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Cia: più ricerca per futuro agricoltura, parola chiave 'innovare'

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Cia: più ricerca per futuro agricoltura, parola chiave 'innovare'

Crescita della domanda alimentare e crisi ambientale impongono come tema centrale lo squilibrio tra sviluppo e risorse disponibili. Solo da ricerca e innovazione possono venire le risposte per coniugare aumento del reddito delle imprese agricole e incremento delle risorse alimentari senza alterare il già troppo fragile equilibro ambientale. E' la sfida lanciata dalla Cia, nella sua quinta giornata all’Esposizione Universale, significativamente intitolata 'Ricerca e innovazione per l’agricoltura del futuro'.

Non si è ancora spenta l’eco delle proteste degli agricoltori di tutta Europa - in particolare di quelli italiani che soffrono una pesantissima crisi nel settore zootecnico e in quello dell’ortofrutta - che la Confederazione italiana agricoltori passa dalla protesta alla proposta: più fondi per la ricerca e l’innovazione.

Così da puntare agli obiettivi prioritari che la Cia si pone: tutelare la biodiversità, affermare la multifunzionalità agricola, cogliere nella gestione integrata delle filiere opportunità di maggior reddito per le imprese, porre l’agricoltura al centro dello sviluppo sostenibile soddisfacendo al meglio il bisogno alimentare.

A introdurre la giornata, all’Auditorium di Palazzo Italia, è stata la relazione di Rossana Zambelli, direttore generale di Cia: “Il nostro intento -ha detto- è quello di chiamare tutto il mondo agricolo, ma anche i poteri pubblici e tutta la ricerca a un confronto aperto sui nuovi orizzonti dell’attività agricola. Ci sono sfide epocali e urgenti da affrontare perché ci troviamo a operare in un contesto globale socio-economico inedito e rinnovato rispetto al passato. Crisi energetica, crisi ambientale e crisi alimentare: questi i tre grandi temi che condizionano il presente e sono destinati a condizionare il futuro”.

“Produrre di più e meglio, inquinando di meno: è questo -ha spiegato Zambelli- lo slogan da seguire per il prossimo futuro se vogliamo garantire sia la sostenibilità ambientale sia la sostenibilità economica delle imprese agricole. Da questo punto di vista, l’approccio che ha l’Ue con il programma della crescita intelligente è un significativo passo avanti. Ma non c’è dubbio che in questo scenario non basta, serve una crescita compatibile. Per ottenerla, bisogna innovare e ricercare e gli agricoltori da soli non ce la possono fare".

"Serve (ed è questa la proposta di Cia che rivendica il ruolo delle organizzazioni agricole come divulgatori presso le aziende dei risultati della ricerca e come difensori del ruolo di protagonisti delle imprese agricole in uno scenario di sviluppo sostenibile) un sistema scientifico integrato tra pubblico e privato, che può rappresentare la strada da seguire al fine di fornire risposte efficaci e all’altezza delle sfide del settore agricolo”, ha sottolineato.

Infatti “attraverso il giusto ‘mix’ tra ricerca pubblica e privata si potrà anche agevolare quell’irrinunciabile processo di integrazione tra le politiche nazionali ed europee al servizio della ricerca agricola e favorire così -ha concluso il direttore nazionale di Cia- la costruzione di un coordinamento delle politiche dell’agroalimentare che possa definirsi definitivamente globale; e certamente Expo è il luogo ideale per lanciare questa sfida”.

Di tutto questo si è parlato nella tavola rotonda 'La ricerca diventa innovazione quando è applicata con successo', animata dagli interventi dei massimi esponenti della ricerca applicata in agricoltura e che è diventata un confronto internazionale di altissimo profilo per sapere se il futuro agricolo è già qui e adesso.

Vi hanno preso parte: Cosimo Lacirignola, segretario generale del Ciheam; Leith Ben Becher, presidente Associazione agricola tunisina Synagri; Xavier Beulin, presidente Fnsea, Organizzazione agricola francese (tbc); Claudia Sorlini, presidente Comitato scientifico Expo; Claudio Lorenzini, dirigente Disr IV Ricerca e Sperimentazione del Mipaaf; Mauro Gamboni, dipartimento Scienze Bioagroalimentari del Cnr; Anna Vagnozzi, capo ricerca del Crea.

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