Cida, metà italiani ha pagato 'solo' 4,87% Irpef nel 2015

Nel 2015, poco meno della metà degli italiani, 27,59 milioni di abitanti (il 45,48% dei cittadini italiani), ha pagato, anche per via delle detrazioni fiscali e del bonus da 80 euro, solo 185 euro di Irpef a testa. In pratica, solo il 4,87% dell’Irpef totale e, si suppone di conseguenza, pochissimi contributi sociali. Sono questi alcuni dei dati che emergono dall’approfondimento sulle dichiarazioni individuali dei redditi Irpef e quelle aziendali relative all’Irap, curato per il quarto anno consecutivo dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali nell’ambito delle verifiche di sostenibilità del sistema di protezioni sociale italiano.

Realizzato con il supporto di Cida, il documento si avvale dunque del vasto database reso disponibile dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nonché dei dati Istat.

I redditi 2015 dichiarati ai fini Irpef tramite i modelli 770, Unico e 730 lo scorso anno, ammontano a un totale di 832,970 miliardi, di cui ben 455 erogati direttamente dallo Stato (325 circa per pensioni, prestazioni assistenziali, sostegno del reddito e rendite Inail e altri 130 circa per gli stipendi della pubblica amministrazione). Ben 817,264 il valore complessivo riferito invece all’anno precedente con un incremento che, escludendo i redditi relativi alla cedolare secca, è pari all’1,7%. Su tali redditi, al netto dell’effetto del bonus da 80 euro, di cui hanno beneficiato 11.155.355 contribuenti con redditi fino a 29 mila euro, per uno sgravio complessivo di 8,964 miliardi di euro (i contribuenti agevolati erano 11.291.064 nel 2014 per uno sgravio di 6,076 miliardi), il totale Irpef versato diminuisce dal nominale di 171,714 miliardi a 162,750 miliardi (160,976 nel 2014).

Rapportando la percentuale di crescita dei redditi (+1,7%) con quella dell’Irpef prima e dopo il bonus, si evidenzia dunque un aumento del carico fiscale per i redditi sopra i 29 mila euro di oltre il 3,6% e una pari riduzione in quelli sotto il livello del bonus, il che di fatto implica una traslazione mascherata del carico fiscale dai secondi ai primi.

Dati interessanti emergono poi non solo dall’analisi degli importi, ma anche dalle cifre relative al numero dei dichiaranti che, nel 2015, sono stati 40,77 milioni. Di questi, tuttavia, solo 30,9 milioni hanno presentato una dichiarazione dei redditi positiva: se si tiene conto del fatto che gli italiani sono 60,655 milioni, ciò vuol dire che oltre la metà dei cittadini italiani (il 50,9%) è a carico di qualcuno.

Situazione che difficilmente sembra rispecchiare la realtà, come ha sottolineato Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali e autore della ricerca insieme a Paolo Novati, nel corso del convegno dedicato all’equità fiscale organizzato da Cida Lombardia. "Le dichiarazioni dei redditi 2015 ai fini Irpef presentate lo scorso anno evidenziano il perdurare di una situazione di criticità nel nostro impianto fiscale, almeno per due ragioni. La prima è che il sistema, lungi dal far emergere i redditi, sembra piuttosto incentivare a dichiarare il meno possibile, così da poter usufruire delle agevolazioni fiscali e dei benefici collegati al reddito, che Stato, Regioni ed Enti locali erogano di fatto sulla base di quanto si dichiara, spesso tramite un Isee facilmente aggirabile, e in assenza di una banca dati nazionale dell’assistenza. Secondo motivo, la somma di alte aliquote fiscali sui redditi con doppia progressività, abbinate ad alte imposte dirette, in primis l’Iva, incentivano a pagare in modo irregolare".

