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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

DATI
Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

"Sviluppo e lavoro richiedono di essere assunti in termini contestuali. Il lavoro non viene 'dopo' lo sviluppo, come portato o conseguenza dello stesso. Al contrario, ne costituisce un elemento coessenziale al pari di altri fattori quali l' innovazione, la qualità, la creatività che proprio nelle persone trovano il loro radicamento e la possibilità di piena esplicazione". Lo ricorda dalle pagine di Avvenire, Lorenzo Caselli, professore emerito di Economia all' Università di Genova. "Il gap tra dinamiche produttive ed esigenze quantitative e qualitative del lavoro -aggiunge- richiede di essere ricomposto nell' ambito di una concezione allargata di sviluppo, nella quale la valorizzazione delle risorse umane non è un costo da minimizzare, ma al contrario una grande opportunità, sia per aumentare la qualificazione e la competitività dell' intero sistema-Paese sia per ampliare la gamma di beni e servizi ad alto valore aggiunto. Con altre parole potremmo dire che per stare sulla scena mondiale un Paese come l' Italia non deve costare di meno (ci saranno sempre realtà con costi inferiori), ma al contrario valere di più".

"Anzitutto è già positiva in sé questa novità della relazione sugli indicatori di benessere. Perché significa che sta cambiando, in meglio, il modo di leggere i dati e lo stato di salute del Paese". Gianni Bottalico, co-fondatore dell'Alleanza contro la povertà in Italia ex presidente delle Acli e impegnato nell' AsViS, parla con Avvenire del passo in avanti compiuto con la prima misurazione a prova di Bes, per poi concentrarsi sui risultati: "Dimostrano che l' Italia sta andando nella giusta direzione". In un quadro non privo di criticità, nei dati della ricerca il ministro dell' Economia Padoan vede segnali incoraggianti, soprattutto grazie al binomio 'più reddito disponibile, meno disuguaglianza'.

Il primo provvedimento del nuovo esecutivo, spiega Silvio Berlusconi al Corriere della Sera sarà "un intervento per combattere la disoccupazione giovanile, soprattutto al Sud. Proponiamo una decontribuzione e una detassazione per le aziende che assumono giovani disoccupati: per tre anni di apprendistato e per tre anni di effettiva assunzione. Sei anni in cui il costo del lavoro è solo quello dello stipendio pagato al lavoratore". Il Jobs act di Renzi, dice il leader di Forza Italia "ha portato soprattutto ad assunzioni a tempo determinato. Per le aziende contano invece le assunzioni a tempo indeterminato. E anche per i lavoratori che possono fare progetti a lungo termine". Potrebbe chiamarsi, aggiunge "Young act"". Altre priorità sono le "pensioni di almeno mille euro a chi le ha più basse. E mille euro anche a tutte le mamme, che lavorano per tutta la vita a ogni ora del giorno e della notte, dai 67 anni in avanti".

"Sono contro forme di sussidio come i redditi di cittadinanza o di dignità proposti un po' da tutti. È una forma di assistenzialismo che non aiuta a uscire dalla marginalizzazione ma anzi in molti casi la rafforza, come è emerso in Inghilterra e Australia. Mettiamo quelle risorse a disposizione del sostegno all' occupazione, riducendo significamente il cuneo fiscale non solo per alleggerire il costo del lavoro a carico delle imprese ma anche per rendere più pesanti le retribuzioni nette che finiscono nelle tasche dei lavoratori. In questo modo incentiviamo contemporaneamente l' occupazione e i consumi, ovvero le principali leve per far crescere il Pil". Lo dice Beatrice Lorenzin al Sole 24 Ore.

Tra i 497 addetti della Embraco a un passo dal licenziamento ci sono molte coppie, scrive La Repubblica: "Del resto qui attorno questa è l' unica grande fabbrica rimasta e 20-25 anni fa tutti facevamo domanda per lavorare qui", racconta Angelo Amato, 52 anni, impiegato dell' azienda di Riva presso Chieri e rappresentante sindacale della Uilm. La sua situazione, poi, è ancora più particolare: anche suo fratello Antonio lavora alla Embraco, come pure le loro mogli Angela e Francesca. Due famiglie, quattro lavoratori che tra un mese perderanno il posto e cinque figli in tutto da mantenere, che in una sola parola si riassume così: "Un disastro", dice Angelo. E pensare che la sua vita poteva prendere tutta un' altra piega: "Il giorno in cui ho iniziato qui, 24 anni fa, avevo anche un colloquio con un' altra piccola azienda che faceva manutenzione elettrica. Avrei anche potuto mettermi in proprio se avessi voluto. Invece ho scelto la multinazionale, convinto che in una grande impresa il mio futuro sarebbe stato più sicuro".