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L'esperto: "Da finanza a Ogm, Ue contrasti speculazione alimentare"

DATI
L'esperto: Da finanza a Ogm, Ue contrasti speculazione alimentare

Giovanni Affaba ad Sipcam-Oxon

"Dalla finanza alla Cina agli ogm, l’Unione europea contrasti la speculazione alimentare". Lo auspica, in un'intervista a Labitalia, Giovanni Affaba, amministratore delegato di Sipcam-Oxon, primo gruppo multinazionale italiano e 15esimo al mondo del settore dell’agrofarmaco, ed esperto del settore.

"Da sempre -spiega- ma in particolare da un decennio or sono, la finanza investe nelle commodities agricole. Nel 2007-2008 accadde che la bolla immobiliare statunitense iniziò a sgonfiarsi e molti possessori di mutui cosiddetti subprime divennero insolventi, parallelamente emerse dirompente la crisi sui derivati, strumenti finanziari che sostanzialmente scommettevano su certe evoluzioni dei tassi e sui cambi. Fu un colpo per le banche d’affari più importanti".

"La conseguenza -ricorda- fu, per esempio, che Lehman Brothers dichiarò bancarotta, mentre Goldman Sachs e Morgan Stanley divennero banche generaliste. Le borse tornarono ai livelli della fine degli anni 2000. La finanza aveva bisogno di un settore dove investire e dove gli investimenti potessero essere più oculati: di qui l’interesse per le commodities agricole, in particolare soia e cereali (grano, riso e mais), i cui futures da allora vengono sempre più proposti sulle maggiori piazze finanziarie, da Londra a New York. Ovviamente si è creato il meccanismo tipico di ogni speculazione: importanti derrate di cibo e di alimenti vengono immagazzinate per regolare il rapporto tra la domanda e l’offerta, per fare salire e scendere i futures".

"L’umanità -avverte- non può fare a meno delle derrate agricole, ma queste ultime sono soggette a fattori che condizionano l’andamento della domanda e dell’offerta. La ragione non è solo legata a fenomeni climatici, come i monsoni nell’Oceano Indiano o El Nino, che determina inondazioni e siccità nei paesi del Pacifico Centro-Meridionale e Orientale, o come in generale l’innalzamento della temperatura in atmosfera. La ragione più profonda è l’aumento della popolazione mondiale e il suo fabbisogno alimentare".

"Oggi -sottolinea Giovanni Affaba- sulla terra siamo circa 7,5 miliardi di persone, considerando l’attuale tasso di crescita nel 2050 saremo oltre 9 miliardi. Attualmente le due economie crescenti, Cina e India, totalizzano 2,6 miliardi di persone. Popolazioni che, a causa del crescere delle loro economie, e quindi dei loro redditi, chiedono cibo sempre in maggiori quantità e sempre più diversificato, un po’ quello che successe in Europa nell’immediato dopoguerra. Inoltre non dimentichiamo che attualmente si allevano nel mondo per ragioni alimentari 7 miliardi di animali (bovini, suini, pollame), che devono essere anch’essi sfamati tramite prodotti ottenuti con l’agricoltura".

"Se da un lato -sottolinea- c’è un costante aumento di fabbisogno di derrate agricole, dall’altra parte la terra coltivabile sul nostro pianeta è un bene finito. È quindi normale che i prodotti dell’agricoltura e i futures a essi legati siano oggetto di investimento e di speculazione finanziari".

"La terra coltivabile -ribadisce- è un bene finito e per questo l’utilizzo degli agrofarmaci (fertilizzanti, erbicidi, funghicidi, insetticidi e in generale mezzi tecnici) è indispensabile in agricoltura. La Fao afferma che senza l’impiego di mezzi tecnici per l’agricoltura il 40% delle derrate agricole mondiali andrebbe perduto. La Cina, che ha una popolazione di 1,3 miliardi di persone e che ha ampia parte del suo territorio fatto di aree desertiche e montagnose, quindi non adatte all’agricoltura, da un lato deve aumentare la produttività sulle superfici coltivabili e dall’altro, proprio perché queste superfici sono limitate, sta comprando vasti terreni in Africa e anche in Sud America".

