Schwazer in lacrime: "Ho preso l'Epo in Turchia. Non vedevo l'ora che tutto finisse"

ultimo aggiornamento: 08 agosto, ore 17:45
Bolzano, 8 ago. (Adnkronos/Ign) - "Volevo tutto e ho perso tutto". Un'ora abbondante di conferenza stampa, tante lacrime. Alex Schwazer si presenta in conferenza stampa per spiegare l'errore che ha posto fine alla sua carriera di atleta. Avrebbe dovuto difendere il titolo olimpico nella 50 km di marcia, invece è finito nella rete dell'antidoping: positivo all'Epo. Niente Londra 2012, niente più gare, niente più allenamenti massacranti.
"Vorrei chiarire le cose: ho deciso da solo, ho deciso di non dirlo a nessuno. Non l'ho detto alla mia famiglia e alla mia fidanzata, era una cosa mia. Non volevo mettere nessuno nei guai, mi sono informato su internet", dice, a testa bassa, nella sala stampa allestita in un hotel di Bolzano. "Sono andato in Turchia, ad Antalya, a settembre. Sono andato da solo, ci sono voluti 3 giorni: sono partito, ho preso, sono tornato. Mi sono procurato l'Epo in farmacia con 1500 euro. Mi sono procurato quello che volevo e sono tornato Il 13 luglio ho avuto un controllo antidoping a Oberstdorf e dopo questo test ho iniziato a farmi le iniezioni di Epo. Dopo è stato un momento bruttissimo. Non mi ero mai dopato, e stare solo in una stanza sapendo quello che stavo per fare è stato difficile, ero disperato. Non è bello aspettare che la tua fidanzata va all'allenamento per iniettarti l'Epo...", dice.
Il castello di menzogne è crollato il 30 luglio: "Il 29, nel giorno del compleanno di mia madre, mi sono fatto l'ultima iniezione. Il 30, sono venuti a controllarmi: sapevo che era tutto finito". Ed è stato un sollievo: ''Ad un certo punto, moralmente non ce l'ho più fatta - ha spiegato l'atleta altoatesino - Avrei potuto nascondermi, avrei potuto chiedere a mia madre di non aprire la porta il 30 luglio. Ma non avrei avuto la forza di andare alle Olimpiadi"
Le lacrime riaffiorano ogni volta che si fa il nome della sua compagna, la pattinatrice Carolina Kostner: "Lei non c'entra niente. L'ho informata appena mi è arrivata la notifica. Mi scuso con lei: non era facile dire che la medicina in frigo era vitamina B12 e non un'altra cosa. La sua carriera con la mia situazione non c'entra niente. a lei piace il pattinaggio, io faccio marcia perché sono bravo, ma non ho piacere a faticare. Avevo la nausea della marcia, non ne potevo più degli allenamenti".
Quanto ai rapporti con il dottore Michele Ferrari, l'azzurro conferma di conoscerlo e di averlo contattato nel 2009, ma solo "per chiergli consigli tecnici per l'allenamento e i test antidoping lo dimostrano: ero pulito, lo dicono i valori". ''L'ho incontrato in tutto 5-6 volte per parlare di tabelle di allenamento e di programmi. Conoscevo il suo passato - ha detto - e quando è uscito tutto il 'casino' nel 2011 gli ho scritto una email, sicuramente rintracciabile: gli ho detto che non volevo avere problemi''. "In Italia -continua facendo riferimento alla lotta al doping- si rischia di arrivare alla lotta alle streghe. In altri paesi invece...". Il discorso italiano riguarda anche la federazione: "Non voglio attaccare nessuno, ma la federazione non sa niente. Non sono mai stato a Innsbruck e lì non c'è un centro biathlon, come dice il presidente Arese...".
La vicenda attuale ovviamente rimette in discussione anche i risultati ottenuti in passato a cominciare dall'oro di Pechino 2008: "Il Cio vuole rifare i test? Sono contento. Ero pulito, avevo 12,8 di emoglobina: ero anemico...".
Il trionfo di 4 anni fa, come ogni medaglia, ha mostrato due facce. Da un lato il successo, dall'altra una pressione insostenibile. "Negli ultimi anni pensavo solo ad allenarmi 5 ore, mangiare per 3 ore e dormire 15 ore. Mi sentivo in colpa se andavo a bere una birra con un amico e tornavo con un'ora di ritardo a casa. Prima di Pechino 2008 sono uscito con la mia fidanzata, abbiamo fatto di tutto... E ho vinto in 3h37' sotto il sole...", dice con uno dei rari sorrisi della giornata. Dopo Pechino, sono arrivati flop e ritiri: "Con le Olimpiadi davanti, non sono più stato lucido. Mi sono messo pressione da solo, avevo l'aspettativa di tornare molto più forte di prima. Cosa sarebbe successo se non avessi vinto la medaglia? Un altro fallimento... Non sono riuscito a dire no alla decisione di doparmi per le Olimpiadi: ho fatto un grande errore".
Alex non ha nessun interesse a ottenere riduzioni della squalifica per la positività all'Epo. ''Non voglio sconti, non torno più. Voglio una vita normale. Non avete idea quanto mi sia sacrificato per ogni gara, non voglio più essere giudicato per una singola prestazione. E non voglio essere osannato''. "Nella vita bisogna fare quello che si sa fare. Altrimenti si sbaglia, come è successo a me...", dice. Adesso, il matrimonio con l'atletica è finito: "A casa ho 4 medaglie, ma nella vita conta altro. Quando farò un lavoro normale, spero che venga valutato quello che farò. Non ho paura di andare a lavorare..."
Inoltre, ha aggiunto ''domani vado a Bologna, restituisco pistola e tesserino. Senza i Carabinieri, non avrei potuto fare questo sport a livello professionale. Senza i Gruppi sportivi, in Italia gli sport minori non esistono. Io ho cominciato a svolgere attività sportiva da professionista a 18 anni grazie ai Carabinieri. Ho deluso tante persone, ci sono anche i Carabinieri. Ho tradito la loro fiducia''.
Intanto, il procuratore capo della Repubblica di Bolzano Guido Rispoli ha aperto oggi un fascicolo nei confronti di Schwazer . ''Si tratta di un atto dovuto a norma dell'articolo 9 comma 1 della legge 376 del 2000 per frode sportiva e assunzione di sostanze dopanti, qual è appunto l'Epo'', ha dichiarato Rispoli all'Adnkronos. Il marciatore verrà convocato nei prossimi giorni.