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Con Ambasciator Italico sfida 'giovane' a colpi di sigaro Made in Italy

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Con Ambasciator Italico sfida 'giovane' a colpi di sigaro Made in Italy

Parte da Orsago, nel trevigiano, la sfida tutta made in Italy al sigaro. E' qui, infatti, che tre anni fa Andrea Casagrande, trentenne, ora amministratore unico, con il principale partner, il presidente Cesare Pietrella, ha dato vita a 'Mosi - Moderno Opificio del Sigaro Italiano'. Un’impresa tutta di giovani (oltre 45) che, a piccoli passi, grazie alla produzione interamente italiana e all'attenzione alla qualità del prodotto, sta scalando il mercato con la serie di sigari Ambasciator Italico.

Partita quasi in sordina solo nel 2014, alla fine del primo anno Ambasciator Italico aveva conquistato una piccola quota di mercato e quest’anno conta di arrivare al 3% e nel 2017 ad almeno al 5% del mercato, ove è presente già con 6 prodotti competitivi, tutti denominati 'Ambasciator Italico', nelle varianti 'Classico' (intero e ammezzato), 'Il Buttero' e gli aromatizzati 'Liquirizia', 'Ammazzacaffè' e 'Soave'. Inoltre, l’edizione limitata del gioiello di casa Mosi, 'Ambasciator Italico Superiore' (intero).

“Abbiamo deciso di lanciarci in questa impresa cercando di offrire al mercato un prodotto che fosse nel pieno rispetto della tradizione dei sigari italiani e nello stesso tempo potesse garantire un ben determinato standard qualitativo. È chiaro che la concorrenza fa solo bene al mercato. Il fatto che noi ci siamo messi sul mercato può dare slancio a nuove idee e a nuovi prodotti”, ha detto Andrea Casagrande.

”Contiamo di crescere negli anni con l’ampliamento della nostra forza commerciale, con cui gradualmente stiamo cominciando a coprire tutta Italia. A Roma, ad esempio, siamo presenti solo da poco tempo: è una zona interessante, dove si fumano moltissimi sigari e da sola rappresenta circa il 12% del fatturato nazionale dei sigari”, ha aggiunto.

“Usiamo per il nostro classico il 100% di tabacco Kentucky italiano come ripieno e nord americano per la fascia e lo garantiamo. Ci teniamo infatti a sostenere l’origine del nostro tabacco alla stessa stregua di un vino per il quale si garantisce la vite utilizzata. Giocando con queste miscele riusciamo a dare agli amanti del sigaro un prodotto diverso”, ha assicurato Casagrande.

Come ha spiegato, "abbiamo deciso di coltivare noi il tabacco nelle zone di Verona e di Palermo in modo da garantire una filiera controllata, dal seme alla tabaccheria. Mentre il prodotto americano arriva dalle coltivazioni del Tennessee e del Kentucky. Controllando tutta la filiera, garantiamo una determinata cura nella selezione dei nostri prodotti e si libera il sigaro della tradizionale rudezza per trasformarlo in un simbolo di eleganza e di lusso, da condividere”.

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