"In Europa -chiarisce- i controlli e le normative che regolano l’impiego degli agrofarmaci sono molto più severi di quelli applicati in Cina. Ciò significa che c’è il rischio che i prodotti che importiamo dalla Cina, dal pomodoro alla frutta, contengano dei residui di agrofarmaci che possono superare i limiti europei. Credo che tutto ciò sia una contraddizione della globalizzazione così come è venuta a caratterizzarsi negli anni: l’Unione europea impone regole severe al proprio interno e poi consente che siano venduti nei suoi Paesi membri prodotti ottenuti anche tramite la negazione delle stesse regole".

"La Cina -rimarca Affaba- sta comprando intere parti di Paesi africani, ma anche ettari e ettari di vaste aree dell’Argentina per soddisfare il proprio fabbisogno alimentare. E' vero che, in particolare per quanto riguarda l’Africa, la Cina sta arricchendo questi Paesi di infrastrutture. Pensiamo al treno 'Madaraka Express', inaugurato di recente e finanziato dalla Cina, che collega la capitale keniana Nairobi a Mombasa, sull’Oceano Indiano, in 4 ore e mezza contro le 12 della vecchia linea costruita dagli inglesi a fine 800".

"Tuttavia -ammette- in questo modo si crea una nuova forma di colonialismo, fatto di dipendenza e di mancanza di autonomia del Paese più povero nei confronti di quello più ricco. Ciò non riguarda solo la Cina. Mi riferisco a quel fenomeno noto come land grabbing (accaparramento della terra) ovvero l’acquisizione su larga scala di grandi estensioni agrarie in Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America del Sud da parte di compagnie transnazionali, Stati stranieri e persino privati".

"L’Unione europea -afferma- ha cercato di regolamentare il settore agricolo, ma ha finito per determinare delle distorsioni di mercato. L’urgenza di oggi è trovare nuove regole per consentire agli agricoltori europei e in particolare a quelli italiani di avere vantaggi commerciali dalla globalizzazione, non di esserne penalizzati come succede ora. Pensiamo al cosiddetto set-aside, la politica agricola dell’Ue che consisteva nel ritiro dalla produzione di una determinata quota di prodotto. L’obiettivo era controllare la sovrapproduzione di cereali, e di altri seminativi, al fine di evitare gli effetti depressivi sui prezzi agricoli".

"La scelta di destinare porzioni di terreno al set-aside -chiarisce- era incentivata dalla politica agricola comune, che prevedeva la corresponsione, al proprietario del fondo, di un contributo economico. Tuttavia in molti casi i produttori prendevano gli incentivi, ma continuavano a produrre per soddisfare un settore che nel frattempo aveva preso piede: quello delle bioenergie, un comparto che avrebbe poi stentato perché imposto e governato dalla politica e non nato spontaneamente secondo logiche di mercato".

"La pac -dice- favorisce le produzioni locali. Questa scelta in teoria ha delle ragioni condivisibili: pensiamo per esempio all’importanza delle bio-diversità per un Paese come l’Italia. Tuttavia la logica centralista e dirigista dell’Ue è stata penalizzante per il nostro Paese. Mi riferisco per esempio alla produzione delle barbabietole da zucchero: fino al 2000 questa coltivazione interessava oltre 200mila ettari del nostro territorio, adesso appena 25-35mila, con ricadute pesanti anche in termini occupazionali in quella che era l’industria saccarifera italiana. Ancora una volta la politica ha imposto scelte dall’alto, che hanno penalizzato la concorrenza e il mercato".

