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Ad Amandola la Borsa internazionale delle imprese italo-arabe

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Ad Amandola la Borsa internazionale delle imprese italo-arabe

Due giorni fitti di incontri e dibattiti, cinquanta aziende del territorio presenti e 10 Paesi della Lega degli Stati Arabi rappresentati ai massimi livelli commerciali: sono i numeri principali della Borsa internazionale, che si è svolta ad Amandola (Fermo), terzo appuntamento italiano del tour organizzato dalla camera di cooperazione italo-araba.

Un format molto asciutto, studiato per gli imprenditori, i quali hanno potuto incontrare singolarmente i potenziali partner arabi, e accompagnato dalla presenza attiva di International Route, lo spin-off dell’Università di Macerata che si occupa di assistere le Pmi all’estero, e del sistema del credito, rappresentato da Intesa Sanpaolo, quanto mai strategico per sostenere i progetti di internazionalizzazione.

“Vogliamo ricostruire anche il sistema economico di questo territorio - ha dichiarato il sindaco di Amandola, Adolfo Marinangeli - e questo evento internazionale è un segno evidente della nostra forza e volontà e anche della voglia che abbiamo di normalità”. Secondo l’assessore comunale Chiara Scirè, la Borsa ha rappresentato “una grande occasione per il tessuto economico dell’area del cratere, un momento di valutazione utile agli imprenditori e un motivo per l’amministrazione comunale per continuare a dare sostegno e spinta alla ripresa economica e sociale del territorio”.

E’ il settore agro-alimentare che ha le maggiori possibilità di crescere sul mercato arabo. Ne è convinto Mario Mancini, presidente della Camera di cooperazione italo-araba: “Le tipicità delle Marche, e in particolare quelle dei Sibillini, sono riconosciute e apprezzate perché ben identificate come prodotti italiani di qualità”. Dal presidente della Camera di cooperazione italo-araba è arrivato anche un messaggio positivo, diretto soprattutto alle piccole aziende, quelle che hanno minore vocazione ad andare all’estero, “che temono di uscire dai confini nazionali e non hanno ancora ben compreso le potenzialità di quel mercato (sono 22 i Paesi aderenti alla Lega degli Stati Arabi), che può essere approcciato dotandosi di alcuni strumenti in grado di dare un maggior appeal al prodotto”.

Dalle marmellate ai torroni fino alle olive ascolane, “purché siano prodotte utilizzando carne di pollo e siano certificate halal, che attesta che siano conformi alla dottrina islamica”. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, perché dietro c’è spazio per l’intera filiera produttiva: le aziende che si occupano della conservazione, del packaging, dell’imballaggio e poi i centri tecnologici e quelli che offrono servizi innovativi. “Ci vuole un salto di qualità - ha detto Mancini - che aprirebbe alle aziende locali significative occasioni di business”.

Un ultimo riferimento ha riguardato la dimensione aziendale: “Va ripresa la strada delle reti o dei consorzi tra imprese, mettendo da parte ogni forma di individualismo, perché non ha senso restare da soli e, pur avendo un buon prodotto, non riuscire a venderlo nemmeno in Italia”. Il karma di Mancini è semplice: “Con gli imprenditori bisogna insistere, non demordere, continuare a spiegare i progetti”.

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