Scrittori: D'Annunzio all'ingegnere, per volo su Vienna aereo piu' potente
ultimo aggiornamento: 22 giugno, ore 17:46
Roma, 22 giu. - (Adnkronos) - ''Il generale Bongiovanni mi promise che - se l'impresa su Vienna fosse stata tentata - io l'avrei condotta. Ora l'impresa e' deliberata e sara' fatta con il suo Sva. Io non sono pilota di caccia. Per accompagnare la squadriglia, dovrei montare sopra un 'biposto'. Ma il 'biposto' ordinario ha poco piu' che due ore di volo. Il capitano Burlo' pensa che l'ingegnere Brezzi ingegnere di molti ingegni possa in pochi giorni compiere il prodigio e, trasformando le ali, dare all'apparecchio una piu' lunga potenza di volo. Le mie sorti sono nelle sue mani sapienti''.
Cosi' scriveva Gabriele D'Annunzio, in una lettera da Venezia il 25 giugno 1918, all'ingegnere Celestino Rosatelli, progettista dello Sva, il celebre aeroplano da ricognizione dell'Ansaldo, chiedendo di realizzare le opportune modifiche per aumentarne la potenza di volo, ovvero l'autonomia. Le modifiche furono apportate e il 9 agosto successivo, alle 9.20, il Vate era in volo su Vienna, lanciando 50.000 copie di un manifestino in italiano. La lettera autografe e' stata battuta all'asta per 4.000 euro (il doppio della stima) dalla casa Bloomsbury a Roma ed e' stata acquistata da un collezionista privato italiano che ha richiesto per ora l'anonimato.
''Mi sembra impossibile che una squdra italiana vada su Vienna senza di me che sono il primo proponitore e preparatore dell'impresa. La mia prima preparazione e proposta formale rimonta all'ottobre del 1915. Veda quel che si puo' fare per risparmiarmi tanto dolore. Le saro' grato in perpetuo'', scriveva ancora D'Annunzio a Rosatelli. Nel resto della lettera gli comunicava che una grande sottoscrizione collettiva tra gli italiani aveva raccolto i soldi sufficienti a donare ''velivoli all'Esercito'' e il poeta e scrittore pensava di acquistare ''cinque o sei Sva'', per la precisione ''cinque monoposti e un biposto per comandante''.