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Cia, riscoprire frutti antichi con l’aiuto dei capolavori dell'arte all'Expo

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Cia, riscoprire frutti antichi con l’aiuto dei capolavori dell'arte all'Expo

Se Foody - la mascotte di Expo - prende spunto dall’Estate di Giuseppe Arcimboldo, all’Esposizione universale arriva una mostra unica: 'Capolavori di frutta', promossa dalla Cia, allestita nello spazio del Biodiversity Park, e visitabile negli orari di Expo fino al 12 agosto. Nasce da un profondo lavoro di ricerca che è stato svolto dalla Fondazione 'Archeologia Arborea' (San Lorenzo di Lerchi, Città di Castello, Perugia) animata da Isabela Della Ragione, che ha una sua collezione di oltre 400 cultivar di frutti antichi e autoctoni.

Lo scopo della mostra, presentata all'Expo dalla Cia, è quello di illustrare il valore culturale della coltivazione di frutti antichi, di far soffermare l’attenzione sull’agricoltore custode, ma anche di stimolare nuove ricerche sul connubio ambiente-rurale manifestazioni d’arte. Peraltro la Cia, anche dall’Expo, ha ribadito l’opportunità che le imprese agricole si facciano custodi e promotrici del patrimonio storico, archeologico e artistico del Paese. E in questo patrimonio rientrano a pieno titolo anche le cultivar antiche.

Chi visiterà la mostra - che non a caso è allestita nello spazio del Biodiversity Park proprio per rivendicare il valore patrimoniale della biodiversità e l’azione di promozione e tutela che le imprese agricole di Cia svolgono - potrà scoprire le ciliege di Piero della Francesca, le mele del Pinturicchio, le prugne dell’Alunno e altri capolavori che rappresentano le cultivar ancora custodite dalla Fondazione (onlus) Archeologia Arborea. In tutto sono dieci capolavori rinascimentali dell’arte umbra e toscana a fianco dei quali sono state fotografate le cultivar coltivate in modo che si passa nella visione della mostra dalla cultura come arte all’arte della coltura.

Come sottolinea Isabella Della Ragione, “questa mostra, che nasce da un nostro progetto di ricerca, mette in luce come il paesaggio rurale rappresentato dai pittori costituisce un immenso catalogo culturale e storico dove leggere le varie epoche e i diversi passaggi umani, ambientali, economici". "Come una fotografia animata della nostra storia antica e più recente, la forma più evidente della nostra cultura che è stata fino a pochi decenni fa rurale e profondamente legata alla terra e a chi la lavorava", aggiunge.

"Un elemento fondamentale di questa cultura rurale e del paesaggio - ricorda - erano le piante da frutto che erano nutrimento per tanti e per tutto l'anno ma erano anche molto di più: erano un costituente stesso del paesaggio, dunque un elemento di identità e un fondamento della biodiversità”.

Del resto, sono 130 i paesaggi rurali artistici censiti, su 51 siti Unesco (l’Italia ha il record mondiale) ben la metà sono in ambito rurale e circa il 40% del patrimonio monumentale, il 60% di quello archeologico, si trova in contesti non urbani e, dunque, la proposta di Cia di affidare alle imprese agricole la custodia e la valorizzazione dei siti storico-artistici trova fondamento ed esemplificazione anche in questa mostra.

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