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Il rapper Amir: "Immigrati? Non è un'invasione"

SPETTACOLO
Il rapper Amir: Immigrati? Non è un'invasione

"Gli immigrati? Bisognerebbe smetterla di chiamarla invasione. Mia madre mi ha insegnato che non esiste essere poveri al punto di non poter aiutare qualcun altro. La battaglia non deve essere tra persone in difficoltà, bisognerebbe spostare l'obiettivo. Il problema è la gestione che c'è, è la politica, non sono le persone più deboli". Parola di Amir Issaa, rapper italiano di padre egiziano, produttore musicale e oggi autore del libro 'Vivo per questo' (ed. Chiarelettere), ospite di Adnkronos Live. Amir non è un immigrato ma sulla sua pelle scura ha vissuto la stessa diffidenza che vivono oggi i figli dei migranti "che sono già italiani - dice - perché la legge può o non può riconoscere lo Ius soli ma è solo una questione di tempo. La realtà è questa. Basta entrare in una scuola: chi cresce qua e ama questo Paese è italiano. Dovremmo solo prenderne atto".

Nella sua autobiografia che preferisce definire "un romanzo hip hop perché - spiega - ha un ritmo, una metrica che ho scritto come una delle mie canzoni", il suo racconto personale di intreccia con tante realtà in una Roma periferica e in evoluzione. "Roma è la più bella città del mondo, è sempre stata incasinata ma è la mia città e la amo - dice Amir che è cresciuto tra i dintorni della Stazione Termini e Torpignattara - anche se gli autobus devo aspettarli un'ora. E' un amore-odio. Certo, quello che mi dispiace è che in questo periodo c'è meno attenzione alla cultura. Una volta c'erano tanti eventi d'estate. Ora tutto questo non c'è più ed è un peccato".

Da questa autobiografia Amir vorrebbe trarne un film. "Ho molte idee - dice - e anzi lancio un appello: "Se ci fosse qualche regista o produttore interessato me lo faccia sapere".

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