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Guédiguain al Lido con un monito all'Occidente, "se volta le spalle è finito"

SPETTACOLO
Guédiguain al Lido con un monito all'Occidente, se volta le spalle è finito

(Adnkronos/Cinematografo.it) - “L’arrivo dei rifugiati è un espediente anche metaforico, cercano un rifugio. Gli apriamo la porta? È una questione di principio, non sta al film porsi queste domande. Ma credo sia impensabile non accogliere tutte le miserie del mondo. Poi concretamente si vedrà. Il principio va ribadito e penso possa garantire il rinnovo per la nostra comunità, per le nostre famiglie. Senza questo nuovo apporto, l’Occidente finirà per morire grosso, grasso e ricco, morirà sepolto dal suo grasso”. Robert Guédiguain torna a Venezia un anno dopo l’esperienza da Presidente di Giuria (Orizzonti) e lo fa con La Villa, in gara per il Leone d’Oro: ambientato in una casa alla calanque de Méjean, nei pressi di Marsiglia, il film riunisce Angela (Ariane Ascaride, moglie del regista), Joseph (Jean-Pierre Darroussin) e Armand (Gérard Meylan), di nuovo insieme per stare vicini all’anziano padre colpito da ictus. Tensioni, non detti, gioie e dolori emergono dal passato, ma il presente è foriero di cambiamenti, a partire dallo sbarco di alcuni migranti…

Il solito gruppo di lavoro, da ormai oltre 30 anni: “È un fatto generazionale, non pensavamo che raccontando varie storie abbiamo raccontato quello che è accaduto in Francia in questi ultimi 30 anni. Non ne eravamo consapevoli, all’inizio”, dice Guédiguain, che spiega: “Veniamo tutti da un ambiente popolare, e questa affinità d’estrazione proletaria ci ha fatto conoscere e ci ha continuato a tenere uniti. Per me è un modo di lavorare unico, perché quando gli altri membri del gruppo vanno a lavorare altrove poi tornano, arricchendoci con le loro nuove esperienze”.

“Lavorare insieme da così tanto tempo è possibile grazie all’immaginazione. Che ci dà energia, all’inizio era semplicemente uno slancio, oggi quell’energia è ancora viva. Abbiamo costruito un edificio, oramai, piuttosto solido, con fondamenta solide, ci sono stati dei periodi dove sembrava le cose potessero essere un po’ più fragili. Ma Robert è ancora molto ispirato, ci trascina tutti”, dice Jean-Pierre Darroussin, con Ariane Ascaride che si unisce alla riflessione: “Sono molto fiera di questo rapporto, di questa avventura che è la nostra vita. Non è soltanto cinema. Siamo saliti un giorno su una nave, insieme, senza sapere come sarebbe andata a finire e adesso abbiamo imparato a navigare, facendo sempre nuove scoperte, chiedendo a persone più giovani di salire insieme a noi. Ci divertiamo, ma siamo diventati molto esigenti, ormai siamo diventati ottimi marinai”.

Ed è proprio continuando la navigazione che il timoniere Guédiguain prova a non perdere di vista concetti e ideologie che, da sempre, ne hanno caratterizzato pensiero e azione: “Viviamo in un’epoca in cui vengono considerate vecchie alcune idee o concezioni, ad esempio quello che ha fatto il mondo operaio negli ultimi due secoli. E si ha la tendenza a sminuire quello che è collettivo in nome del successo individuale. Penso che invece sia importante tener conto invece di quello che pensavano i nostri nonni, i nostri bisnonni, una cultura che non dobbiamo rinnegare ma che dobbiamo assimilare in modo critico. Sarebbe però il caso che chi, come me, tiene a queste idee, avanzi delle proposte per restaurare queste idee, come avrebbe detto Gramsci, salvarne alcune, rinnovarle, restare fedeli a questo sogno ma senza tradirlo. Ed è assodato che non facciamo abbastanza proposte per rinnovare il nostro apparato concettuale. Dobbiamo fare proposte alternative, che non siano necessariamente Macron e Renzi. Esistono nelle università, tra gli intellettuali, in certe lotte, ma è un po’ come le pasticche effervescenti: la molecola esiste, è nel bicchiere, ma va un po’ da tutte le parti. Dobbiamo cercare invece di far convergere, solidificare, farlo diventare strumento per non lasciarci andare in questo mondo che ci viene proposto e che a me non piace perché lascia il 50% della popolazione sui margini di una strada. Perché viviamo in una società che si limita a dare qualche sussidio, sistemi ridicoli per mantenere le persone nella miseria e, al tempo stesso, per evitare che aggrediscano l’altra percentuale di gente che vive senza problemi”.

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