"Gli ogm -ricorda Affaba- sono organismi geneticamente modificati, semi che rendono le coltivazioni più resistenti alle malattie, quindi meno bisognosi di agrofarmaci. Essi sono consentiti pressoché in tutto il mondo, in primis negli Stati Uniti e in Brasile, mentre sono vietati in Europa. A causa di ciò, la produzione in Usa e Brasile è meno costosa e più intensiva e di conseguenza il costo del prodotto è più competitivo rispetto a quello europeo. Assistiamo poi alla situazione paradossale che l’Europa acquista cereali dagli Stati Uniti e dal Brasile o consente la vendita di prodotti alimentari realizzati con l’impiego di derrate agricole ottenute tramite ogm".

Il fatto che le sementi "siano nelle mani di poche multinazionali pone l’agricoltore in una situazione di dipendenza dalla multinazionale stessa che vende allo stesso tempo il seme e l’agrofarmaco necessario alla cura della pianta nata da quel seme. Il problema è ancora maggiore se si pensa alla situazione di oligopolio del settore dove quattro società controllano il mercato. Le recenti acquisizioni nel settore, pensiamo a ChemChina che ha acquistato la prima società mondiale di agrochimici (Syngenta) per 43 miliardi di dollari, o a Bayern, che ha comprato Monsanto, specializzata in biotecnologie agrarie, per 66 miliardi, acuiscono questo problema. La politica dovrebbe vietare a chi vende sementi di commerciare agrofarmaci: la mia personale opinione è che bisognerebbe tenere separati i due ambiti".

"In Italia -ricorda ancora- in linea con le direttive europee, è stato introdotto l’obbligo per i fornitori di benzina e gasolio di immettere in consumo una quota minima di biocarburanti, al fine di svilupparne la filiera, aumentarne l’utilizzo e limitare l’immissione di CO2 in atmosfera. Ma anche in questo caso assistiamo a un paradosso. Questa direttiva è una delle cause del disboscamento della Malesia e dell’Indonesia per l’accaparramento dell’olio di palma, che serve per produrre il biocarburante".

"Le navi -fa notare- fanno il giro del mondo, inquinando, per portare in Europa tale prodotto per creare quel biocarburante che dovrebbe limitare l’inquinamento dell’atmosfera. Sono favorevole ai carburanti da fonte rinnovabile visto che quella fossile è destinata a finire ma la filiera deve essere corta. I produttori di carburanti in Europa dovrebbero avere l’obbligo di incorporazione di una percentuale di biocarburante prodotto in Europa con fonti rinnovabili coltivate in Europa, lo stesso dovrebbe essere negli altri continenti. Solo così si eviterebbero queste storture".

"Sipcam-Oxon -assicura Giovanni Affaba- ha scelto di mantenere la propria indipendenza e ha deciso di non quotarsi in borsa, con l’obiettivo di svilupparsi con strumenti di autofinanziamento e di accesso al credito bancario, mirando a prospettive di medio e lungo termine senza farsi condizionare dai risultati nel breve".

"Partendo dall’Italia e rifacendosi -rimarca- ai motivi ispiratori delle origini, il gruppo si è affermato nel mondo puntando sullo sviluppo di prodotti e sull’eccellenza produttiva. L’attività di ricerca da sempre è focalizzata a individuare le soluzioni più adatte per soddisfare le necessità dei vari mercati attraverso la progettazione di processi industriali sostenibili per la sintesi di principi attivi, lo sviluppo di nuove soluzioni fitoiatriche, l’invenzione di formulazioni innovative, la promozione di specialità provenienti dalle società partner con ricerca chimica di base".

Sipcam-Oxon "ha sviluppato una vasta gamma di prodotti per le grandi colture ed è in grado di soddisfare le esigenze di quelle specialistiche di nicchia, un ambito dove è meno forte la concorrenza delle grandi multinazionali. La volontà è di crescere in maniera organica in tutti i mercati, optando per uno sviluppo graduale ma che sappia cogliere tutte le opportunità".

"Questa espansione -sottolinea- si è anche concretizzata attraverso alleanze strategiche nei diversi paesi e rilevanti investimenti materiali e immateriali che consentono una costante innovazione di prodotti e di processi".

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