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Consulenti lavoro: commessi all'ingrosso e muratori tra professioni 'perdenti'

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Consulenti lavoro: commessi all'ingrosso e muratori tra professioni 'perdenti'

Una flessione di quasi 1,1 milioni di unità tra le prime 20 professioni cosiddette 'perdenti', tra il 2013 e il 2016. E' quanto emerge dalla ricerca 'L’impatto della quarta rivoluzione industriale sulla domanda di professioni. Le professioni vincenti e perdenti: quale relazione con la diffusione dei robot e dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi', realizzata dall'Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro e presentata oggi in occasione dell'apertura del Festival del lavoro promosso dai consulenti del lavoro al Lingotto di Torino.

Al primo posto, tra le professioni 'perdenti', ecco i commessi delle vendite all’ingrosso che registrano un saldo negativo pari a oltre 181 mila unità. Probabilmente questa flessione può essere messa in relazione, spiegano i consulenti del lavoro, con la quarta rivoluzione industriale che ha comportato una forte diminuzione degli anelli della catena di distribuzione. Infatti, aumenta il numero di imprese che distribuiscono direttamente i propri beni alla clientela business senza l’impiego di intermediari. E la flessione delle unità di lavoro che esercitano questa professione, si legge ancora nella ricerca, si sta attenuando nel tempo, passando da circa -87 mila unità del 2012 a -10 mila del 2016.

La seconda professione che registra un consistente saldo negativo cumulato di oltre 100 mila unità è quella degli addetti alla gestione del personale. Anche in questo caso, il fenomeno può essere spiegato dalla esternalizzazione delle attività amministrative (buste paga e versamento contributi) e di ricerca del personale, mentre le attività più sofisticate e sempre più indispensabili di gestione delle risorse umane sembra in crescita. Anche in questo caso, l’andamento negativo del saldo delle unità di lavoro si sta attenuando: -45 mila nel 2012 e -8 mila nel 2016.

Al terzo posto si trovano gli autisti di autobus, tram e filobus (-94 mila unità). Seguono, in ordine decrescente, gli uscieri (-90 mila) e i muratori in pietra, mattoni e refrattari (-53 mila) che subiscono gli effetti della crisi in edilizia. Al sesto posto si trova la prima professione altamente qualificata: segretari amministrativi, archivisti, tecnici degli affari generali (-44 mila) che comprendono due specifiche professioni dei segretari amministrativi e tecnici degli affari generali e degli assistenti di archivio e di biblioteca.

Seguono altre due professioni altamente qualificate, quella dei contabili (-31 mila) e dei tecnici statistici (-25 mila). Dopo i manovali della costruzione di strade (-25 mila), seguono gli operai addetti ai servizi di igiene e di pulizia (-25 mila), gli addetti ad archivi e schedari (-22 mila), i manovali dell’edilizia (-19 mila), i lettori di contatori (-19 mila), i meccanici di automobili (-17 mila), gli addetti alla videoscrittura (-16 mila), i venditori ambulanti (-16 mila). E si assiste al fenomeno della flessione degli operai addetti a macchine utensili automatiche e semiautomatiche industriali (-8 mila).

Le ultime professioni del primo gruppo di venti perdenti sono quelle altamente qualificate dei tecnici del lavoro bancario (-16 mila), i collaboratori domestici (-16 mila) che hanno subito la crisi delle famiglie, ma si prevede che riprenderanno ad aumentare a causa del sempre maggiore ingresso delle donne nel mercato del lavoro e dell’aumento degli anziani non autosufficienti, e i gestori di reti e di sistemi telematici (-16 mila) che si prevede debbano di nuovo registrare una dinamica positiva, anche se prevale tra le aziende la tendenza ad esternalizzare la gestione dei sistemi informatici e telematici e di utilizzare maggiormente il cloud.

Nel secondo gruppo di trenta si trovano numerose professioni altamente qualificate (13 su 30) tra le quali gli istruttori di tecniche artistiche, i tecnici per la trasmissione radio-televisiva, i ricercatori nelle scienze della salute, gli istruttori di discipline sportive, i tecnici del trasferimento delle informazioni, i tecnici dei musei, gli insegnanti nella formazione professionale, i tecnici di diagnostica, gli istruttori di guida e gli intrattenitori.

Secondo i consulenti del lavoro, nelle 50 professioni perdenti la causa della flessione della domanda da parte delle imprese non può dipendere dal livello d’automazione spinta. Se non per un gruppo di 10 mestieri che probabilmente potrebbero aver subito la severa flessione del saldo tra le unità di lavoro attivate e quelle cessate a causa di un incremento ulteriore della robotizzazione e che rappresentano solo il 9,5% delle unità di lavoro che svolgono le 50 professioni perdenti.

Innanzitutto, spiega la ricerca, gli operai semi-qualificati addetti a macchine utensili automatiche e semiautomatiche industriali, che sostanzialmente conducono e supportano il funzionamento di apparecchiature per la lavorazione, l'asportazione e la deformazione di semilavorati in metallo, che hanno subito una riduzione, dal 2012 al 2017, di circa 8 mila unità di lavoro.

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