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Vaccini, nel mondo ogni 8 minuti un morto per meningite

Gli esperti da Siena, 3 milioni di vittime in meno con vaccino per tutti

FARMACEUTICA
Vaccini, nel mondo ogni 8 minuti un morto per meningite

Ogni 8 minuti una persona nel mondo muore di meningite, e ogni anno con la vaccinazione generale si potrebbero evitare fino a 3 milioni di morti e 750 mila casi di disabilità. Sono i drammatici numeri dell'infezione da meningococco ricordati oggi a Siena, alla conferenza stampa organizzata da GlaxoSmithkline Italia per fare il punto sull'infezione.

Il batterio causa della meningite, la Neisseria meningitidis, conosciuto anche come meningococco, ha la forma di un chicco di caffè, e convive generalmente con noi, diventando 'cattivo' solo in alcuni casi. In Toscana nel 2015 sono stati 38 i casi di meningite. Quest'anno sono 31 (dati a ottobre). Complessivamente 12 i morti. "La malattia meningococcica – spiegano gli esperti - è una patologia improvvisa potenzialmente mortale. Si stima che più di uno su dieci tra chi ne è colpito possa morire. In 24 ore". Gli strumenti principali che abbiamo a disposizione per difenderci, spiegano, sono la vaccinazione ed una corretta diagnosi della malattia.

"La vaccinazione è l'unico strumento per prevenire la meningite da meningococco. Il batterio è infatti presente nella gola del 10% circa delle persone senza dare alcun segno: solo in alcuni, e per motivi ignoti, provoca la malattia - spiega Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene e Medicina preventiva all'Università di Pisa - Con il vaccino quindi non solo proteggiamo il singolo, ma riduciamo il numero di quei "fantasmini" (veri e propri portatori dell’infezione ignari della loro condizione) presenti tra noi, che senza saperlo trasmettono una malattia che può avere un'evoluzione drammatica in poche ore. Con la vaccinazione per la meningite meningococcica otteniamo anche quell'immunità di gregge che rappresenta un fattore chiave in termini di sanità pubblica per limitare la circolazione del batterio e ridurre i casi di malattie".

"La sottostima dei casi di malattia causata dal meningococco è purtroppo un fenomeno noto e dovuto a diversi fattori - prosegue Chiara Azzari, responsabile del Centro di Immunologia pediatrica dell’Ospedale Meyer di Firenze - In questo senso l’applicazione standardizzata di una più adeguata metodica di diagnosi ci dice che le infezioni sono molte di più di quelle che si pensa. Utilizzando test diagnostici come la Pcr-RT si può ridurre uno dei rischi di sottostima di malattia meningococcica invasiva, inoltre il test fornisce un responso diagnostico molto rapido. Per poter disegnare delle corrette strategie vaccinali è infatti molto importante giungere ad una valutazione corretta del numero di casi di malattia della e loro distribuzione".

"E’ una lotta dove ognuno deve dare il proprio contributo, e sapere che da qui possiamo aiutare molte persone in tutto il mondo a proteggersi dalle principali malattie infettive è una grande fonte di motivazione per me e per tutti i colleghi della ricerca e della produzione – sottolinea Rino Rappuoli, Chief Scientist di GSK Vaccines - Ma soprattutto la messa a punto del vaccino per il meningococco B, oggi registrato in oltre 35 paesi, ha rappresentato per noi un traguardo molto importante che permetterà non solo di salvare molte vite umane, ma anche di cambiare le prospettive della lotta contro la meningite nel mondo".

"Già raccomandato in nove regioni italiane e utilizzato in America e in Canada per far fronte a focolai di meningite che si sono verificati in quelle zone, il vaccino GSK contro il Meningococco B dal settembre del 2015 è stato introdotto nel piano di prevenzione nazionale nel Regno Unito destinandolo a tutti i nuovi nati. Proprio i dati preliminari relativi a questo programma di immunizzazione dimostrano che il nostro vaccino contro il Meningococco B ha avuto – tra i bambini vaccinati – una effectiveness vicina all'83% contro qualsiasi ceppo di meningite B e pari al 94% contro i ceppi prevenibili con la vaccinazione".

"Noi lavoriamo nei vaccini perché crediamo nella scienza e nella possibilità di fornire un contributo sostanziale al miglioramento della salute pubblica -afferma Daniele Finocchiaro, presidente e amministratore delegato di GSK Italia - Per questo abbiamo continuato ad investire nel settore quando molti si allontanavano, attirati da diverse sirene di scienza ed economia. E per lo stesso motivo abbiamo riconosciuto subito, preservato e stiamo investendo in questa perla italiana, ora centro mondiale di eccellenza GSK per la ricerca sulle infezioni batteriche e per la produzione di numerosi vaccini".

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