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Dal violino 2.0 al batpiano, a Cremona la tradizione incontra l'hi-tech

SPETTACOLO
Dal violino 2.0 al batpiano, a Cremona la tradizione incontra l'hi-tech

Violini in fibra di carbonio

Cremona coniuga tradizione e innovazione e punta a rilanciarsi economicamente attraverso uno dei settori strategici del suo patrimonio culturale. Da venerdì a domenica prossimi, in occasione di 'Cremona Musica International Exhibitions', la città della grande liuteria metterà negli stand di CremonaFiere i preziosi Guarneri del Gesù, i Niccolò Amati e gli Stradivari accanto ai tecnologicissimi violini in fibra di carbonio, le chitarre e i pianoforti tra i quali il Boganyi Piano, uno strumento che unisce la modernissima fibra di carbonio, lavorata a mano nella migliore tradizione artigianale, alla ghisa. E' un batpiano, per la forma che ricorda il pipistrello di batman, progettato dal pianista ungherese Gergely Boganyi, con 90 tasti anziché 88 e una gamba centrale che funge da deflettore per proiettare il suono sugli spettatori.

L'edizione 2006 della manifestazione cremonese è stata presentata al Mibact dal sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, dal presidente di CremonaFiere Antonio Piva e dal presidente della commissione Cultura del Comune di Cremona Luca Burgazzi. Durante i tre giorni di Cremona Musica International Exhibitions 289 espositori provenienti da 28 Paesi metteranno in mostra pezzi eccellenti e vere e proprie rarità. E alla liuteria, tradizione cremonese da oltre 5 secoli, si affianca anche "il settore della chitarra, quello dei pianoforti che stiamo sviluppando, e oggi diamo il via anche alla produzione di strumenti a fiato", spiega Piva, secondo il quale l'eccellenza di Cremona nel mondo avrebbe bisogno di una riorganizzazione per aumentare la produttività.

"Sul mercato mondiale - dice - si vendono circa 30 milioni di violini all'anno, La nostra città ne produce 5-6mila. Pochi. Purtroppo il mondo dei liutai oggi non è più come era una volta, ai tempi di Stradivari o di Guarneri, quando nelle botteghe lavoravano decine di persone. Come avveniva per i grandi pittori del '500 o del '600 che avevano diversi apprendisti grazie ai quali la produzione cresceva. Oggi i liutai sono gelosi e non vogliono trasferire ad altri la loro 'sapienza'. Un errore - sottolinea - perché questo si traduce in piccole botteghe fatte di singoli liutai, quando invece Cremona potrebbe produrre 100mila violini all'anno. Cosa che spero avvenga presto".

La manifestazione, che nell'edizione 2015 ha attirato più di 15mila visitatori da 55 Paesi ("in maggioranza musicisti con una grandissima partecipazione di giovani", spiega Piva), è il più grande marketplace di strumenti musicali a livello mondiale, e accanto agli strumenti della tradizione e a quelli hi-tech, presenta anche alcuni veri e propri gioielli della liuteria, come il violino costruito da Stefano Trabucchi, presidente del gruppo Liutai di Confartigianato, che nella nocetta ha una 'T' maiuscola, iscritta in un dischetto di madreperla nera, costituita da nove diamanti taglio brillante incastonati in oro bianco.

Non solo liuteria, però a Cremona, che intende rendere ancor più produttivo questo settore: "Mondomusica rappresenta un momento culturale ed economico molto importante - afferma Burgazzi - e credo che la nostra città abbia raggiunto ottimi risultati. Ma nel coniugare tradizione e innovazione, andiamo oltre e grazie a un accordo con il Miur, inauguriamo il corso di laurea in Restauro degli strumenti musicali, perché accanto al sapere antico occorre affiancare il nuovo che è la ricerca".

"Quello che avviene a Cremona va in due direzioni che meritano l'attenzione del Mibact e delle istituzioni in generale - sottolinea Borletti Buitoni - Da un lato, infatti, la manifestazione diffonde la grande musica fra i giovani, cosa molto importante visto che da frequentatrice delle sale da concerto trovo triste vederle piene di capelli bianchi, e dall'altro la città ricava da un pezzo della sua identità, qual è la liuteria, una vera e propria vena aurifera. Cremona ha fatto un'operazione culturale che si traduce in sviluppo economico e che l'Italia dovrebbe intraprendere su tutto il suo territorio. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese che ha un tessuto culturale e produttivo vastissimo e diffuso. Cremona sia quindi da esempio per l'Italia", conclude il sottosegretario.

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