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Teatro: all'Argentina 'Espaece' di Aurélien Bory ispirato a Perec

Musica, danza, canto, illusionismo e circo al centro della creazione dell'artista francese

SPETTACOLO
Teatro: all'Argentina 'Espaece' di Aurélien Bory ispirato a Perec

Un'immagine di 'Espaece', lo spettacolo di Aurélien Bory, dedicato a Georges Perec, in scena domani al Teatro Argentina per Romaeuropa Festival

Continuano le proposte internazionali del Romaeuropa Festival 2017. Dopo il successo di spettacoli come 'Sans Objet', presentato nel 2010, 'Plexus' che ha debuttato nel 2014 e 'Questcequetudeviens?', nel 2015, Aurélien Bory ritorna questa stagione, sino a domani al Teatro Argentina) per presentare 'Espæce', la sua ultima creazione interamente dedicata all’universo dello scrittore Georges Perec.

Lo spettacolo è il naturale proseguimento del percorso creativo dell’artista che, insieme alla sua Compagnie 111, si è fatto conoscere nel mondo come un poeta dello spazio e un mago della scatola scenica. Un artista capace di amalgamare, nel suo teatro visivo, elementi della danza, della musica, dell’illusionismo e del circo.

Con l’acrobata Guilhem Benoit, il danzatore Mathieu Desseigne Ravel, la contorsionista Katell Le Brenn, la cantante d’opera Claire Lefilliâtre e l’attore Olivier Martin Salvan, Bory compone un vero e proprio omaggio allo scrittore francese, orfano in tenera età per la morte del padre in guerra e la deportazione della madre ad Auschwitz, in un puzzle di memorie sbiadite, allusioni, vuoti e assenze.

''Ho incontrato l’opera di Perec nel 2005 attraverso la lettura di 'Espèces d’espaces' - ha raccontato Aurélien Bory- Avevo appena terminato di lavorare alla mia trilogia sullo spazio e ho pensato subito che in questo libro ci fosse qualcosa che mi avrebbe impegnato nuovamente. La scenografia è sempre molto ingombrante e centrale nelle mie opere - ha ricordato ancora - Ma in questo caso sono partito dallo spazio vuoto. La scena vuota come la pagina bianca di Perec''.

Se a sostituire le pagine di carta che compongono il celebre testo è qui la scena teatrale, allora gli iperbolici giochi linguistici di Perec sono restituiti attraverso la manipolazione di tutti i suoi strumenti materici. Ne nasce una nuova macchina della visione, capace di generare ironia, commozione e meraviglia, all’interno della quale fondamentale rimane la presenza umana.

E ha spiegato ancora Bory: ''Quando si parla del mio lavoro si discute molto di 'spazio', ma anche la 'specie' ha per me un ruolo importante. In questo spettacolo i cinque interpreti provengono ognuno da un campo diverso delle arti performative, ma in modo stupefacente hanno subito costruito una famiglia. Trovo sia importante proprio in relazione alla storia di Georges Perec. Lo scrittore che ha perso la sua famiglia non ha mai smesso di cercare famiglie sostitutive nel corso della sua vita''.

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