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Inca Cgil, a Londra tavolo di monitoraggio degli italiani su trattative per Brexit

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Inca Cgil, a Londra tavolo di monitoraggio degli italiani su trattative per Brexit

"La sede Inca Cgil Uk a Londra è diventata il luogo d'incontro di un tavolo di monitoraggio sulle trattative tra Ue e Regno Unito per la Brexit. Dell'iniziativa, che si chiama 'Together Forward', fanno parte moltissime associazioni di italiani in Uk e, soprattutto, tantissimi giovani che vivono o studiano lì. E, come Inca, abbiamo raccordato i lavori del tavolo con la nostra sede di Bruxelles". Così Andrea Malpassi, responsabile Area Estero dell'Inca Cgil, patronato che ha sedi in tutto il mondo, parla con Labitalia di come si vive, tra gli italiani a Londra, il momento dell'avvio ufficiale della Brexit.

La sede britannica dell'Inca, che si trova nel quartiere di Islington, ogni anno accoglie circa 10.000 richieste da parte di cittadini italiani che hanno bisogno di svolgere pratiche o di avere semplici informazioni su come sono le procedure oltremanica.

"Negli ultimi tempi -sottolinea Malpassi- c'è tantissima preoccupazione non solo tra gli italiani che già vivono nel Regno Unito, ma anche tra quelli che hanno intenzione di venirci. E ultimamente il nostro ufficio a Londra è sempre affollato di persone che vengono a chiedere il certificato di Permanent Residency, una specie di residenza che per ora è valida, ma non sappiamo se sarà mantenuta".

I timori dei nostri connazionali riguardano principalmente due aspetti, riporta Malpassi: "Il primo -spiega- è quello di eventuali limitazioni alla libertà di circolazione. Il secondo è quello di restrizioni nell'accesso al lavoro e, di conseguenza, nell'accesso alle prestazioni sociali". Pericoli che "certamente non si possono concretizzare nell'immediato -aggiunge Malpassi- ma che possono profilarsi se non si inserisce nel negoziato un punto molto chiaro sulla libertà di circolazione".

Gli italiani in Uk, ci tiene a sottolineare Malpassi, "sono una comunità ben integrata, soddisfatta di vivere in quel Paese e anche l'atteggiamento di gran parte degli inglesi verso di loro è molto positivo". "La Brexit -aggiunge l'esponente dell'Inca- è infatti vissuta con preoccupazione anche da larga parte della popolazione inglese che spinge perché sia mantenuta la libertà di circolazione in Europa".

Comunque, con l'apertura del negoziato, "bisognerà vigilare molto", osserva Malpassi. "Nei giorni scorsi, ad esempio, è circolata un'ipotesi inquietante, cioè espellere i cittadini stranieri che dopo 5 anni non abbiano superato il reddito di 35.000 sterline l'anno". "Significherebbe che colf, badanti, infermieri non specializzati potrebbero lavorare con salari bassi per 5 anni ed essere poi espulsi. Una sorta di sfruttamento legalizzato che potrebbe agire come ricatto anche su fasce più alte di impiego", conclude.

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