Cna Marche, pmi in frenata ma salvate da terziario

Le piccole imprese delle Marche sono in frenata ma vengono salvate dal terziario. Nella prima parte del 2016 le aziende marchigiane sotto i 20 addetti hanno registrato un incremento del fatturato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma il ritmo della ripresa si è dimezzato rispetto alla fine del 2015 quando la crescita era stata del 6,4%. Ad affermarlo il rapporto Trend Marche, presentato oggi da Confartigianato e Cna Marche in collaborazione con la Banca Popolare di Ancona, l'università di Urbino e l'università Politecnica delle Marche.

“A pagare il rallentamento -ha affermato Ilario Favaretto dell’università di Urbino- sono state soprattutto le imprese conto terzi, che hanno visto il fatturato diminuire dello 0,8% mentre le imprese artigiane e le piccole imprese continuano ad avere grandi difficoltà a portare i loro prodotti sui mercati internazionali”.

Una difficoltà, quella delle piccole imprese marchigiane, che trova conferma nella diminuzione delle spese per le retribuzioni (-6,8%), per i consumi (-10,7) e per le assicurazioni (-6,2). A salvare l’artigianato e le piccole imprese da una nuova recessione sono state le aziende dei servizi e del terziario che hanno visto crescere il fatturato del 4,8%. Pesante invece, il calo di fatturato nel manifatturiero (-3,1) mentre si è mantenuto stabile quello delle imprese edili (-0,2%).

Guardando ai settori manifatturieri, si registra un crollo del fatturato della meccanica (-19%) mentre per le imprese del legno mobile si ha un incremento del 5,9% e per il sistema moda del 2,9%. Nei servizi alla persona il fatturato aumenta del 5,5% e del 3,6% nell’autoriparazione. In calo i trasporti (-1,5).

La crisi dei distretti produttivi porta con sé un peggioramento delle condizioni di vita della famiglie. In un anno, secondo le elaborazione dei dati Istat dei Centri Studi Cna e Confartigianato, i marchigiani a rischio di povertà (con un reddito inferiore a 9.850 euro) sono passati da 188.246 a 214.477, con 26.231 nuovi poveri. Percentualmente i marchigiani poveri sono saliti dal 12,2 al 13,9%. In crescita ma meno della media nazionale che è del 19,9%.

In aumento anche i soggetti in stato di grave deprivazione. Sono quelli che non riescono a pagare le bollette, a sostenere spese impreviste superiori a 800 euro in un anno, a sostituire gli elettrodomestici e neppure una settimana di vacanza. A trovarsi in questa condizione sono 166.644 marchigiani (il 10,8% mentre la media nazionale è dell’11,5%) rispetto ai 146.585 di un anno fa (9,5%). In pratica 20.059 marchigiani hanno varcato la soglia dello stato di grave deprivazione negli ultimi dodici mesi.

Anche se la situazione è peggiorata, i marchigiani continuano a stare meglio della media nazionale ma senza interventi per un forte rilancio dei distretti produttivi, dell’artigianato e della piccola impresa, le condizioni di vita ed il reddito delle famiglie non ripartiranno. Di conseguenza anche i consumi resteranno al palo e con essi la produzione e il fatturato delle imprese, in un corto circuito che rischia di portarci dentro una nuova recessione.

La vita delle famiglie marchigiane, infatti, è fortemente condizionata dallo stato di salute delle imprese con meno di 20 addetti, proprio quelle oggetto dell’indagine di Trend Marche. E’ proprio in queste aziende che sono occupati oltre i due terzi (65,2%) dei lavoratori marchigiani. La percentuale più alta d’Italia.

“Nella nostra regione -ha sostenuto Gian Luca Gregori dell’università Politecnica delle Marche- occorre rilanciare il valore artigiano, cioè quelle piccole imprese che si contraddistinguono per creatività, innovazione ed originalità. Nelle Marche le piccole imprese che innovano sono il 28,5%. In particolare il 13,9% ha introdotto innovazioni di prodotto il 13,8% nella gestione aziendale, il 13,3% nel marketing e il 9,8% nei processi produttivi mentre il commercio elettronico viene praticato dal 20,5% delle piccole imprese, con ampi margini di crescita”.

“L'artigianato e le piccole imprese nelle Marche -ha spiegato Manuela Bora, assessore regionale Artigianato e Industria- hanno una grandissima potenzialità di crescita. Per sostenere il sistema produttivo la Regione ha indicato come priorità della programmazione comunitaria l’innovazione, l’internazionalizzazione e il credito. In particolare abbiamo emanato bandi per 10 milioni per l’innovazione nel settore della salute e del benessere. Inoltre 12 milioni nell’innovazione dei campionari per moda e mobile e 8 milioni per le start up innovative".

"Ma il 2016 -ha ricordato- è stato soprattutto l’anno in cui la Regione ha gettato, assieme alle associazioni di categoria, le basi per il confidi unico. Nel mese prossimo uscirà il bando di 12 milioni di euro per sostenere questo progetto , in cui crediamo molto perché le aziende, per fare innovazione e investimenti, hanno bisogno di un sistema efficace del credito. Non nascondo che la situazione sia preoccupante, ma i nostri imprenditori e artigiani hanno tutte le carte in regola per uscire da questa crisi ancora più forti".

“Siamo entrati in una fase -ha chiarito Nunzio Tartaglia, direttore generale Ubi-Banca Popolare Ancona- di stabilità del sistema produttivo marchigiano, con livelli di fatturato mediamente inferiori del 15/20% rispetto a prima della crisi. Con le piccole imprese che hanno perso dal 25 al 30% del fatturato e le grandi imprese intorno al 15%. In questo momento la regione Marche sta facendo più fatica, rispetto ad altre regioni italiane, ad agganciare la ripresa sia produttiva sia occupazionale. Essere una regione soprattutto manifatturiera oggi non è un punto di forza ma di debolezza. Come uscirne? Bisogna lavorare tutti insieme (istituzioni, credito, associazioni, università) per ricostruire delle filiere plurisettoriali che valorizzino territorio, turismo e produzioni di qualità. Inoltre va stimolata fortemente l’innovazione, soprattutto attraverso il finanziamento e il sostegno alle start up”.