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Vaccini, cosa dice il rapporto dell'Aifa

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Vaccini, cosa dice il rapporto dell'Aifa

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La Corte di giustizia dell'Unione europea ha decretato che non è indispensabile la certezza scientifica per provare che una malattia sia stata causata da un vaccino, ma bastano indizi gravi, precisi e concordanti per dar vita ad una 'prova'. Riguardo al tema degli effetti dei vaccini, l'Aifa era intervenuta proprio poche settimane fa, con un' analisi relativa a due anni su tutte le sospette reazioni, sia gravi che meno gravi.

Nell'analisi pubblicata online "non sono emersi motivi di allarme, nè 'segnali di sicurezza', nè alcun decesso è stato correlato con certezza ai vaccini", spiega Aifa. I sospetti, infatti, sono stati indagati e verificati nel tempo. E queste sono le conclusioni, condivise anche a livello europeo. "Le segnalazioni del biennio 2014-2015 sono già state valutate in termini di impatto sul rischio e pertanto i dati riportati non possono essere utilizzati per calcolare l’incidenza delle reazioni avverse", si legge nel report di 176 pagine.

Nel rapporto sono descritte tutte le segnalazioni relative a vaccini con data di insorgenza nel periodo 01/01/2014 - 31/12/2015 e inserite fino al 31/12/2016. Ma figurano anche confronti con gli anni precedenti. Ebbene, a partire dal 2012 "si è osservato un aumento complessivo del numero di segnalazioni, in particolare quelle relative ai farmaci. Per i vaccini dopo un incremento del numero di segnalazioni nel 2013 e nel 2014, nel corso del 2015 si è tornati ai livelli degli anni precedenti". L'aumento della segnalazione è conseguente a progetti mirati di farmacovigilanza attivati nel periodo, spiegano da Aifa. Ebbene, nel 2014 le segnalazioni di sospette reazioni sono state 8.837 (48,9 segnalazioni per 100.000 dosi), mentre nel 2015 sono state 3.772 (18,8 per 100.000 dosi). Inoltre "permane una forte variabilità regionale, con un tasso di segnalazione dal Nord" molto superiore a quello di Centro e Sud.

Entrando nel dettaglio, nel 2014 e nel 2015 sono state segnalate rispettivamente 7.798 (87,9%) e 3.173 (84,1%) sospette reazioni classificate come non gravi, mentre le reazioni gravi e i decessi sono stati 940 (10,6%) nel 2014 e 535 (14,2%) nel 2015. Per quanto riguarda solo le segnalazioni di reazioni a esito fatale, queste sono state 69 nel 2014 e 9 nel 2015. La quasi totalità dei decessi sospetti è stata riportata per il vaccino antinfluenzale: 66 nel 2014 e 7 nel 2015. In nessun caso è stato dimostrato con certezza un legame con il vaccino.

Le reazioni con esito fatale segnalate nel 2014 - l'anno del caso 'Fluad' e del timore per lo squalene - riguardano 69 episodi, 67 anziani tra 67 e 95 anni e due bambini di 2 e 3 mesi, entrambi vaccinati con esavalente e antipneumococco 13. Dei 67 decessi nella popolazione adulta, in un caso il farmaco sospetto è il vaccino antipneumococco, nei restanti è un vaccino antinfluenzale. Per ognuno dei casi fatali è stata effettuata "una valutazione del nesso di causalità utilizzando l'algoritmo del Oms, con le seguenti conclusioni: 43 casi su 66 sono risultati non-correlabili con la vaccinazione per la presenza di cause alternative che giustificano e spiegano l’evento; in 19 casi l’evento è inclassificabile dal momento che non sono disponibili sufficienti informazioni; 4 casi sono stati definiti come indeterminati per mancanza di prove definitive.

Nel 2015 sono stati segnalati 9 casi ad esito fatale, 6 adulti (in tutti i casi il vaccino sospetto è un antinfluenzale) tra 77 e 92 anni e tre bambini (2 mesi, 2 mesi e 13 anni). Anche in questo caso nessun decesso è risultato correlato con certezza al vaccino. "Nel 2015 il numero di segnalazioni di decessi in seguito a vaccinazione antinfluenzale si è drasticamente ridotto rispetto alla stagione 2014/2015 - rileva il rapporto - tornando come ordine di grandezza alle stagioni precedenti: sono state segnalate 6 sospette reazioni avverse con esito fatale dopo somministrazione di vaccino antinfluenzale, in 5 di questi casi il nesso di causalità non supporta una relazione di causa effetto (dunque non è correlabile) e un caso è indeterminato per mancanza di prove definitive".

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