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Addio a Laura Biagiotti, la regina del cachemire

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Addio a Laura Biagiotti, la regina del cachemire /Foto

Laura Biagiotti con la figlia Lavinia (Fotogramma)

di Federica Mochi

C'è il bianco crema. Tinta morbida ed elegante. E poi quello più puro, in grado di catturare la luce e darle nuova linfa ogni volta che si posa su un abito. Così è il bianco Biagiotti, tinta feticcio della stilista romana, scomparsa a 73 anni in seguito a un arresto cardiaco. Non era mai stanca di quella particolare sfumatura di bianco, la signora del cachemire. Del resto, pochi stilisti, come lei, hanno avuto la fortuna e l'azzardo di scegliere un colore e farne un modo di essere, una filosofia di vita, un luogo dell'anima. "La moda è anche una sfida continua: saper fare un vestito intelligente che usi per 10-15 anni - raccontava un anno fa sulle colonne del 'Corriere della Sera, in occasione dei 50 anni di attività - una forma gradevole fuori dal tempo".

Le maglie morbide e gli abiti filati in cachemire non erano mai troppi in passerella. Così come gli chemisier, i gilet ricamati, le tuniche, gli abiti da sera, i colli a polo, i motivi argyle e quelli rigati di una delle ultime collezioni, ispirate al golf (FOTO). "Ma il vestito perfetto lo sto ancora cercando" diceva. E poi le esplosioni di colore alternate ai più classici nero, rosso e bianco, l'agilità nell'unire il mondo sportivo alla femminilità più intransigente: impossibile non riconoscere la donna Biagiotti in questo guardaroba multi tasking. La storia della Queen of cachemire, la 'regina del cachemire' come venne ribattezzata dal 'New York Times', è una saga famigliare tutta al femminile, che inizia negli anni Settanta, in via Salaria 126. E' lì che sorge la piccola sartoria su misura della madre, Delia Biagiotti, che da subito raccoglie il plauso delle signore romane.

"Grazie di tutto!", il commovente tweet della figlia

Nel 1964 Delia vince l'appalto delle divise delle hostess di Alitalia e trasforma il piccolo hobby casalingo in un'azienda globale. A quei tempi Laura è ancora una studentessa di archeologia, ma decide di entrare in azienda per dare una mano a mamma Delia. Sono gli albori del pret-à-porter italiano, che incorona Firenze, Roma e Capri capitali di eleganza e glamour internazionali. Nel 1965, assieme ad alcuni partner, Biagiotti fonda una società per acquisire la produzione e la distribuzione di alcuni dei nomi più blasonati dell'alta moda romana: Schuberth, Capucci, Litrico e Barocco.

L'anno della svolta è il 1972, con la prima collezione 'Laura Biagiotti' che sfila a Firenze, nella Sala Bianca. I capi riscuotono un successo immediato e in una manciata di stagioni la stilista riesce a imporsi all'attenzione della stampa e dei buyer internazionali. Non ha ancora 30 anni, quando assieme a Ottavio Missoni, Walter Albini, Krizia e Gianfranco Ferrè, trasferisce il pret-à-porter a Milano, ponendo le basi del Made in Italy. In quel periodo incrocia la strada dell'artista francese René Gruau, (grande amico di Christian Dior e ideatore della celebre copertina di 'La dolce vita' di Fellini) che ne fa la sua musa. Per lei Gruau realizza numerose illustrazioni, tra cui la sua immagine riprodotta sulle iconiche shopping bag.

Dal 1980 vive e lavora nella campagna romana, suo buen retiro e quartier generale. Attorno al Castello Marco Simone, un monumento nazionale dell'XI secolo, che la stilista fa restaurare insieme al marito Gianni Cigna, realizza uno dei campi da golf più famosi d'Europa, il Marco Simone Golf & Country Club. Pioniera e lavoratrice indefessa, assieme a Krizia, Laura Biagiotti è considerata ancora oggi una delle ambasciatrice più illustri della moda italiana nel mondo, soprattutto per le numerosi relazioni commerciali e culturali che ha saputo intrecciare negli anni.

Avanguardista come poche prima di lei, nel 1988 decide di far sfilare il cachemire nella Cina comunista, dove 30 modelle cinesi indossano quasi 150 delle sue più creazioni più iconiche, incoronandola prima italiana a portare una sfilata di moda nell'ex Celeste Impero. Neanche 10 anni dopo, la storia si ripete. Per Biagiotti si spalancano le porte del Grande Teatro del Cremlino e nel 1995 segna un nuovo record, diventando la prima stilista italiana a sfilare a Mosca, nella vecchia sede del PCUS.

Oltre al marito, Gianni Cigna, scomparso nel 1996, al suo fianco c'è sempre Lavinia, figlia adorata e braccio destro, che rappresenta la terza generazione Biagiotti, e che oggi ricopre l'incarico di vicepresidente del gruppo. Assieme a lei la stilista ha sempre vissuto in simbiosi con la Città Eterna. Non solo con la moda, ma anche come mecenate. Nel 1998 la Laura Biagiotti Parfums ha portato agli antichi splendori la Scala Cordonata del Campidoglio, disegnata da Michelangelo, ha donato alla Capitale una serie di opere di Giacomo Balla e nel febbraio del 2007 la maison ha intrapreso il restauro delle Fontane di Piazza Farnese a Roma.

A contribuire al successo della sua griffe nel mondo sono stati anche i profumi, altro grande amore della stilista. Fiori Bianchi, il primo nato, viene lanciato nel 1982, seguito da Night e Biagiotti Uomo. Nel 1988 è la volta del best-seller Roma (l'iconica boccetta con le scanalature delle colonne romane è ancora oggi tra le più richieste), seguito nel 1992 da Venezia. Nel mondo si conta che siano state vendute oltre 200 milioni di flaconi che portano la sua firma.

50 gli anni di una carriera invidiabile, portata avanti con tenacia e passione, le stesse che oggi consentono alla maison di presentare oltre 70 collezioni di abbigliamento e accessori tra le quali la linea di pret-à-porter Laura Biagiotti, la linea junior Laura Biagiotti Dolls, disegnata dalla figlia Lavinia borse, occhiali, foulard, ombrelli, calze e calzature uomo donna e bambino, e biancheria per la casa. Forse uno dei meriti più grandi di Laura Biagiotti è stato questo: riuscire a dar voce a tutte le donne e a tutti gli universi a lei connessi. La figlia, la mamma, la moglie, la donna libera. La signora in bianco, quella dolcissima, sempre con il sorriso. Proprio come lei.

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