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Lorenzin: "Chance alte per avere l'Ema a Milano, lavoreremo con task force"

Non perdere un minuto di tempo è l'appello di Diana Bracco. "Nodo sedi Agenzie sia tenuto distinto da trattativa per Brexit"

FARMACEUTICA
Lorenzin: Chance alte per avere l'Ema a Milano, lavoreremo con task force

Confronto con il ministro Lorenzin a Milano sulla sfida che si prospetta per la candidatura italiana a ospitare l'Agenzia europea del farmaco

"Abbiamo chance molto alte di portare l'Ema a Milano, ma dobbiamo giocarcele . La partita vera comincia fra poco e stiamo già lavorando tutti per avanzare la candidatura" del capoluogo lombardo come prossima sede dell'Agenzia europea del farmaco nell'era post Brexit. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, assicura l'impegno del Governo per la partita.

E spiega i passi già mossi e quelli in programma, rispondendo all'appello lanciato a Milano, in primis da Diana Bracco, rappresentante unica del sistema produttivo e imprenditoriale nel coordinamento post-Brexit, sulla necessità di "non perdere un minuto di tempo". La presidenza del Consiglio, annuncia il ministro, "lavorerà con una specie di team ad hoc, una task force che sta costituendo, proprio per portare nel prossimo anno la candidatura di Milano".

Una squadra, sottolinea in occasione di un convegno organizzato nel capoluogo lombardo dall'Associazione Guido Carli in collaborazione con la Fondazione Carlo Erba, che ha riunito tutte le voci interessate dal 'capitolo Ema', che agirà con interventi conoscitivi e a vari livelli per portare avanti la proposta di Milano "come sistema Italia. Siamo tutti d'accordo su Milano. Peraltro, Roma ha rinunciato sia alle Olimpiadi che a Ema. Oltre alla volontà del Governo c'è sinergia anche con le istituzioni lombarde - Regione e Comune di Milano - che è un asse importante. C'è l'industria e il mondo della ricerca, della cultura e delle università. Si è creato un contesto importante e positivo per la candidatura della città. Dopo Expo e con lo Human Technopole", in cantiere "c'è dunque anche la possibilità di ospitare l'Agenzia europea del farmaco".

Ma cosa serve adesso? "Bisogna fare una sana e forte azione diplomatica come sistema Paese - dice Lorenzin - Oggi siamo infatti in una fase molto preliminare, è la fase delle diplomazie, entreremo da marzo nel vivo della candidatura". Quanto alla possibile previsione di una figura di riferimento per la partita Ema, sulla cui necessità ha messo l'accento Bracco, il ministro precisa: "Questo lo dirà il presidente del Consiglio. Questa è un'operazione a livello di sistema Italia che viene supportata dalla Presidenza". Nel suo intervento Bracco ha evidenziato anche che il primo auspicio su cui si deve basare la negoziazione dell'Italia in sede europea è "che la riallocazione delle sedi delle agenzie europee presenti a Londra sia formalmente tenuta distinta dal dialogo e dalla trattativa istituzionale con il Regno Unito ai sensi dell'articolo 50 del Trattato" di Lisbona. "Sono due cose diverse: un conto è la Brexit, un conto sono le agenzie".

In vista dell'operazione Ema, comunque, il Governo sta già preparando il terreno, e "ha già fatto uno stanziamento di bilancio di 56 milioni di euro - dice Lorenzin - proprio per garantire una disponibilità economica per la realizzazione dell'edificio" per l'Agenzia "e per poter fare anche una trattativa, perché questa sarà anche una trattativa. Il Paese ospitante dovrà offrire anche l'edificio e l'aspetto logistico di Ema". Ma il pensiero al post Brexit c'era già da tempo. "Quando si è cominciato a vedere l'esito di Brexit, io avevo fatto una visita all'Ema in primavera; subito avevo scritto una relazione non pubblica su cosa sarebbe potuto accadere, sull'impatto di Brexit nel mondo sanitario e della ricerca scientifica in Europa e in Italia. Basti pensare solo al problema dei molti medici e infermieri stranieri - di cui tanti italiani - che si trovano in Gb, oltre al problema delle università e delle necessità che hanno di correggere il tiro di alcuni effetti. Però abbiamo visto subito anche il potenziale che poteva esserci per l'Italia", assicura Lorenzin.

Le ragioni a favore di Milano "le sposo tutte - garantisce - ma per me il principale è la presenza dell'industria, degli Irccs e di uno straordinario mondo scientifico e culturale al quale si unisce anche la collocazione geografica favorevole di Milano, interconnessa in modo facile logisticamente all'Europa".

L'invito di Lorenzin è "a volare alto. Questa è una sfida tutta italiana e vanno abbandonati campanilismi di ogni tipo", compresi quelli politici, anche perché "Bruxelles è un 'suq', dove ognuno magari chiede più di quello che in realtà vorrebbe per avere qualcosa in cambio. Su questa linea, praticamente tutti i Paesi stanno avanzando la propria candidatura per l'Ema. Anche quelli di cui ancora non si ha notizia".

L'Italia "ha dimostrato molto in questi anni - osserva il ministro - Abbiamo le carte in regola. Abbiamo rivendicato la nostra leadership" nel campo della salute, "siamo il terzo Paese Ocse per quanto riguarda i sistemi sanitari nazionali e questo ha un impatto sulla ricerca e sulle ricadute della ricerca a livello traslazionale per i pazienti". Ancora: "Abbiamo costruito modelli innovativi per garantire l'accesso ai farmaci per i nostri pazienti, come nel caso dell'epatite C, e siamo diventati un modello di come un sistema sanitario nazionale regge le sfide dell'innovazione. Viaggiamo con il vento in poppa anche se non è mai abbastanza. E abbiamo messo in campo una serie di correttivi grazie ai quali rispetto al decennio precedente l'industria è tornata al centro dell'agenda del Governo".

Ora l'obiettivo "è attrarre ricerca - continua Lorenzin - non solo far sì che le produzioni rimangano in Italia, che è il secondo hub industriale farmaceutico europeo. Serve costruire un sistema che ci renda sempre più competitivi. L'Italia è entrata un una nuova fase, basti pensare agli investimenti in ricerca e al dopo Expo". All'orizzonte c'è "lo Human Technopole che sarà un generatore di conoscenze, di dati e di ricerca clinica. Ha un potenziale gigantesco e molta storia ancora da costruire, con le prospettive della ricerca digitale. Possiamo costruire un sistema come questo - conclude - nella nostra Europa, nella nostra Italia, a Milano".

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