Regio di Torino, del Comunale di Bologna, del Verdi di Trieste, della Fenice di Venezia, del Maggio Musicale di Firenze, sono rimasti in vita solo quelle della Scala, del Teatro dell'Opera di Roma, del San Carlo di Napoli e del Massimo di Palermo.

Secondo Luciano Cannito alla guida, tra l'altro, della compagnia DCE Danza Italia ''circa 100mila ragazzi che studiano danza in Veneto, hanno come punto di riferimento il Corpo di ballo della Fondazione Arena di Verona. E danza significa anche la creazione di scuole sul territorio, di manualità importanti legati a costumisti e scenografi, senza dimenticare le aziende di abbigliamento per la danza e per gli accessori, i pianisti, i musicisti, i compositori. Ma soprattutto la danza - ha aggiunto nella sua lunga lettera - crea passione tra le nuove generazioni. Infonde un senso di disciplina profonda, un senso del dovere, crea inoltre un senso di squadra fortissimo''.

Luciano Cannito 'accusa' della decisione, sembra, ormai presa dal sindaco di Verona Flavio Tosi, ''uno sparuto numero di signori romani, vecchi dentro, burocrati che vogliono farsi belli dimostrando che i loro stipendi valgono la spesa. 'I teatri costano troppo?', si sono detti. 'Eliminiamo i corpi di ballo'. Non sapevano come fare e hanno trovato la soluzione-specchietto per le allodole''.

Eppure secondo quanto scritto da Luciano Cannito nessuno, tra i 'burocrati' si rende conto delle straordinarie potenzialità produttive, a medio e lungo termine, dei ricavi e della ricaduta sociale ed economica del Corpo di ballo di un grande teatro all'interno di una città. ''Ovvio che serve un'intelligente e competente strategia culturale e di marketing - ha ancora spiegato il vice presidente della Commissione Lirica Siae - In Germania, per esempio, dove i conti li sanno fare molto bene, di Corpi di ballo ce ne sono circa 60''.

''Negli Stati Uniti, uno studio congiunto di 30 università, sviluppato a livello scientifico ed economico per più di 10 anni - ha ricordato ancora - ha dimostrato con i numeri che ogni dollaro speso dallo Stato per sovvenzionare attività di spettacolo dal vivo (concerti, balletti e opere), riporta nelle casse dello Stato 7 dollari. Uno dei migliori e più vantaggiosi investimenti statali!''.

Nella sua lettera Luciano Cannito si rivolge direttamente al sindaco di Verona Flavio Tosi. ''Sarebbe bello poter avere l'opportunità di mostrare al sindaco Tosi, uomo intellettualmente onesto e senza preconcetti, i numeri e i dati delle realtà di teatri d'opera e balletto in Italia per poi farsi una sua opinione più obiettiva sull'argomento''.

''Quello che sfugge comunque a tanti sindaci - ha continuato Cannito - che sono per legge anche i presidenti delle Fondazioni Lirico Sinfoniche delle loro città, è che i fondi del Fus (il Fondo Unico per lo Spettacolo) messi a disposizione dallo Stato italiano per questi teatri, sono stanziati per produrre cultura nel territorio, non per comprarla. I fondi per le Fondazioni Liriche Sinfoniche sono proprio, per questo motivo, la parte più consistente, circa il 50%, di tutti i fondi messi a disposizione per la cultura e lo spettacolo in Italia''.

''Pertanto - ha ricordato Cannito nella sua lettera aperta alla città di Verona - sono i teatri più piccoli e non i grandi teatri d'Opera demandati a fare distribuzione. Sono loro che devono e non possono far altro che ingaggiare compagnie esterne, acquistare spettacoli prodotti da altri. Sono contenitori vuoti con dei budget limitati''.

''E' questo che volete diventi a Verona, la Fondazione Arena? Un contenitore vuoto senza nessuna radice nel territorio? Volete davvero smettere di essere un punto di riferimento culturale del Veneto e di gran parte del Centro Nord? - si domanda Cannito- Volete davvero usare i soldi dei vostri contribuenti per produrre i russi, i francesi, i rumeni, i tedeschi? Perché non usarli per i vostri ragazzi?''

''A Venezia hanno chiuso già da anni il corpo di ballo e in questi giorni è stato programmata la 'Bayadere' con il Balletto dell'Estonia. Venezia, dunque, con i soldi del Fus, quindi con i nostri soldi, ha contribuito a pagare e produrre gli estoni''.

''Tutto questo non fa assolutamente ridere, ma è esattamente così - ha continuato Luciano Cannito - Avrebbero dovuto esserci ragazzi italiani a danzare lì alla Fenice. Avrebbero dovuto esserci i nostri figli, perchè sono il nostro futuro ed il nostro domani. Evidentemente in Estonia, nazione di 2 milioni di abitanti, non considerano un Corpo di Ballo un costo, ma un investimento proficuo. E ce lo stanno dimostrando a due passi da Verona...''.

Ed a proposito degli scioperi indetti al Teatro, Luciano Cannito, non approva, ma comprende ed in parte giustifica. ''Purtroppo i giovani non hanno voce nelle stanze dove si decidono le sorti dei grandi, a volte si tratta di vecchi senza visioni, che combattono con armi più silenziose e devastanti come una piccola legge che in pochi minuti ti retrocede a provincia culturale e a sudditanza intellettuale''.

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