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Ketty Carraffa, discriminata e licenziata dal sindacato

SINDACATO
Ketty Carraffa, discriminata e licenziata dal sindacato

Ketty Carraffa

"Mobbing, demansionamento e discriminazione di genere. Questa la sintesi della mia vicenda professionale in un sindacato". Così, in un'intervista a Labitalia, Ketty Carraffa, dirigente sindacale della Cgil di Milano. "Sono stata licenziata -racconta- con alle spalle un ruolo da segretario politico della categoria Nidil (Precari) della Cgil, a Milano, dal 2006 fino al 2014, poi 'comandata' arbitrariamente dal segretario generale del tempo, a fare l'operatore al terminale, a fare le pratiche per la disoccupazione, per il patronato ai servizi di sostegno al reddito e nel dicembre 2016, trasferita ulteriormente in un appartamento con attività di receptionist".

"La mia storia -spiega- ha un background che si lega tantissimo alla difesa delle donne e dei nostri diritti. Ho imparato tantissimo dall'impegno sindacale e politico, respirato in famiglia, quando i sindacalisti, nel mio caso come la mia mamma, erano in stretto contatto con i lavoratori e portavano anche 'a casa', i problemi e le emozioni delle trattative. Ho insegnato Cinema dal 1992 al 2005, Comunicazione e Diritti e doveri dei lavoratori, sono documentarista, blogger e ho scritto diversi libri e saggi, sulla discriminazione di genere e in particolare sulla violenza sulle donne".

"Nel 2006 -ricorda Ketty- sono state eletta al congresso di Milano, come dirigente. Poi, però, sono stata messa al bando, perché troppo visibile, perché la mia faccia 'andava troppo in televisione' ed ero molto apprezzata dalle lavoratrici che ogni giorno affollavano il mio ufficio. La cattiveria, purtroppo, può distruggere. Mi hanno demansionata e il mio stipendio, dal 2014, è stato decurtato di 400 euro. Dopo un anno di malattia, dovuta a loro, al demansionamento e mobbing, sono stata licenziata da chi dice di difendere soprattutto i diritti delle donne".

"In questi 4 anni -sottolinea- ho scritto e incontrato tutti, per chiedere la mia giusta ricollocazione lavorativa, ho continuato a fare volontariato comunque, ho scritto libri sulla violenza sulle donne, la discriminazione nei luoghi di lavoro e organizzato iniziative sui temi delle donne, realizzato trasmissioni televisive e radio. Ora, dovesse essere la mia ultima battaglia sindacale, la porterò fino in fondo, dopo 4 anni di silenzio, sopportazione, crisi depressiva con ansia e stress occupazionale dovuto a mobbing e demansionamento immotivati".

"Non ho accettato un accordo capestro -ammette Ketty Carraffa- accettando elemosina per andarmene e stare pure zitta per sempre. Ci rimetto il posto fisso (e con un figlio da crescere da sola, non è facile), ma non voglio perdere quella che mi ha sempre rappresentato: la dignità".

"Sono abituata a fare, non sto ferma un secondo e finalmente, posso urlare la mia battaglia alla luce del sole. Se hanno deciso il mio licenziamento, mi devono dire 'perché', e sappiano che la mia lotta, sarà sia per me che per tutte le donne e uomini che hanno lavorato sempre per acquisire i diritti di tutti", conclude.

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