Sono in particolare 680.422 i connazionali che dichiarano reddito nullo o negativo (l’1,67%), mentre a dichiarare redditi fino a 7.500 euro lordi l’anno (una media di 312 euro lordi al mese considerando la mediana di 3.750 euro) sono 9.378.279 cittadini italiani, il 23%. Considerando l’effetto bonus, emerge dalla ricerca, ogni contribuente paga quindi 44 euro di Irpef l’anno ed è di conseguenza totalmente a carico della società; considerando invece il rapporto contribuenti-cittadini (1,488), emerge che i 14.967.194 abitanti corrispondenti ai dichiaranti pagano un’Irpef media pro capite di 30 euro l’anno.

Scaglione di reddito successivo è dunque quello tra i 7.500 e i 15 mila euro di reddito lordo annuo, all’interno del quale lo studio Itinerari Previdenziali conta 8.483.503 contribuenti (il 20,81%) che pagano, considerando il bonus, un’Irpef media annua di 549 euro (369 l’Irpef pro capite per abitante). Tra i 15 mila e i 20 mila euro di reddito lordo si collocano invece 5,9 milioni di contribuenti, pari a 8,75 milioni di abitanti, che pagano un’imposta media annua, al netto del bonus, di 1.371 euro, sufficiente per pagarsi il 74% della loro spesa sanitaria pro capite.

Ricapitolando, dunque, i primi 18.542.204 contribuenti (il 45,48%, di cui 6.704.584 pensionati) dichiarano redditi lordi da 0 a 15 mila euro e quindi vivono con un reddito medio mensile di circa 625 euro lordi, meno di quello di molti pensionati (mediana di 7.400 euro); a loro corrispondono circa 27,59 milioni di abitanti che, quindi, anche grazie alle detrazioni, pagano, come già evidenziato, 185 euro l’anno di Irpef. Se si considera che la spesa sanitaria pro capite è pari a circa 1.850 euro, se ne deduce che, per questi primi tre scaglioni di reddito, la differenza tra l’Irpef versata e il solo costo della sanità ammonta a 50,13 miliardi che sono a carico degli altri contribuenti. Un dato certo non esaustivo dell’intera questione, perché appunto riferito alla sola sanità e non a tutti gli altri servizi garantiti da Stato ed Enti locali, ma che è comunque esemplificativo.

Più della metà dell’Irpef è versata dal 12% dei contribuenti. Nel 2015 lo Stato ha speso per pensioni, sanità e assistenza 447,36 miliardi: di questi, circa 172,2 sono stati coperti da contributi sociali versati dalla produzione, mentre la quota restante – in assenza di “tasse di scopo” – ha dovuto e deve essere necessariamente finanziata tramite la fiscalità.

E si arriva agli scaglioni di reddito più elevati. Sono circa 33.989 i contribuenti che si collocano sopra i 300 mila euro (lo 0,08%, 2.244 unità in più rispetto al 2014), che pagano però il 4,92% dell’Irpef complessiva (4,71% nel 2014). Sopra i 200 mila euro di reddito, lo studio evidenzia invece lo 0,2% dei contribuenti (0,19% nel 2014), che paga il 7,56% (il 7,3% nel 2014) dell’Irpef. Con redditi lordi sopra i 100 mila euro (meno di 52 mila netti), si conta invece l’1,08%, pari a 440 mila contribuenti (424 mila nel 2014), che tuttavia pagano il 17,22% (16,9% nel 2014) dell’Irpef.

Sommando a questi contribuenti anche i titolari di redditi lordi superiori a 55 mila euro, si ottiene quindi che il 4,27% del totale paga il 34,02% dell’Irpef (33,6% nel 2014) e considerando, infine, i redditi sopra i 35 mila euro lordi, risulta che l’11,97% (11,28% nel 2014) paga il 53,7% (il 52,5% nel 2014) di tutta l’Irpef. Per tutte le classi di reddito più alte, il carico fiscale 2015 è quindi aumentato sull’anno precedente, mentre il reddito spendibile - per via dell’impossibilità di accedere a molti servizi pubblici gratuitamente perché titolari di redditi non tutelati (ad esempio, esenzione da ticket, utilizzo dei mezzi pubblici con sconti, etc) - è diminuito, con conseguente impoverimento della classe media.