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Brexit, l'esperto: "Per finanza internazionale effetti contenuti a breve termine"

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Brexit, l'esperto: Per finanza internazionale effetti contenuti a breve termine

"Effetto Brexit? Nel breve, per la finanza internazionale, ci saranno effetti contenuti. I due elementi fondamentali su cui si regge l’economia britannica sono la finanza e l'import-export. La finanza avrà bisogno di tempo per eventualmente trasferire le sue attività altrove. Mentre nell’import-export il Regno Unito si è sempre avvantaggiato della possibilità di importare beni dai paesi dell’Ue per poi rivenderli alle ex colonie". Così Maurizio Primanni, che ha a lungo lavorato a Londra, ed è ceo di Excellence Consulting, società di consulenza del settore bancario, in un'intervista con Labitalia, parla di come cambierà la finanza internazionale dopo l'annuncio della premier britannica Theresa May che il 29 marzo notificherà a Bruxelles il ricorso all’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

"La Brexit probabilmente -avverte- provocherà effetti di svalutazione della moneta, ma non mi aspetto nel breve termine significativi impatti né sull’occupazione del settore finanziario, né sui saldi commerciali Uk. Il peggioramento di breve termine sarà dunque contenuto, infatti la finanza europea è principalmente Londra-centrica e un cambiamento importante potrà verificarsi solo nel tempo".

"Nel medio periodo invece -sottolinea- c’è da attendersi che numerose banche internazionali ridurranno la loro presenza nella capitale inglese; tuttavia esse hanno strutture complesse, il cui trasferimento in altra location necessiterà di almeno 3 anni. Ricordiamo, però, che le principali banche Usa hanno annunciato migrazioni importanti di organico a Londra: J.P. Morgan prevede da 1.000 a 4.000 persone, Goldman Sachs 1.500, Morgan Stanley 1.000. Tutti consumatori high spender in Uk per giunta".

"Nel lungo periodo quindi -fa notare Maurizio Primanni- la finanza ne risentirà maggiormente. Ci sono altri Paesi con città che offrono agevolazioni, infrastrutture, quartieri, soluzioni ad hoc per hub finanziari. Penso a Francoforte o a Parigi, ma anche a Milano. A mio parere, poi, occorrerà prestare attenzione anche al Lussemburgo. Ciò per due ragioni. Primo, perché essa è storicamente nota come importante piazza finanziaria, pur avendo visto ridursi nell’ultimo periodo i volumi di attività. In secondo luogo, perché ha un peso politico significativo all’interno dell’Unione europea: ne è, come noto, uno dei Paesi fondatori e l’attuale presidente della commissione Jean-Claude Junker è l’ex primo ministro del Granducato".

Dando uno sguardo oltreoceano, per l'esperto, "Trump ha dato un segnale importante quando ha invitato alla Casa Bianca Theresa May: un modo per rinsaldare la storica alleanza tra i due Paesi, ma soprattutto un messaggio chiaro ai mercati finanziari".

"Trump, che sta mostrando una linea politica con scarsa attitudine alla negoziazione, è più facile -chiarisce- che prediliga un unico interlocutore, appunto l'Uk uscito dall’Ue, piuttosto che la stessa Ue, che ai suoi occhi potrebbe risultare eccessivamente pletorica. Dall’altra parte, la May e l'Uk potranno trarre inequivocabile vantaggio nell’appoggiarsi sugli Usa, cercheranno per così dire una sorte di protezione. Bisogna vedere fino a che punto la finanza internazionale appoggerà questa intesa".

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