La semina diretta frena la desertificazione, a Matera il 'Granotill della cultura'

Fermare la desertificazione dei terreni agricoli è una delle grandi sfide che l’agricoltura mondiale si trova ad affrontare in questo millennio. La perdita di fertilità del suolo, a fronte di una richiesta alimentare che continua a crescere, è un problema che non riguarda solo il mondo agricolo, ma deve coinvolgere tutta la nostra società per le conseguenze ambientali, economiche e sociali che comporta. La risposta a questo problema, emersa nel corso del 'GraNotill della cultura', organizzato sabato e domenica, a Matera, da Semina Diretta 2.0 no profit, può arrivare da una tecnica all’apparenza semplice e antica ma che, attuata con i giusti tempi e modalità, si rivela incredibilmente efficace: la semina diretta.

“Abbiamo organizzato il GraNOtill della cultura - ha spiegato il presidente di Semina Diretta 2.0, Lino Falcone - perché riteniamo che per raggiungere l'obiettivo della conservazione del suolo sia indispensabile il coinvolgimento e la sensibilizzazione degli addetti ai lavori, e per questo è fondamentale lavorare sulla formazione, ma anche dell'opinione pubblica e delle istituzioni attraverso eventi di grande rilevanza”.

Due giorni tra il Palazzo della Provincia di Matera e i campi, con approfondimenti tecnici, dimostrazioni, confronti ad alto livello, ma anche un grande impegno per sollecitare i più giovani, bambini e ragazzi di tutti gli ordini di scuole, a comprendere l’importanza delle tematiche ambientali e agricole. Nella prima giornata i protagonisti sono stati bambini e ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori con i loro lavori sulla conservazione del suolo esposti nella Sala Consiliare della Provincia di Matera. Ma la giornata di sabato è stata anche un momento di confronto ad alto livello nell’ambito del convegno 'Semina diretta e tutela dell’ambiente', presso la Sala Consiliare del Palazzo della Provincia di Matera, nel corso del quale esponenti di istituzioni italiane e internazionali e del mondo dell’università e della ricerca hanno illustrato i vantaggi ambientali, agronomici e sociali della semina diretta.

“Questa tecnica - ha sottolineato il presidente di Semina Diretta 2.0 - rappresenta una soluzione in grado di fornire grandi vantaggi per la collettività, grazie al ridotto impatto ambientale e alla conservazione del suolo, e per gli agricoltori, che possono ottimizzare la gestione aziendale con una resa che in alcune situazioni può anche essere maggiore rispetto alle tecniche tradizionali”. Anna Luise, dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale Ispra, ha paragonato il suolo alla “pelle del mondo, un sistema complesso e delicato e non solo un substrato produttivo”.

“Le temperature sono chiaramente in aumento, anche se i modelli matematici non riescono a prevedere in modo uniforme le conseguenze. L’agricoltore certamente subisce il clima, ma può intervenire sul suolo per cogliere opportunità”, ha aggiunto Marcello Donatelli, direttore del Centro di ricerca agricoltura e ambiente Crea.

“Il suolo - ha chiarito la rappresentante della Fao, Lucrezia Caon - gioca un ruolo fondamentale per la vita sulla superficie della terra. Ciononostante, ad oggi, il 33% dei suoli mondiali è da moderatamente ad altamente degradato a causa principalmente di processi erosivi, salinizzazione, acidificazione ed inquinamento chimico. Per far fronte a questa situazione e aumentare gli sforzi e le sinergie d'azione tra gli utilizzatori del suolo (comprese le forze politiche ed istituzionali), nel 2012 è stata istituita l'Alleanza mondiale dei suoli (Global Soil Partnership). L'alleanza promuove una gestione sostenibile della risorsa suolo e punta a migliorarne le politiche di gestione”.

Un contributo fondamentale per raggiungere questi obiettivi può arrivare dalla semina diretta che, come ha evidenziato Dario Giambalvo, della facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Palermo, “è una tecnica che, se applicata in modo corretto, può contribuire a mitigare l'impatto sull'ambiente, riducendo i processi erosivi, incrementando l'attività biologica del suolo e migliorandone la fertilità”. Francesco Zecca, professore di Economia agroalimentare presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma, ha dichiarato che “la semina diretta è una soluzione estremamente interessante per la gestione aziendale, che ad oggi trova applicazione solo a carattere spontaneistico e non strategico, a causa della carenza e frammentazione delle informazioni, laddove sarebbe necessario utilizzare la semina diretta come strumento strategico per lo sviluppo e la sostenibilità dei sistemi agricoli territoriali”.

Nel corso del convegno, il presidente Lino Falcone ha poi illustrato la strategia organizzativa e di sviluppo di Semina Diretta 2.0 no profit, fondata sul comitato operativo, costituito da professori e ricercatori, dagli ambasciatori, agricoltori e tecnici formati appositamente per portare l'informazione sul campo, dalle aziende in cui si sviluppano protocolli e progetti innovativi sulla tecnica e dagli infopoint, presidi territoriali a diretto contatto con gli agricoltori. “Passo fondamentale e assolutamente innovativo - ha aggiunto Falcone - è il progetto di semina diretta in regime di agricoltura biologica, affinché anche questo settore possa contribuire alla conservazione del suolo”.

Luca Braia, assessore alle Politiche agricole e forestali della Regione Basilicata, ha riconosciuto il valore delle attività di Semina Diretta 2.0 nel campo dell’informazione e della formazione sulla tecnica e alla filiera di Pastalife l’impegno nella valorizzazione degli agricoltori che tutelano dell’ambiente: “La Regione Basilicata ha messo il massimo impegno nella misura del Psr, che ha avuto le adesioni di circa 500 aziende per circa 20 mila ettari”.