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Contro hacker e virus arriva l'intelligenza (artificiale) di Ibm Watson

Tecnologia cognitiva in cloud per scovare e analizzare minacce informatiche

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Contro hacker e virus arriva l'intelligenza (artificiale) di Ibm Watson

Il logo di Ibm Watson

L'intelligenza cognitiva di Ibm al servizio della sicurezza informatica. Big Blue ha infatti presentato Watson for Cyber Security, nuova versione in cloud della sua tecnologia specificatamente addestrata sui temi della sicurezza grazie ad un progetto di ricerca della durata di un anno. Per ampliare ulteriormente le capacità del sistema, Ibm collaborerà con otto università di tutto il mondo.

Secondo quanto spiega Big Blue, addestrare il sistema Watson in ambito Cyber Security è considerato "uno step critico per il progresso dei sistemi cognitivi nell’ambito della sicurezza informatica. Watson sta apprendendo le tante sfumature delle abilità tipiche di un analista di sicurezza, capace di individuare e scoprire segnali deboli e evidenze analizzando tracce e dati di attacchi informatici e minacce difficili da individuare".

A partire dal prossimo autunno, Ibm collaborerà con importanti università e con i loro studenti per istruire ulteriormente Watson alla comprensione del linguaggio in abito cyber security. Tra gli atenei coinvolti, la California State Polytechnic University di Pomona, la Pennsylvania State University, il MIT, la New York University, l'Università del Maryland della Baltimore County (UMBC), l'Università di New Brunswick, l'Università di Ottawa e l'Università di Waterloo.

Il volume di dati che gli analisti della sicurezza si trovano di fronte è impressionante. Un’azienda o un’organizzazione di medie dimensioni ogni giorno deve valutare oltre 200.000 dati ad eventi relativi alla sicurezza e spende in media 1,3 milioni di dollari all’anno solo per la gestione dei 'falsi positivi'. Ciò significa sprecare oltre 21.000 ore di lavoro. Se a questo si aggiungono oltre 75.000 vulnerabilità note in sistemi software, riportate nel National Vulnerability Database, 10.000 articoli e report pubblicati ogni anno e oltre 60.000 blog sulla sicurezza pubblicati ogni mese, si capisce bene quanto risulti impegnativo per gli analisti di sicurezza agire rapidamente e in modo informato.

Progettato per l’utilizzo su Ibm Cloud, Watson for Cyber Security sarà la prima tecnologia ad offrire tecniche di cognitive computing in ambito sicurezza in modo scalabile, grazie alla capacità di Watson di ragionare e apprendere da 'dati non strutturati', che costituiscono l’80% di tutti i dati presenti in internet e che gli strumenti di sicurezza tradizionali non riescono ad elaborare, tra cui blog, articoli, video, report, alert e informazioni di altro tipo. In effetti, analisi di Ibm hanno rilevato che in media le organizzazioni sfruttano solo l'8% di questi dati non strutturati. Watson for Cyber Security utilizza tecniche avanzate di analisi del linguaggio naturale per comprendere anche gli aspetti vaghi e imprecisi, caratteristici del linguaggio umano, presenti all’interno dei dati non strutturati.

Watson for Cyber Security è progettato per fornire spunti utili relativi a minacce emergenti, nonché raccomandazioni su come bloccarle, aumentando la rapidità e le capacità dei professionisti della sicurezza informatica. Ibm integrerà anche altre funzionalità di Watson, tra cui tecniche di data mining per l’analisi e l’individuazione di outliners, strumenti di presentazione grafica e tecniche per identificare collegamenti tra data point derivanti da documenti diversi. Ad esempio, Watson può rintracciare dati relativi ad una tipologia emergente di malware in un bollettino di sicurezza online e collegare questi elementi con dati contenuti nel blog di un analista di sicurezza che descrive una nuova strategia di risoluzione.

"Anche se il settore si dimostrasse in grado di coprire il milione e mezzo di posti di lavoro vacanti, previsti nel campo della sicurezza informatica entro il 2020, avremmo comunque una carenza di competenze in materia di sicurezza", ha dichiarato Marc van Zadelhoff, general manager di Ibm Security. "Il volume e la rapidità dei dati in materia di sicurezza rappresentano una delle nostre maggiori sfide nell’affrontare la criminalità informatica. Sfruttando la capacità di Watson di contestualizzare quantità incredibili di dati non strutturati, che per le persone sarebbe impossibile elaborare senza aiuto, saremo in grado di offrire nuovi spunti, suggerimenti e conoscenze ai professionisti della sicurezza, garantendo maggiore rapidità e precisione agli analisti della sicurezza informatica di livello avanzato, offrendo però allo stesso tempo una formazione 'sul campo' agli analisti alle prime armi", conclude il manager.

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