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Lucariello: "Grazie a 'Gomorra' il gangsta rap parla napoletano"

SPETTACOLO
Lucariello: Grazie a 'Gomorra' il gangsta rap parla napoletano

"Grazie a 'Gomorra' in Italia il gangsta rap parla napoletano, con la diffusione all'estero della serie mi sono arrivati feedback un po' da ogni dove, dagli Stati Uniti a Israele". Parola di Lucariello, 'veterano' fra i rapper napoletani con i suoi 39 anni e la sua storia musicale che lo ha portato dai centri sociali dove suonava a 16 anni alla crew Clan Vesuvio fondata a 19 anni, dall'intensa collaborazione con gli Almamegretta, dal 2003 al 2008, alla realizzazione da solista di 'Cappotto di legno', su e per Roberto Saviano. Per la serie tv 'Gomorra', Lucariello con il collega 'Nto ha realizzato 'Nuje Vulimme 'na Speranza', il tema su cui scorrono i titoli di coda delle puntate, diventato vero tormentone tra i fan della fiction. Il lato musicale dell'avventura televisiva è raccontato nel doc 'Gomorrah Sound' di Beppe Tufarulo (TapeLessFilm), un documentario che proprio in questi giorni è approdato su Red Bull Tv, la piattaforma digitale di intrattenimento con programmi disponibili ovunque e in qualsiasi momento fra eventi live, prodotti on demand, e filmati 'best of'. Nel doc le testimonianze dirette degli artisti che hanno partecipato alla colonna sonora: Lucariello appunto e i suoi colleghi rapper Luchè, Enzo Dog e 'Nto, il produttore D-Ross, il gruppo post rock Mokadelic, lo storico cantante neomelodico, ma non solo, Franco Ricciardi insieme ai più giovani Alessio e Ivan Granatino. Un'avventura che per Lucariello è iniziata a un lungo tavolo, fianco a fianco con il regista Stefano Sollima, che 'Gomorra' l'ha firmato: "Eravamo insieme in una giuria -racconta Lucariello all'Adnkronos- lui non aveva ancora iniziato le riprese, io sostenevo che in quel tipo di narrazione ci sarebbe stato spazio anche per il rap".

"Il rap per raccontare, per contrastare la camorra abbiamo cominciato a usarlo a fine anni '90 inizio anni 2000, prima cioè di Gomorra libro, film e serie tv, parlando necessariamente di violenza (tratto distintivo del gangsta rap, ndr) e nel 2007 feci 'Cappotto di legno' sulla vicenda di Roberto Saviano in un momento in cui non era ancora un personaggio televisivo e aveva bisogno di visibilità". Il brano racconta l'ipotetico assassinio di Saviano dal punto di vista del killer, con anche i campionamenti della voce di Nicola Schiavone, padre del Boss Francesco Schiavone detto sandokan, che definisce lo scrittore "un pagliaccio, un buffone". "Il successo della serie ha reso credibile, anche al di fuori di Napoli, anche fra chi non ama il rap, la nostra musica come mezzo per raccontare la strada, la criminalità, la violenza. L'uso della lingua, del napoletano, è diventato un marchio, positivo. Si è aperto un canale -prosegue Lucariello- quello che facevamo è stato capito. E' così, ad esempio, che è nata la collaborazione (nel 2015 per 'Pablo Escobar' e 'Vittoria') con Fabri Fibra: dopo 'Gomorra' lui aveva capito cosa facevo". Nella serie tv, come nelle strade di Napoli, i ritmi sincopati dei rapper si accavallano alle strofe dei neomelodici e fra i due fronti musicali c'è meno distanza di quanto si possa pensare: "Sono musiche molto lontane ma spesso raccontiamo storie simili e poi ci sono autori come Ricciardi che hanno creato un ponte fra le due realtà musicali fra la melodia mediterranea e la musica urbana".

Neomelodici e rapper, da poco e grazie proprio a 'Gomorra', condividono anche qualcos'altro: le cronache sono piene di vicende di cantanti neomelodici amatissimi dagli uomini dei clan e chiamati per questo a suonare a matrimoni, compleanni, battesimi, comunioni. Lo stesso è successo, dopo 'Gomorra', ai rapper partenopei? Alla domanda Lucariello risponde che "dal punto di vista del mercato, del guadagno, anche io in generale non disdegno di suonare per delle feste. Non credo che per un matrimonio un rapper sia adatto ma per un compleanno ci sta". Ci sta? "Ci sta, ci sta", conclude Lucariello. I musicisti di 'Gomorrah sound' sono stati ripresi per buona parte del doc a Scampia, sullo sfondo e nei cortili delle Vele, già una delle location di 'Gomorra': "Abbiamo girato prima dell'estate, tra aprile, maggio e giugno. Ormai Le Vele sono un vero e proprio set a cielo aperto, tutti sono abituatissimi a macchine da ripresa e telecamere, curiosi e partecipi -racconta il regista Beppe Tufarulo- del resto ci siamo andati con degli artisti che quei posti li conoscono e che in quei posti sono conosciuti. Abbiamo girato anche in un minuscolo studio di registrazione realizzato alle Vele da ragazzini di 14 anni". Il doc, sintetizza il regista, "si apre con un 'riassunto' della musica napoletana pensato per gli stranieri, poi coinvolge gli artisti della colonna sonora di 'Gomorra' e solo quelli. Di fatto traccia un ritratto della musica partenopea oggi fra neomelodici e rap, con il gruppo romano dei Mokadelic, che ha realizzato tanta parte della colonna sonora, a fare da contraltare fra post-rock e neo-psichedelia".

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