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'L'insulto' apre la sfilata mediorientale al Lido

In cartellone tanti titoli, tra iraniani, israeliani e libanesi

SPETTACOLO
'L'insulto' apre la sfilata mediorientale al Lido

I protagonisti del film 'Il cugino'

Tanta america, tanta Italia ma anche tanto Medioriente quest'anno alla Mostra del Cinema di Venezia, tra conflitti religiosi e razziali, ma anche generazionali. Ad aprire la sfilata del Middle East nel cartellone veneziano sarà domani 'The Insult' ('L'insulto'), il film del regista libanese Ziad Doueiri in concorso. Ambientato nel Libano di oggi, il film racconta di Toni, un libanese di fede cristiana, che, mentre restaura la facciata di un edificio si scontra con Yasser, un palestinese, su una banale questione idraulica. Yasser finisce con l’insultare Toni che, ferito nell’orgoglio, compila un reclamo.

Inizia così un lungo processo che metterà a confronto palestinesi e libanesi cristiani. "Un film che mi è stato ispirato da un incidente che mi è acaduto qualche anno fa e che si sarebbe potuto trasformare in una crisi nazionale. Il Libano è un Paese molto complesso, pieno di contraddizioni e di passione. Questo è un film sulla giustizia e la ricerca di giustizia è anche ricerca di dignità", spiega il regista.

Sempre nel concorso principale c'è anche 'Foxtrot', il secondo lungomentraggio del regista israeliano Samuel Maoz, che con la sua opera prima 'Lebanon', aveva vinto il Leone d’oro nel 2009. Il nuovo film si basa sull’esperienza da soldato del regista, che racconta una storia di dolore, tragica e universale (la morte di un figlio soldato che sconvolge le vite dei genitori) e si interroga su quanto si possa indirizzare il proprio destino.

Numerosi i titoli mediorientali anche nella sezione Orizzonti. Qui il regista iraniano Ali Asgari presenta 'Napadid Shodan' ('Sparizione') in cui racconta la vicenda di due giovani amanti, che in una fredda notte a Teheranm si muovono da un ospedale all’altro in cerca d’aiuto. Presto dovranno affrontare le tragiche conseguenze della loro ingenuità giovanile. "In questo film - dichiara il regista - ho voluto mostrare lo spaccato di una generazione giovane che, inserita in una società semi-tradizionale, è impegnata a scoprire la propria identità. Se da un lato la maggioranza della generazione più matura che vive in Iran ama rispettare le tradizioni, dall'altro la maggioranza dei giovani sta cercando di superarle. E questo scatena diversi conflitti, che ho vissuto anche io in prima persona".

E ancora dall'Iran arriva 'Bedoune tarikh, bedoune emza' ('Senza data, senza firma') del regista, attore e sceneggiatore iraniano Vahid Jalilvand. Un film che segue la vicenda del patologo legale Dr Nariman, un uomo virtuoso e di sani principi, che ha un incidente con un motociclista e la sua famiglia, e ne ferisce il figlio di otto anni. Paga un compenso all’uomo e gli offre di portare il bambino in una clinica nelle vicinanze. La mattina dopo scopre che lo stesso bambino è stato portato in ospedale per un’autopsia. Il Dr Nariman deve affrontare un dilemma ora: è lui il responsabile della morte del bambino a causa dell’incidente o il bambino è morto per un avvelenamento da cibo come dicono i dottori? Il regista spiega che il film si pone una domanda di fondo: "Quante volte la paura e l'incapacità di esprimerela semplice verità ha provocato disastri nelle vite altrui?"

Due sono anche i titoli israeliani presenti in Orizzonti. L'attore e regista Tzahi Grad, israeliano di Gerusalemme e molto popolare in patria (da attore è comparso in più di quaranta film di produzione israeliana) porta al Lido 'Ha ben dod' ('Il cugino') che racconta di un tuttofare musulmano che, sebbene spinto da buone intenzioni, sconvolge la vita quotidiana di un paesino israeliano. Poco dopo il suo arrivo, infatti, una giovane donna viene assalita e la comunità lo accusa. A credergli è solo il suo datore di lavoro ma persino questa fedeltà viene messa alla prova quando si svelano altri segreti... "Questo film è una riflessione sincera e chiara su un conflitto attuale. Tratta la paura dello straniero e dell'ignoto e di come questa diventi razzismo. Però è anche un film divertente, perché ricerca lo humor anche in situazioni delicate e scabrose".

Il secondo film israeliano di Orizzonti è 'Ha Edut' ('La testimonianza'), opera seconda del regista e sceneggiatore Amichai Greenberg, che nel sul primo film 'Viceversa' affrontava in modo intimo e appassionato il rapporto tra un giovane israeliano e la religione. In questo nuovo film affronta il delicato tema dei sopravvissuti all'Olocausto, come lo sono i genitori e i nonni del regista. E lo fa raccontandoo la storia di Yoel, uno storico meticoloso che sostiene un significativo dibattito contro i negazionisti dell’Olocausto e indagando finisce per scoprire che sua madre ha una falsa identità. "Figlio di sopravvissuti, sono cresciuto in una famiglia priva di emozioni, in un cui mancava sempre qualcosa. Il copione del film - confessa il regista - rappresenta il mio sforzo per penetrare attraverso i muri trasparenti del silenzio".

Molto atteso è infine anche 'Looking For Oum Kulthum', il nuovo film dell'artista visiva e regista iraniana Shirin Neshat, che viene presentato in prima mondiale a Venezia, in concorso allle Giornate degli Autori. La Neshat, che ha da poco ricevuto plausi dal mondo della lirica per la regia dell'Aida diretta da Riccardo Muti a Salisburgo, porta al Lido un film nel film. Il percorso di una regista iraniana in esilio, che tenta di portare sullo schermo la vita e l'opera artistica della leggendaria cantante Oum Kulthum.

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