In 'Nocturne' di Anzovino una notte che può cambiare la vita

(di Veronica Marino) Giudizi Zero. Siamo umani. E il tempo di oggi è la nostra sfida. Il nostro capolavoro. E la musica "il taxi su cui salire quando devi arrivare con urgenza" in un altrove che, ovunque sia, batte il ritmo del presente. Sussurra così 'Nocturne', il quinto album del pianista e compositore Remo Anzovino, che arriva a distanza di 5 anni dal precedente disco in studio ed è il primo con Sony Music, su etichetta Sony Classical.

Un disco strumentale in cui l'artista sceglie la forma del Notturno per narrare la storia di un uomo nella notte, "una sola notte che potrebbe cambiare il corso della vita: 14 tracce per 14 stati emozionali, dal tramonto all'alba", racconta all'Adnkronos Anzovino che è anche un noto penalista, tutt'oggi alle prese con delicati processi, protagonista di due vite il cui continuum è l'essere umano che lo "intriga più di ogni altra cosa". Due vite, una al pianoforte, una nella toga, da cui esce ed entra "cambiando occhiali". Una montatura senza fronzoli per l'avvocato e una nera con una scheggia azzurra per il musicista: "uno squarcio, una punta di follia" che questa volta ha preso la forma di un Notturno.

"Avevo la necessità di utilizzare la forma del Notturno - spiega - perché è immediata, basata su una sensazione molto soffice del pianoforte, come se volesse parlarti a un volume più basso, con due temi musicali al massimo in ogni brano e in modo appassionato. Dai Notturni di Chopin ho estrapolato la planimetria di alcuni capolavori inestimabili dell'ingegno umano e su quelle planimetrie ho costruito le mie piccole case riempendole della mia notte e di melodia, armonia, suoni, tutti figli del tempo che vivo. Figli di ascolti che io ho potuto fare e qualunque musicista dell'Ottocento non ha potuto fare: Joy Division, Brian Eno, Mile Davis, Led Zeppelin, The Cure, Steve Reich".

"La forma del Notturno - rimarca l'artista - mi era congeniale perché il mio disco è un romanzo che dura il tempo di una notte. Ma per usarla dovevo studiare sulla partitura i Notturni di Chopin. Naturalmente la prima scrittura risentiva inevitabilmente di quel materiale. Insomma, 'chopinavo'. E così l'ho buttata e ho poi trovato la mia chiave, quella di "immaginare un uomo qualunque che una notte, trovandosi da solo, ripensa a cosa ha fatto e cosa non ha fatto, e cerca di immaginare il futuro".

E la passione che è nel dna del 'Notturno' e del romanticismo di Chopin? "La passione è nell'approccio che io ho all'essere umano, così imperfetto, crudele e magnifico, e verso tutte le vicende umane", dice Anzovino che ha portato "ai giorni nostri l'elemento appassionato non nel senso dello Sturm und Drang ma nel senso dell'essere umano che fa parte del mio vissuto, delle esperienze, ormai non più di breve corso, come avvocato penalista. La toga - racconta - è un oggetto sacro che indosso da quando avevo 26 anni e che rende tutti uguali di fronte alla legge e al giudice, l'avvocato ricco e l'avvocato povero. Quando la indosso svolgo una funzione attraverso la quale posso quotidianamente raccontare a un giudice una storia dal mio punto di vista, la storia di un uomo, l'imputato".

Ed ecco il legame con la musica. "Al di là degli aspetti tecnici, da musicista come da penalista guardo davvero alle stesse cose: le vicende umane", che Anzovino racconta senza mai puntare il dito. Una scelta di fondo che trova uno spazio sonoro accogliente e seduttivo in 'Nocturne' dove l'uomo al centro del racconto "prende del tempo per sé, non per essere più egoista ma per comprendere se stesso e sapere interpretare meglio il mondo intorno. Una notte che lo aiuta a guardare da vicino le proprie e altrui debolezze con più indulgenza. E questo - evidenzia Anzovino - in un'epoca che è profondamente giudicante, nella quale su facebook come in tv qualcuno dice se sai cantare o cucinare, autorizzando tutti noi a giudicare sempre gli altri. Questa, però, è la bellezza del tempo che viviamo. La bellezza sta sempre nel tempo in cui siamo. E capire questo tempo è l'aspetto coinvolgente".

Il viaggio è, quindi, in pieno corso. Ma c'è una bussola che Anzovino consegna all'ascoltatore: "Questo disco - dice - vuole portare le persone al centro delle proprie emozioni, prenderle per mano, perché le emozioni sono la cosa più importante che abbiamo. E la musica di 'Nocturne' invita a entrare, non ti esclude, anzi cerca di includere anche e soprattutto le persone che nella vita non hanno mai ascoltato una sinfonia di Mahler. E' importante che tutti possano sentire semplicemente con le emozioni se una musica riesce a entrare in comunicazione con loro oppure no".

E 'Hallelujah' così come 'Galilei' sono gli emblemi di tutto questo. Il primo è "una preghiera laica: Si è composto da solo - racconta Anzovino - subito dopo aver ascoltato le parole di papa Bergoglio che ha risposto 'chi sono io per giudicare' a chi gli chiedeva cosa pensasse degli omosessuali". Il secondo nasce "dall'aver immaginato Galilei vivere oggi e guardare le stelle mentre riceve un WhatsApp o mette un like sulla pagina di un artista. Forse lui oggi non cercherebbe risposte dalle stelle, ma troverebbe le domande che noi, mi pare, non riusciamo più a porci".

E poi "tutti noi siamo stati almeno una volta Galilei, non per aver trovato le prove del sistema copernicano né per aver detto ad un giudice 'mi sono sbagliato' per paura di finire bruciato vivo, ma per aver rinunciato a un nostro desiderio o sogno per il timore del giudizio degli altri". Un sogno che 'Nocturne' può riportare a galla senza note che drammatizzano, enfatizzano: "in punta di piedi. Certe cose - sorride Anzovino - sono più forti se le dici con calma e a bassa voce. In un mondo che urla, a volte fa più rumore una modalità pacata e non emotiva ma basata sulle emozioni profonde che appartengono a ognuno di noi, al di là di qualsiasi distinzione".