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Velo, turbante e foulard: la moda si copre la testa

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Velo, turbante e foulard: la moda si copre la testa

Foulard, turbanti e cappucci impazzano in passerella. Da sinistra Gucci (Afp), Chanel (Afp), Versace (Afp) e Marc Jacobs (Fotogramma)

Non fosse stato per il foulard, la strada per fasce, cappucci e turbanti sarebbe in salita. Eppure, fino a qualche mese fa, pensare di tornare a coprire la testa dopo aver passato l'inverno a ripararla sotto strati di lana, pelliccia e feltro, sembrava impensabile.

Nascondere il capo sotto nastri e fazzoletti di tessuto? No grazie. La tendenza suonava come fantascienza pura. Non per gli stilisti, certo, che da qualche stagione sono tornati a rispolverare in passerella veli, turnanti, foulard e bandane. Basta dare un'occhiata alle ultime collezioni per capire che da Milano a Parigi il consiglio è uno: prima di uscire di casa non dimenticate di coprirvi la testa.

Niente di nuovo, sia chiaro. Se è vero che il turbante, l'accessorio più chic di Hollywood, da diverse stagioni è entrato nel mirino di stilisti e couturier, è innegabile che la moda abbia sempre giocato a coprire e scoprire teste, annodando e slacciando attorno al collo uno dei simboli religiosi più cari a musulmane e cristiane.

In pedana si va dal caro vecchio foulard amatissimo da Grace Kelly e dalla regina Elisabetta reinterpretato da Versace e Balenciaga al turbante di seta incrostato di spille di Marc Jacobs. Per non parlare dei balaclava by Gucci o dei cappucci animalier firmati Calvin Klein.

Ma il merito per il revival di turbanti&co non si deve solo ai creativi. A spianare la strada alla tendenza è stato anche un manipolo di modelle che in pedana sfoggia il velo con fierezza. E' il caso della top somala Halima Aden, uno dei volti nuovi delle passerelle internazionali, che l'anno scorso ha debuttato da Alberta Ferretti e Max Mara con la testa coperta dall'hijab, il tradizionale velo islamico. Musulmana osservante, Halima sfila e posa senza mai togliere il velo dalla testa. E chi pensava che la sua fede potesse ostacolare la sua carriera si è presto ricreduto.

Non solo Halima è stata scelta dall'ex direttrice di 'Vogue Paris' Carine Roitfeld per il patinato CR Fashion Book, ma è stata presto ingaggiata da Img, una delle più importanti agenzie di modelle al mondo finendo sul numero di maggio di Vogue Uk, assieme alle top Adut Akech, Fran Summers, Paloma Elsesser e Vittoria Ceretti. Stesso discorso per la collega Ikram Abdi Omar, che si è fatta largo nel fashion indossando sempre il velo senza per questo stravolgere i suoi valori e il suo credo.

"Mostrare delle donne con il velo nelle campagne pubblicitarie, in passerella o sulle riviste dimostra che la moda si sta aprendo come mai prima d'ora alla diversità, cercando di rappresentare tutto l'universo femminile" spiega a Elle France la stilista Dinah Sultam. Un'apertura che da tempo mancava e che abbraccia diverse culture e identità traducendosi in un nuovo modo di fare e pensare la moda.

Secondo il settimanale francese è evidente che le grandi firme non stanno cercando solo di riportare in auge uno stile, quanto piuttosto di ipotecare un settore che sta cambiano i contorni del fashion business. L'obiettivo dei marchi del lusso è raccogliere consensi anche nell'universo della modest fashion, un settore dedicato alle donne che amano vestirsi seguendo i precetti del Corano. A parlare, d'altronde, sono i numeri: si stima che il mercato della modest fashion, un tempo settore di nicchia, arriverà a sfiorare un giro d'affari pari a circa 300 miliardi di euro entro il 2021. Cifre da capogiro.

E mentre i big della moda non si sbilanciano, è chiaro che la modest fashion continua a inglobare una larga fetta di consumatori che le maison occidentali non possono certo ignorare. Mostrare, rivendicare e sbandierare la diversità anche in passerella è diventato necessario. Anche se a volte può innestare qualche polemica. L'ultima, a febbraio, quando la comunità Sikh si è scagliata contro la scelta di Gucci di far sfilare dei modelli bianchi con indosso il tradizionale turbante indiano.

Al di là delle scelte estetiche o delle tendenze è indubbio che questo elogio alla diversità "non è moderno ma semplicemente attuale", come sottolinea il filosofo e professore dell'istituto francese di moda, Benjamin Simmenauer. "Il velo è un accessorio plastico - conclude - ha più di un significato. Può rinviare all'idea di una donna sottomessa ma anche a quella di una donna potente, come una'attrice famosa che sceglie volontariamente di coprirsi i capelli".

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