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Valeria Golino a Cannes con 'Euforia'

SPETTACOLO
Valeria Golino a Cannes con 'Euforia'

Valerio Mastandrea, Valeria Golino e Riccardo Scamarcio durante il photocall del film "Euforia" a Cannes (AFP PHOTO / Loic VENANCE)

(Adnkronos/Cinematografo.it) - "Se devo raccontare la dimensione esistenziale nel mondo di oggi, cerco drammaturgicamente quei pochi elementi che credo ancora intoccati, e la morte è la regina dei nostri pensieri, delle nostre paure, che cerchiamo sempre di eludere". Valeria Golino torna a Cannes cinque anni dopo 'Miele', e porta la sua opera seconda, 'Euforia', ancora una volta in concorso nella sezione 'Un Certain Regard'. "Lo dico senza nessuna finta umiltà, volevo tornare in Un Certain Regard perché credo che sia la sezione giusta per questo film, poi certo se Frémaux mi avesse offerto il concorso non gli avremmo detto di no", risponde la regista quando le chiedono se non si aspettasse la "convocazione" per gareggiare per la Palma d’Oro.

'Euforia', che arriverà poi nelle sale italiane in autunno con 01 distribution, è la storia di due fratelli. Di un nuovo incontro, dopo che la vita li obbliga a riavvicinarsi a causa di una situazione difficile. Uno è Matteo (Riccardo Scamarcio), giovane imprenditore di successo, affascinante, dinamico e spregiudicato. L’altro, il maggiore, è Ettore, (Valerio Mastandrea), rimasto nella natia Nepi a insegnare nelle scuole medie. Un uomo cauto, che per non sbagliare ha sempre preferito rimanere un passo indietro, nell’ombra.

"E’ vero, se mi fermo a teorizzare trovo che questo e il precedente siano due film speculari e opposti. In 'Miele' la protagonista portava dolcemente la morte, qui invece uno dei due personaggi cerca di rimuoverla del tutto, di poterla combattere. Ma sono ragionamenti che faccio col senno del poi", spiega ancora Golino, che aggiunge: "Con Valia Santella e Francesca Marciano (le altre due sceneggiatrici del film, ndr) erano mesi che leggevamo e cercavamo storie, ma non sentivo nessuna urgenza. In quel periodo ho iniziato a vivere un’esperienza vera, personale, che stava vivendo un mio amico. Storia che poi è molto simile a quella che raccontiamo nel film. L’abbiamo romanzata e rielaborata, certo, anche se i piccoli avvenimenti presenti nel film sono alcuni dei racconti di questo mio amico".

Storia che Scamarcio e Mastandrea sono stati chiamati ad interpretare: "Tutto era in scrittura, oltre alla sintonia nata sul set che ci ha permesso di aggiungere delle cose. I film sono un’alchimia, e c’era veramente un’euforia mentre lo facevamo. Ci conosciamo bene tutti quanti, e abbiamo messo in gioco anche delle emozioni personali, di esperienze vissute. Il testo, l’idea ci ha dato opportunità di andare a ripescare nel nostro animo, nel profondo. Ogni personaggio tratteggiato con estrema attenzione, e Valeria ci fa recitare tarando per ognuno di noi frequenze differenti, vibrazioni che si creano in ogni singola scena, anche attraverso uno sguardo, o una parola", dice Scamarcio.

Ma quale lavoro è stato fatto per raggiungere un certo grado di autenticità? "L’autenticità non te la danno solamente i dialoghi, ma anche i tempi. L’autenticità era nella messa in scena, il dialogo poi risulta familiare soprattutto per quello. Riccardo ha recitato aggiungendo delle cose, io togliendole", racconta invece Mastandrea. Che sul collega aggiunge: "Avendo visto il film, credo che il personaggio che interpreta sia il più importante che abbia mai fatto. Io rappresento l’innesto di un meccanismo, visto che il film è il racconto di una persona (Matteo, ndr) che crede di avere degli strumenti, delle armi per vincere su ogni cosa. E quando gli si presenta un intoppo diverso, prova ad affrontare questo dolore spogliandosi di tutto quello che aveva fatto e ottenuto dalla vita. Ettore è un personaggio-specchio per gli altri, mentre Matteo è pieno di un’umanità che io riconosco, ma che forse non frequento".

Fanno parte del cast anche Isabella Ferrari (Michela, l’ex moglie di Ettore), Valentina Cervi (Tatiana, amica di Matteo) e Jasmine Trinca (Elena, la nuova compagna di Ettore). "Ho chiesto a tre amiche di venire a fare tre svolazzi, come li chiamo io, anche se poi a ben vedere sono tre ruoli fondamentali", dice Valeria Golino, che sull’argomento “parità di genere” nel cinema spiega: "Già il termine ‘quote rosa’ mi mette in imbarazzo. Certo il momento è importante, ma va affrontato in maniera intelligente. Molto meglio che se ne parli, anche male volendo, ma bisogna esporsi in questo senso. Cercando di evolversi. Alcune cose possono e devono essere cambiate però, su questo non c’è dubbio”.

"Valeria è un’amica del cuore. La mia paura era quella di deluderla. Mi sono affidata al suo sguardo, al suo gusto. Il film mi ha davvero emozionato, mi ha molto sorpreso questo sguardo", dice Isabella Ferrari. Mentre Valentina Cervi racconta di non essersi "mai sentita così sicura su un set come durante il film di Valeria. E quando ho visto il film, mi ha veramente colpito quanto sia riuscita ad andare più in alto rispetto alla sceneggiatura, già di per sé bellissima".

Jasmine Trinca, infine, per la Golino già protagonista assoluta di 'Miele', dice: "Quello era un film fatto insieme dalla prima all’ultima scena, qui arrivo verso la fine ma quando quel poco spazio è nutrito in questo modo e soprattutto quando viene cambiata la frequenza con cui di solito gli attori vengono impiegati sempre negli stessi ruoli, è qualcosa di bello e sorprendente. Voi magari vedendo Euforia ci vedete un bel film, io ci vedo Valeria. E ci vedo tutti noi, attraverso sfumature magari sconosciute per chi non si conosce bene come noi".

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