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Angela Gheorghiu è 'Adriana Lecouvreur' al Massimo di Palermo

SPETTACOLO
Angela Gheorghiu è 'Adriana Lecouvreur' al Massimo di Palermo

ph © rosellina garbo

Intrighi, gelosie, amori e veleni. Sono gli ingredienti di 'Adriana Lecouvreur', capolavoro di Francesco Cilea che va in scena domani alle 20,30 al Teatro Massimo di Palermo nell'allestimento del Teatro Sociale di Como con una interprete di riferimento nel ruolo del titolo, Angela Gheorghiu. Sul podio dell'Orchestra e del Coro della fondazione lirica palermitana ci sarà Daniel Oren. La regia, le scene e i costumi sono firmati da Ivan Stefanutti. Per la prima di domani sera inoltre è prevista la diretta sul maxischermo in Piazza Verdi.

Nel cast, accanto a Gheorghiu (13, 17 e 22 ottobre) ci sarà Fiorenza Cedolins nei panni di Adriana nelle recite del 15, 19 e 21 ottobre), il basso Nicola Alaimo nei panni di Michonnet, i tenori Martin Muehle (13, 17, 19, 22) e Angelo Villari (15, 21) daranno voce a Maurizio di Sassonia e il mezzosprano Marianne Cornetti sarà la Principessa di Bouillon.

Tratta dalla commedia di Eugène Scribe ed Ernest Legouvé, l'Adriana Lecouvreur' su libretto di Arturo Colautti, è ispirata alla storia vera della celebre cantante Adrienne Lecouvreur o Le Couvereur, vissuta a cavallo tra Sei e Settecento, e del suo amante Hermann Maurice, conte di Sassonia e maresciallo di Francia. Adrienne, dominatrice assoluta della Comédie Française nell’epoca dell’Illuminismo, musa e amante di alcuni degli uomini più in vista del tempo, morì improvvisamente a 38 anni per cause naturali ma la leggenda volle che fosse stata avvelenata per conto della principessa di Boullion, altra amante di Maurice. Così anche nell’opera la protagonista, celebre cantante che si esibisce all’Opéra di Parigi, muore alla fine dell’opera avvelenata da un mazzo di violette inviatele dalla principessa di Bouillon. Il regista Stefanutti, ambienta l’opera durante la Belle Époque, periodo di composizione dell''Adriana' che viene rappresentata per la prima volta al Teatro Lirico di Milano il 6 novembre 1902.

"Nel teatro leggero parigino – spiega il regista - spumeggiavano le stelle della Belle Époque, come la Belle Otero, Cléo de Mérode e Lina Cavalieri. Nel teatro classico stavano per affacciarsi nuovi nomi come Eleonora Duse, Leda Gys, Francesca Bertini e Lyda Borelli. Trovo che Adriana assomigli molto più a queste ‘umili ancelle’ che a quelle effettivamente vissute nel ‘700. Una definizione della Borelli mi ha fatto pensare che una strada interessante era quella di ambientare l’opera nell’epoca in cui il teatro e il neonato cinema respiravano la stessa aria e le stesse emozioni. Un mondo ancora in bianco e nero fatto di forti contrasti. Anche il libretto mi suggeriva l’atmosfera di quegli anni, venata di decadentismo, che consentiva di vivere con estrema emotività tutte le vicende di amore e gelosia".

'Adriana Lecouvreur', diretta alla prima milanese da Cleofonte Campanini e con Enrico Caruso nel ruolo di Maurizio di Sassonia, richiamò al suo debutto alcuni fra i nomi più importanti della cultura italiana, come Alberto Franchetti, Umberto Giordano, Ruggero Leoncavallo e Gabriele d’Annunzio. Venne replicata ben tredici volte, prima di iniziare il suo cammino verso i più importanti palcoscenici del mondo: da Amburgo, Barcellona e Lisbona fino a Bologna, Firenze, Genova, Ginevra, Napoli, Odessa, Varsavia, Verona e Trieste.

Nel luglio 1903, Arturo Toscanini la diresse al Teatro de la Opera di Buenos Aires (di nuovo con Enrico Caruso) e poco dopo l’opera andò in scena anche al Covent Garden di Londra, a Città del Messico, al Cairo e ad Alessandria d’Egitto. Il debutto al Teatro Massimo di Palermo si svolse il 19 aprile 1904, con la direzione di Edoardo Mascheroni e alla presenza del compositore.

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