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U2 tra politica e nostalgia: arriva l'album

SPETTACOLO
U2 tra politica e nostalgia: arriva l'album

Dall'innocenza all'esperienza. La politica, la nostalgia e la morte sono i temi delle tredici Songs of experience degli irlandesi U2, le lettere in forma canzone scritte da Bono durante gli ultimi 3 anni. Periodo segnato dall'incidente alla mano di Bono, dall'elezione di Trump e dai consigli del poeta irlandese Brendan Kennelly. Un disco politico, ma anche intimo e personale. Il nuovo album degli U2 Songs of Experience, in uscita l'1 dicembre per Universal, si collega con un filo rosso al suo predecessore Songs of innocence del 2014 non solo nel titolo.

Annunciato già 3 anni fa, contiene brani scritti durante le sessioni dell'album precedente, ma non è una copia. E un'evoluzione, di suono e di testi. Anche perché da quelle sessioni sono sopravvissuti solo pochi brani. In mezzo il tour, ma anche la politica, in particolare Trump e la Brexit, che hanno convinto Bono e soci a rivedere le canzoni e a fare un disco più impegnato. Ma l'album ha anche un lato intimista, dovuto alle riflessioni fatte da Bono durante il periodo di guarigione dal grave incidente in bicicletta del novembre 2014. Incidente che ha impedito al frontman di suonare la chitarra durante la composizione delle canzoni.

Previsto per il 2016, ma portato a termine all’inizio di quest’anno, è stato ispirato anche dal consiglio che il poeta irlandese Brendan Kennelly ha rivolto a Bono di "scrivere come se fossi morto". I brani sono stati concepiti come lettere intime dedicate alle persone e ai luoghi vicini alla band, mentre dal punto di vista musicale si spazia dalle ballate in pieno stile U2 fino all'elettronica e al blues. 

Il disco si apre con Love is all we have left, più simile a una preghiera che a una canzone rock. Il mood intimista si alterna a canzoni più veloci e potenti come You're the Best Thing About Me, scelta come primo singolo, in cui si sente un riff di chitarra in perfetto stile the Edge, e American soul. In quest'ultima, la canzone più politica del disco con riferimenti all'immigrazione e all'accoglienza, l'ospite d'eccezione è il rapper Kendrick Lamar, che restituisce il favore agli U2, presenti nel suo ultimo disco Damn. 

Dalla contemporaneità si passa agli Anni '60 di The Showman (Little More Better) e all'elettronica di The little things that give you away. Il disco si chiude come si era aperto con la ballata 13 (There is a light), la luce in fondo al tunnel: "And there is a light don’t let it go out" canta Bono. Una luce rappresentata anche nella cover in bianco e nero del disco, curata da Anton Corbijn, che ritrae gli attuali figli adolescenti degli U2, Eli Hewson, figlio di Bono, e Sian Evans, figlia di The Edge, che si tengono per mano.

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