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Jeckerson punta superare 40mln ricavi nel 2020, al via piano rilancio

Brand punta su Usa, al via piano rilancio che parte dal marketing

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Jeckerson punta superare 40mln ricavi nel 2020, al via piano rilancio

Gian Maria Argentini, ad Jeckerson

Jeckerson, che ha chiuso il 2016 con un giro d'affari di 30 milioni di euro, punta a superare i 40 milioni nel 2020. Lo spiega l'amministratore delegato Gian Maria Argentini, che ha presentato il piano di rilancio della società, famosa per i pantaloni con la toppa, reduce da un lungo periodo di difficolta. Nel luglio scorso il Tribunale di Bologna ha concesso il concordato preventivo in continuità, che ha consentito di mantenere intatta l'operatività aziendale, nonché i 180 posti di lavoro, oltre ovviamente alla produzione che non si è mai fermata. Ora la società, il cui azionista di riferimento è il fondo inglese Stirling Square Capital Partners, che ha fatto ingresso nel capitale sociale nel 2008, prima del crollo Lehman e che si è trovato a gestire una situazione complessa, guarda al futuro con un piano di rilancio che fa leva sul marketing con un investimento pari al 5-7% dei ricavi.

"L'azienda esce da un processo ipercomplicato e complesso di ristrutturazione finanziaria generato - ricorda Argentini - molto tempo fa quanto fondo inglese comprò l'azienda 2008 pochi mesi prima del crollo mercati. Ai tempi le leve finanziarie erano molto elevate. Quindi la partecipazione da parte del sistema bancario fu molto consistente. La struttura era corretta, ma con il tempo sempre meno sostenibile".

E' così che nel 2015 si decide di utilizzare la procedura di concordato preventivo in continuità. "Un'operazione unica in Italia, che ha consentito - evidenzia l'ad - lo stralcio di 90 milioni di euro debito (di cui il 95% è stato effettivamente stralciato, mentre il 5% è stato rifondato con azioni classificate di tipo B). Sono stati identificati i fornitori strategici che hanno ricevuto il 100% del credito che vantavano, hanno continuato a lavorare con l'azienda e non ci sono stati danni alle attività operative".

Quindi l'azionista "ha ottenuto nuova finanza. Il Tribunale ha verificato che l'operazione rispettasse la normativa a riguardo e che non fosse lesiva di qualche creditore" prosegue l'ad che ricorda come l'omologa sia stata concessa il 24 aprile 2017. A quel punto anche alcune banche creditrici "hanno fatto ingresso nel capitale. Si tratta di Mps, Unicredit e GE Capital che fa parte di banca Ifis. Le loro sono percentuali non rilevanti, perché sono state create azioni di classe B che hanno diritti patrimoniali e non amministrativi. La azioni di classe A restano nelle mani di sterling Square".

Ciò significa che le banche potranno essere remunerate un domani laddove, per esempio il fondo uscisse, ma non hanno poteri decisionali. Ed effettivamente, se proseguisse la crescita di ricavi e utili, Stirling Square Capital Partners potrebbe ad un certo punto anche uscire dal capitale, perché "la società oggi è vendibile" conferma Argentini.

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