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Da Boschi a Padoan, tutti alla corte di 'Re Ruggero' a Santa Cecilia

SPETTACOLO
Da Boschi a Padoan, tutti alla corte di 'Re Ruggero' a Santa Cecilia

di Pippo Orlando

La Sicilia del dodicesimo secolo vista con la lente della cultura mitteleuropea del primo Novecento è andata 'in scena' ieri sera all'Auditorium Parco della Musica di Roma. 'Re Ruggero', opera in tre atti del polacco Karol Szymanowski, ha inaugurato infatti la stagione sinfonica dell'Accademia di Santa Cecilia, con una originale 'mise en espace' curata dal duo artistico Masbedo (Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni) e Antonio Pappano sul podio dell'Orchestra e del Coro di Santa Cecilia.

Un vero e proprio parterre de roi istituzionale in sala, con in testa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, accompagnata per l'occasione da Salvatore Nastasi, vicesegretario generale di Palazzo Chigi. Ad applaudire lo spettacolo c'erano anche il sottosegretario Gennaro Migliore, il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, il ministro per la Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, il segretario generale di Palazzo Chigi, Paolo Aquilanti, il vice presidente e il segretario della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi e Carlo Visconti e il vicesindaco e assessore alla Cultura di Roma Capitale, Luca Bergamo.

L'opera, finita di comporre nel 1924, è più un oratorio che un vero dramma teatrale, tanto che il frontespizio del manoscritto di Szymanowsky originariamente riportava 'Mysterium in tre atti'. L'azione è praticamente inesistente e la materia affrontata sembra più adatta a un trattato filosofico che a un'opera lirica. Per questo 'Re Ruggero' non ha avuto grande fortuna nei cartelloni teatrali, ed è stata rappresentata pochissime volte per la riottosità dei registi ad affrontare un libretto così statico. In Italia l'ha messa in scena solo il Massimo di Palermo, dove debuttò in prima nazionale nel 1949, sotto la direzione di Mieczysław Mierzejewski con scene e costumi di Renato Guttuso, ripresa nel '92 nello stesso allestimento e poi ancora con una diversa messa in scena nel 2005. Nel 2021 la proporrà la Scala di Milano sempre con Pappano sul podio.

La genesi del 'Re Ruggero' è la conseguenza dei due viaggi in Sicilia (Palermo, Segesta, Agrigento, Siracusa e Taormina) che Szymanowski compì, tra il 1911 e il 1914, con l'amico e mecenate Stefan Spiess, rimanendo affascinato dall'isola al punto da sognare ripetutamente di tornarci tra un viaggio e l'altro e da indurlo a scrivere il romanzo 'Efebos', del quale sono rimasti solo alcuni frammenti. L'opera, che è la rivelazione, come scrive lo stesso Szymanowski, di "un qualche segreto personale", è ambientata nei luoghi che più colpirono l'immaginario del compositore: la Cappella Palatina e il Palazzo dei Normanni di Palermo (nel primo e nel secondo atto) e il teatro greco di Siracusa (nel terzo).

Protagonista Ruggero II d'Altavilla re di Sicilia, vissuto a cavallo tra l'XI e il XII secolo, potente, con una bella moglie, stabile sul suo trono e circondato dai suoi fedelissimi, tra i quali il geografo arabo Idrisi che è anche suo consigliere personale. Ruggero però vacilla nelle sue certezze dopo l'incontro con il pastore che predica la libertà individuale, personaggio che in qualche modo incarna il Dioniso delle 'Baccanti' di Euripide.

I Masbedo, che realizzano una performance live durante l'esecuzione, cercano di raccontare visivamente la vicenda entrando nella mente del re. Il primo atto è dominato dall'immagine di un corpo-tempio sul quale, con una grafica simile a quelle delle carte geografiche realizzate nel XII secolo da Idrisi nel celebre 'Libro di Ruggero', sono raffigurati i simboli del potere reale, sopra tutti il Cristo pantocratore della Cappella Palatina. Simboli che, man mano che il verbo del pastore si insinua nella mente del re mettendo in crisi tutte le sue certezze, si cancellano fino a lasciare spazio a immagini inquietanti (corpi nudi dalla sessualità incerta che si avvinghiano e si respingono) e paesaggi desolati (dirupi e precipizi, il cretto di Burri di Gibellina) che scorrono nel secondo e nel terzo atto, raccontando lo struggente abisso interiore del re e la sua desolazione finale.

Pappano, che ha già diretto l'opera in forma scenica al Covent Garden di Londra, ha mostrato una grande sicurezza nel guidare la straordinaria Orchestra di Santa Cecilia rendendo alla perfezione quello che lo stesso Szymanowski scriveva nel '32 all'amica Zofia Konchanska della sua composizione, all'indomani dell'esecuzione praghese: "Il suono dell'orchestra e dei cori è in certi punti incredibile e sconvolgente nella sua tensione". E anche i cori dell'Accademia di Santa Cecilia, quello tradizionale e quello di voci bianche, entrambi preparati da Ciro Visco, restituivano al meglio l'immagine descritta all'amica dal compositore.

Le voci del baritono Lukasz Golinski (Re Ruggero), del tenore Edgaras Monvidas (Pastore), del soprano Lauren Fagan (Rossana, la moglie del re) e del tenore Kurt Azesberger (Edrisi) erano a proprio agio nella difficilissima scrittura vocale di Szymanowski, e hanno dato vita ai personaggi nel miglior modo possibile. Pubblico attento e concentrato per tutti i novanta minuti dell'opera, ma tiepido negli applausi e, come sempre a Roma, pronto al fuggi fuggi finale di una serata che, in fondo, ha costituito una scelta coraggiosa nel segno dell'"innovazione e della sperimentazione", come lo stesso sovrintendente Michele Dall'Ongaro aveva dichiarato qualche giorno fa presentando il 'Re Ruggero'.

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