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Morbillo, come riconoscere i segnali dell'infezione

SALUTE
Morbillo, come riconoscere i segnali dell'infezione

(Fotogramma)

di Federica Mochi

L'ultimo monito è arrivato dall'Ue, con il commissario per la Salute e la Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, che ha puntato il dito contro gli anti-vaccini dopo l'aumento dei casi di morbillo in Italia. E a tal proposito i dati, snocciolati dal ministero della Salute e dall'Istituto superiore della sanità nell'ultima infografica settimanale, parlano chiaro: dall'1 gennaio al 16 aprile 2017 si sono registrati 1.603 casi solo nel nostro Paese (nell'88 per cento dei casi si tratta di non vaccinati).

Ma come si trasmette e quali sono i sintomi del morbillo?

Si tratta, scrive il Ministero della Salute sul proprio sito web, di una malattia infettiva causata da un virus a RNA del genere Morbillivirus, della famiglia dei Paramyxovirus, che si localizza in vari organi e tessuti. La recettività (possibilità di essere infettati da un agente patogeno) è universale e il morbillo è una delle malattie più contagiose che si conoscano.

Prima dell'introduzione dei vaccini antimorbillosi, quasi tutti i bambini si ammalavano di morbillo prima del 15esimo anno di vita. Il morbillo, precisa il ministero, è una malattia endemo-epidemica, ossia è sempre presente nelle collettività, presentando picchi epidemici ogni 3-4 anni, legati al fatto che i nuovi nati vengono a formare gradualmente una massa cospicua di soggetti suscettibili all’infezione. Il morbillo lascia un'immunità che dura per tutta la vita; anche l'immunità indotta dal vaccino è di durata molto lunga.

Si tratta inoltre di una malattia molto contagiosa, che si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse con tosse, starnuti o semplicemente parlando. Il periodo di contagiosità va da poco prima del periodo prodromico a 4 giorni dopo la comparsa dell'esantema. Nelle persone con alterazioni del sistema immunitario il morbillo può assumere un decorso particolarmente grave e prolungato, con persistenza dell'eliminazione del virus per molte settimane dopo la fase acuta.

Quali sono i sintomi? Dopo un periodo di incubazione che può variare da un minimo di 7 a un massimo di 18 giorni (solitamente circa 10 giorni), si ha la comparsa di febbre, raffreddore, tosse secca, congiuntivite, chiazze rossastre sulla mucosa della bocca e della faringe e macchioline bianche sulle gengive, all’altezza dei molari (macchie di Koplik). Questo periodo dura 4-5 giorni, al termine del quale compare un'eruzione cutanea maculo-papulosa che dal collo e dal capo si estende a tutto il corpo. L'inizio dell'esantema è solitamente accompagnato da un innalzamento della febbre che diminuisce poi piuttosto rapidamente e persiste per 5-6 giorni, poi scompare così come è iniziato.

Il decorso del morbillo può essere mite nei lattanti, se ancora in parte protetti da anticorpi di origine materna ma, solitamente, la malattia è più grave nei bambini molto piccoli e negli adulti. Le complicanze più frequenti del morbillo sono rappresentate dalle otiti dell'orecchio medio, dalle polmoniti e broncopolmoniti (5-6% dei bambini), dalle laringiti e laringotracheiti, dalla diarrea. La complicanza più grave è l'encefalite/encefalomielite, un'infiammazione a carico del cervello e del midollo spinale) che si presenta in circa 1 caso su 1.000.

Una complicanza del morbillo, rarissima, ma dagli effetti devastanti, è la panencefalite sclerosante subacuta (PESS). Si tratta di una encefalite a lenta evoluzione, che può manifestarsi in un caso su 100.000 a distanza di molti anni dall’infezione con virus morbilloso, per lo più in persone che hanno avuto il morbillo nei primi due anni di vita. Tuttavia, ricorda il ministero della Salute, il morbillo può essere prevenuto con il vaccino specifico.

Il vaccino fa parte dell'immunizzazione morbillo-parotite-rosolia (MPR). Nel bambino il calendario vaccinale raccomanda la prima dose a 13-15 mesi, la seconda a 5-6 anni. Per gli adolescenti e gli adulti che non sono mai stati vaccinati, sono previste due dosi a distanza di almeno 4 settimane. A seconda dell’età e dello stato immunitario nei confronti della varicella è anche possibile la co-somministrazione del vaccino trivalente MPR con quello monovalente contro la varicella o l’impiego del tetravalente MPRV.

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