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Segre: "Un film sui migranti perché l'Ue nega se stessa"

Il regista presenta al Lido 'L'ordine delle cose', "quanto accade oggi sui migranti era prevedibile"

SPETTACOLO
Segre: Un film sui migranti perché l'Ue nega se stessa

Una scena del film con Paolo Pierobon e Giuseppe Battiston

"Sappiamo bene quanto stiamo abdicando ai nostri principi negando diritti e libertà a essere umani fuori dal nostro spazio, ma proviamo a non dircelo o addirittura a esserne fieri. È questa crisi che mi ha guidato eticamente ed esteticamente nel raccontare il mondo di Corrado, un mondo tanto rassicurante quanto inquietante". Così il regista veneto Andrea Segre parla del film 'L’ordine delle cose', presentato oggi alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Proiezioni Speciali. Prodotto da Jolefilm con Rai Cinema e nelle sale da giovedì 7 settembre, distribuito da Parthénos Distribuzione, il film affronta il tema dell’immigrazione visto dagli occhi di un funzionario del Ministero degli Interni italiano, Corrado, interpretato da Paolo Pierobon. Ma del cast fanno parte anche Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti e Olivier Rabourdin.

Corrado è un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione irregolare. Il Governo italiano lo sceglie per affrontare una delle spine nel fianco delle frontiere europee: i viaggi illegali dalla Libia verso l’Italia. La missione di Corrado è molto complessa, la Libia post-Gheddafi è attraversata da profonde tensioni interne e mettere insieme la realtà libica con gli interessi italiani ed europei sembra impossibile. Corrado, insieme a colleghi italiani e francesi, si muove tra stanze del potere, porti e centri di detenzione per migranti. La sua tensione è alta, ma lo diventa ancor di più quando infrange una delle principali "regole di autodifesa di chi lavora al contrasto dell’immigrazione: mai conoscere nessun migrante, considerarli solo numeri". Corrado, invece, incontra Swada (interpretata da Yusra Warsama), una donna somala che sta cercando di scappare dalla detenzione libica e di attraversare il mare per raggiungere il marito in Europa.

Segre, attraverso Corrado, si interroga su come tenere insieme la legge di Stato e l’istinto umano di aiutare qualcuno in difficoltà? Corrado prova a cercare una risposta nella sua vita privata, ma la sua crisi diventa sempre più intensa e si insinua pericolosa, appunto, "nell’ordine delle cose". "Quando tre anni fa ho iniziato a lavorare a questo film non sapevo che le vicende tra Italia e Libia sarebbero andate proprio come le abbiamo raccontate, ma purtroppo lo immaginavo", confessa il regista che infatti presenta al Lido un film di un'attualità quaasii 'preveggente'.

Segre, per prepararsi al film, ha chiesto aiuto a chi davvero si occupa di migranti: "Per molti mesi ho incontrato insieme a Marco Pettenello alcuni 'veri Corrado' e parlando con loro ho intuito che l’Italia si apprestava ad avviare respingimenti di migranti nei centri di detenzione libica. Nessuno lo diceva pubblicamente, ma ora che il film esce è tutto alla luce del sole".

"Mi auguro - aggiunge il regista - che il film aiuti a riflettere su cosa stiamo vivendo in questi giorni e sulle lunghe conseguenze che vivremo ancora per anni. Credo che quella di Corrado sia la condizione di molti di noi in quest'epoca che sembra aver metabolizzato l’ingiustizia. La tensione tra Europa e immigrazione sta mettendo in discussione l'identità stessa dell'Europa. Corrado e la sua storia raccontano questa crisi di identità. Ho cercato in lui, nel suo ordine e nella sua tensione emotiva, quelle della nostra civiltà e del nostro tempo", aggiunge il regista.

Che si tratti di un film 'politico' non è in discusssione ma il protagonista Paolo Pierobon invita a riflettere sul fatto che “in questo film la politica ha molto a che fare col privato: spero quindi - dice - che possa andare a toccare qualche corda dentro allo spettatore, a prescindere dal mestiere che svolge. Mi piacerebbe che possa aiutare a far capire che a parte le leggi, i ministeri e tutto il resto c’è anche una cosa che si chiama coscienza civile, e mi auguro che questo film possa stimolarla”. "Questo è un film politico, ma non fazioso - osserva Giuseppe Battiston - è politico nel senso più stretto del termine. La sua potenza è nell’interrogativo che pone, non nelle riposte che dà. È la riflessione che ti spinge a fare: Il suo valore è nella sua capacità di smuovere le coscienze”.

Seconndo la protagonista femminile, Valentina Carnelutti: “C’è qualcosa a proposito del concetto di ‘scomodità’ che questo film invita ad osservare. Mettendoci un po’ più scomodi da come siamo normalmente riusciremmo a vedere delle cose che non vediamo normalmente. C’è un invito alla scomodità, ad uscire dall’ordine delle cose. È un invito a prendere un’altra posizione.”

“Io spero che sia un film che faccia ragionare su di noi, su qual è il nostro ruolo in questa storia. Mi auguro che ci sia disponibilità nel guardarsi, soprattutto chi crede che sia necessario fare qualcosa per fermare tutto quello che sta succedendo. Parlando con i poliziotti ho iniziato a farmi delle domande che non mi ero mai posto, spero che il film possa far porre le stesse domande a chi lo vede", conclude Andrea Segre.

Il film, prima di uscire in sala il 7 settembre distribuito da Parthénos Distribuzione, avrà anche una anteprima speciale in Senato il prossimo 6 settembre alla presenza del regista Andrea Segre, la scrittrice Igiaba Scego, l’onorevole Luigi Manconi, dei membri del cast Giuseppe Battiston e Roberto Citran, di Emma Bonino, Carlotta Sami e di Padre Mussie Zerai.

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