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Altaroma cala il sipario tra abiti da gran sera e tavolozze arcimboldesche

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Altaroma cala il sipario tra abiti da gran sera e tavolozze arcimboldesche

Alcune delle creazioni viste ad Altaroma: da sinistra Rani Zakhem, Giuseppe Di Morabito, Nino Lettieri e Sabrina Persechino

Sono stati definiti 'tetri', 'underground', troppo 'industriali'. Eppure gli spazi dell'Ex Dogana di San Lorenzo, dove nel weekend si sono accesi i riflettori di Altaroma, non hanno risparmiato piacevoli sorprese, a partire dalle esposizioni dei finalisti di 'Who is on Next? 2015' passando per le costruzioni avanguardiste di 'A.I. Body for the dress', fino alle stanze del Vintage Research Factory.

Se è vero che questa edizione è stata salutata dalle polemiche - a partire da quella degli animalisti che venerdì hanno protestato davanti ai cancelli dell'Ex Dogana - tra l'incredulità dei cultori dell'alta moda da salotto, e chi, al contrario, è determinato a farla uscire dalle polverose sale dei palazzi romani, lo stesso non può dirsi per la verve creativa degli stilisti, affatto intaccata dalle controversie.

Dopo il garden party mandato in scena da Raffaella Curiel, le atmosfere lisergiche della 'Family Day Couture' pensata da Guillermo Mariotto per Gattinoni, e l'inno all'ellenismo di Renato Balestra - i tre nomi storici della kermesse - il testimone è passato ai giovani talenti usciti dal vivaio creativo di Altaroma, come Giuseppe Di Morabito, Luca Sciascia, Greta Boldini e Lee Wood/L72, vincitore dell'ultima edizione di 'Who is on Next?'. E così, dopo le metamorfosi opalescenti di Luigi Borbone e il surrealismo geometrico di Vittorio Camaiani, che hanno animato la giornata di sabato, la kermesse capitolina ha calato ieri il sipario con tavolozze arcimboldesche, atmosfere da Maharaja, e balli principeschi.

Nostalgici i fotogrammi dal passato della couture di Rani Zakhem, tratteggiati sugli abiti da gran sera che hanno illuminato ieri i loft dell'Ex Dogana. Un omaggio al 'Black and White Party' di Truman Capote, ha spiegato lo stilista, dove il fiocco, ingigantito e ostentato, è scolpito su abiti a peplo, gonne a corolla e cascate di tulle. In passerella ondeggiano gonne di duchesse, organza e mikado, alternate a merletti e iridescenze di cristalli, mentre a rendere maestose le silhouette del couturier di Beirut pensano gli strascichi e le nuvole di tulle smorzate dalla palette polverosa del giallo crema, verde nilo, blu fiordaliso e tocchi di nero e oro.

Viaggio nel mondo dell'arte, invece, per Giuseppe Di Morabito, che si ispira alla Flora dipinta da Arcimboldo alla fine del 1500 per le sue eroine romantiche. In pedana svettano abiti corti monospalla, vestiti a trapezio e maxi dress nascosti da cappotti in lana e lurex ricamati, sete doppiate e pattern di pizzo macramé, declinati nella palette del rosa cipria, verde pistacchio e nero grafico. Ogni uscita una celebrazione del mito di Aracne, ma anche - e soprattutto - alle architetture di Eric Owen Moss. Sabrina Persechino si mette alla prova con il peplo ellenico, e come un ragno, le stoffe della sua couture sembrano tessere gli abiti argentei e lunari pensati per la sera.

Seta rosa e cristalli Swarovski si alternano alle paillettes dei long dress neri e cobalto e alle jumpsuit in cady e crepon che esaltano le forme, aprendosi a scollature ampie e definite. Forme misurate, infine, nel viaggio da Nuova Delhi a Montecarlo immaginato da Nino Lettieri, che nelle sale dell'hotel St Regis manda in passerella 30 outfit consacrati all'elefante, protagonista assoluto su kaftani, abiti a trapezio, tute stampate e pantaloni ricamati. A interpretare la collezione l''attrice e modella Vittoria Schisano, che ha calcato la pedana in total black. Chiudono la kermesse capitolina la capsule di Jehsel Lau, i gioielli handmade di Gaia Caramazza e la spring/summer 2016 di Luana Polimeni.

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