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Inca Cgil: "Alla Saclà di Asti si allunga lista licenziamenti 'sospetti'"

Piccinini, provvedimenti illegittimi mascherati da norme recenti sul lavoro

NORME

"Alla Saclà di Asti si allunga la lista dei licenziamenti “sospetti” per “giustificati motivi oggettivi”. Dopo i tre lavoratori già espulsi dal 1° dicembre e i quattro dello scorso anno, il 12 dicembre, l’azienda ha licenziato un altro dipendente, anch’esso come i suoi colleghi affetto da problemi di salute e con limitazioni alla mansione, prescritte dal Medico Competente. L’unica differenza è che l’ottavo dipendente non risulta iscritto a nessun sindacato; una decisione che comunque non allontanerebbe il sospetto di un accanimento contro sindacalisti, soprattutto della Cgil, impegnati nel denunciare condizioni di lavoro insalubri".

La denuncia viene dal patronato della Cgil, l'Inca, che nell'ultimo numero della rivista 'Esperienze'Purtuttavia, spiega che "la motivazione del licenziamento resta la stessa: “giustificati motivi oggettivi” derivanti dall’accorpamento di due linee produttive".

Il patronato sottolinea che l’azienda non è in crisi, ma "ha “pescato” sempre tra quelli dichiarati a vario titolo inidonei a seguito di infortuni o malattie professionali". E l’ultimo caso non fa eccezione. ”In quattordici anni di anzianità – riferisce Pierluigi Bione, della segreteria Flai di Asti – il lavoratore ha cambiato più mansioni, fino a finire nella linea produttiva che oggi l’impresa astigiana ha deciso di accorpare, seguendo lo stesso copione recitato per gli altri dipendenti già licenziati”.

"La Saclà di Asti -afferma l'Inca nel numero 40/2016 di Esperienze- perciò anche senza alcun accenno formale alla inidoneità alla mansione, utilizza questo strumento per selezionare gli elementi “utili” alla produzione aggirando l’ostacolo della normativa che le imporrebbe di trovare soluzioni alternative prima del licenziamento, ricollocando il personale sottoposto a limitazioni alla mansione per motivi di salute".

“Un modo subdolo che serve a mascherare provvedimenti illegittimi sotto il profilo giuridico – spiega Morena Piccinini, presidente dell’Inca – e che rivelano un fenomeno sotterraneo e insidioso ben più esteso, frutto dell’evoluzione dell’impianto normativo sui licenziamenti, reso fragilissimo dalle modifiche sul mercato del lavoro, a cominciare da quelle introdotte con la legge di riforma del 2012 (n.92) e proseguite con il jobs act”.

“Se si vuole effettivamente ridurre il fenomeno dei licenziamenti mascherati basterebbe mettere in valore ciò che alcune leggi ci consentono di fare”, osserva Piccinini. Il riferimento è sia al decreto legislativo n. 216/2003, dettaglia l'Inca, con il quale è stato previsto l’obbligo dei datori di lavoro di adottare “accomodamenti ragionevoli” nei posti di lavoro per garantire alle persone con disabilità la piena eguaglianza con gli altri lavoratori, sia a quanto è stato disposto nella la legge di Stabilità 2014 (n.190) con il conferimento all’Inail delle competenze in materia di reinserimento e di integrazione lavorativa di questi lavoratori.

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