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Sesso: il maschio latino lo vuole 'big', e' del Sud 1 ritoccato su 2

L'identikit italiano dall'analisi di 3 mila richieste di penoplastica in 10 anni

FARMACEUTICA

Milano, 22 mag. (Adnkronos Salute) - Trentacinquenne, sposato, benestante, di buona cultura, nella metà dei casi del Sud, che batte l'area del Centro-Nord. E' nel Meridione d'Italia che il mito del maschio latino sembra resistere, anche e soprattutto in camera da letto. Almeno è quanto risulta dal primo identikit ufficiale dell'uomo italiano che ricorre alla penoplastica per guadagnare centimetri sotto gli slip, sia in lunghezza che in diametro. Una fotografia scattata analizzando i dati relativi a oltre 3 mila fra consultazioni e interventi chirurgici, raccolti dal 2003 al 2013 da Alessandro Littara, co-fondatore e responsabile del Centro di medicina sessuale di Milano, struttura di riferimento per il 'sex design', la chirurgia intima per lui e per lei.

Sabato 24 maggio lo specialista interverrà al XXXV Congresso nazionale della Società italiana di medicina estetica, al via domani a Roma. "I dati che presenterò - spiega Littara all'Adnkronos Salute - permettono di disegnare per la prima volta nel nostro Paese l'identikit dell'uomo che si rivolge al chirurgo andrologo". Un esercito in crescita costante, ricorda l'esperto che segnala un +20-25% annuo di richieste di ritocco, con una media di 300 operazioni all'anno. Da 20 a 30 al mese, a seconda dei periodi.

Il ritratto del paziente-tipo non risparmia sorprese. Innanzitutto, anticipa Littara, "contrariamente a quando si crede il motivo principale della richiesta è puramente estetico solo nel 22% dei casi. Il 78% vive invece un disagio vero, più o meno grave" e "a volte immotivato, se si considerano soltanto i centimetri della 'dotazione'. Altre volte, pur senza arrivare al caso estremo del micropene, si osservano misure effettivamente inferiori allo standard maschile italiano (da 13 a 16 cm in erezione)". Il secondo dato che stupisce è lo stato civile: "Non si tratta affatto di 'Don Giovanni' impuniti. Il 67% dei pazienti è sposato o convive da tempo, solo il 33% è single. Il 75% è eterosessuale". (segue)

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